giovedì, maggio 29, 2008

Animali marini in cattività..per saperne di più!!

Da più di cento anni, i mammiferi marini (delfini, orche, otarie, foche etc.), vengono catturati brutalmente, strappati al loro gruppo sociale, imprigionati in anguste vasche di cemento. Sono esibiti in tutto il mondo per divertimento, per "ricerca" e più recentemente per fantomatici terapeutici contatti. Il 53% degli esemplari catturati muore in cattività entro i primi tre mesi: in libertà un tursiopi vive fino a quarant'anni e un'orca oltre gli ottanta anni.
I delfini, come gli altri cetacei, in base alla norme Cites, non potrebbero essere detenuti a scopi commerciali ed esposti in pubblico nei delfinari. E' evidente che i delfinari facciano principalmente un uso commerciale dei delfini dal momento che si paga un biglietto per assistere ad uno spettacolo in cui i tursiopi, addestrati attraverso la deprivazione alimentare, sono costretti ad eseguire correttamente gli ordini impartiti dall'addestratore. Ed è altrettanto evidente quale sia lo scopo reale di queste strutture.
Da molti anni i delfinari cercano di dimostrare di effettuare ricerche scientifiche, per altro ormai obsolete, solo per poter riuscire comunque ad aggirare la legge e ad ottenere i permessi necessari per detenere i delfini.
Queste attività fungono da paravento per un' effettivo e congruo introito ottenuto dagli spettacoli . Le ricerche prodotte ed effettivamente pubblicate sono infatti in numero assai esiguo e non si riscontra la reale necessità di effettuare tali ricerche, quando per altro queste non sono traducibili in pratiche di conservazione. Si limitano quindi ad essere sterili e compilative, senza un reale ed efficace contributo per la salvaguardia di questi meravigliosi animali.
Non si possono condurre ricerche sul comportamento degli animali in cattività, perché ovviamente i risultati sarebbero "viziati" dalla variabile dipendente della costrizione stessa di cattività.
E' necessario riconoscere i limiti della ricerca in cattività, mentre si possono invece esaminare tutti quei comportamenti che la cattività induce: i movimenti ripetitivi e stereotipati, le nevrosi, la spiccata aggressività intraspecifica, il classico galleggiamento a "tappo", il movimento del capo, l'aprire e chiudere la bocca a scatti; le variazioni nell'utilizzo del biosonar, si possono riconoscere i macroscopici cambiamenti della pinna dorsale che si ricurva palesemente.
Si può constatare che comunemente i tursiopi sono aggrediti da micosi, ulcere gastriche, esco riazioni, problemi agli occhi ecc..
I delfini sono animali con una struttura sociale complessa e questa viene completamente devastata in cattività, vengono costretti esemplari appartenenti a gruppi familiari diversi a coesistere, cosa che difficilmente si verifica in natura.

COSA SI PUO’FARE?

Prima di tutto, NON VISITARE e NON FAR VISITARE più queste prigioni legalizzate.

Se vuoi partecipare attivamente alla causa scrivi una e-mail a natiliberi@animalisti.it e chiedi informazioni su come mobilitarsi!

Fate girare queste informazioni!
I vostri Gianni & Pinotto

sabato, maggio 10, 2008

VOTATE PER QUESTA CREAZIONE!!!

Basta accedere al link e votare..ci si mette 2 secondi!!
Dai che dobbiamo vincere l'advertising contest per Armani :)

CLICCATE QUA E VOTATE!

Grazie del vostro supporto e a presto!
Gianni

martedì, maggio 06, 2008

Pierogi, specialità polacca

Prima di partire per la Polonia un pò di terrore da digiuno l'avevo.
C'è voluto davvero poco, però, per scacciare i pregiudizi verso un paese che offre il triplo delle possibilità per vegetariani di quanto non faccia l'Italia.
Senza addentrarmi nel confronto tra le due realtà vorrei parlare di un piatto locale che mi ha lasciato estasiato, i Pierogi.
Ne ho fatto un'incetta epica perchè raramente avevo provato qualcosa di così saporito e non eccessivamente pesante. Per capirci, anche la parmigiana di melanzane mi piace un casino ma poi Cracovia l'avrei vista nel mondo dei sogni da qualche panchina del parco.
Per condividere con tutti coloro che leggeranno questa delizia culinaria provo a cimentarmi nella spiegazione della ricetta.
Chi vuole fare la pasta in casa deve prendere:
1/2 kg farina
1 bicchiere d'acqua
1 cucchiaino di burro o margarina
1 rosso d'uovo
altrimenti si può comprare e passare direttamente al passo successivo.
In ogni caso la pasta va stesa in modo da renderla alta un paio di millimetri.
Ah c'è chi non mette il rosso d'uovo, in questo caso la pasta viene più leggera e risulta adatta anche per i vegan.
Nel secondo passaggio bisogna prendere un bicchiere tondo da tavola e fare tanti dischi di pasta.
Per il ripieno:
1/2 kilo di ricotta
2-3 patate da puré
1 cipolla
sale
pepe bianco
burro
Bisogna far bollire le patate per una trentina di minuti circa, sbucciarle, passarle con lo schiacciapatate e unirle alla ricotta.
Far soffriggere la cipolla nel burro finchè non prende colore e unirne metà all'impasto di patate e ricotta.
Ora dovete salare il tutto e peparlo con il pepe bianco che, a piatto pronto, sarà il sapore più rilevante e più caratteristico.
Con il ripieno dovete farcire i dischi di pasta, piegate il tutto a metà e ornate con dei bordini, se volete, usando pollice e indice.
Fate bollire il tutto in acqua salata e spegnete un paio di minuti dopo che sono venuti a galla.
Ora soffriggete il tutto nella metà restante di cipolla ed ecco i magnifici Pierogi Rooskie.
I ripieni possibili sono tantissimi come i menu in Polonia dimostrano, sta alla fantasia di ciascuno mettere dentro ciò che si vuole.
Lì i più gettonati sono con verdure, con formaggio tipo mozzarella e pomodori, con carne e funghi, con spinaci.
Allego una foto qui sotto presa da Wikipedia giusto come confronto per capire se la ricetta è venuta bene.