venerdì, settembre 29, 2006

Chronicles from the Windy City

Stanco, direi piuttosto morto. I ritmi di lavoro sono stressanti, la mia carta prepagata di Starbucks da 25 dollari sta gia’ finendo e gia’ sento la mancanza di caffeina che scorre impetuosa nelle vene. Per rimediare sorseggio avidamente Southern Comfort, il buon whisky in stanza non manca mai e mai manchera’. Mi dirigo verso North Clark, direzione SmartBar. Stasera Tiga suona non molto lontano dai miei alloggi, non posso perdere l’evento per nessuna ragione al mondo. Il vento gelido mi taglia le guance ma almeno congela I mille pensieri che mi pogano nel teschio. Sono le 11 e nessuno all’entrata…fanculo a me e al mio patologico essere sempre in anticipo, quanto mi odio. Nel frattempo bisogna ubriacarsi, bisogna guarire con la birra la solitudine. Passo da un pub all’altro con la disinvoltura di un bohemienne. La testa e’ una ruota panoramica ed io soffro di vertigini. Decido di entrare nel club. Cazzo quanto si e’ riempito. “Allora qualcuno qui conosce Tiga per davvero!” penso tra me e me. I corpi si muovono con furore bacchico, acidi ritmi europei si liberano nell’aria che odora di sudore e frenesia. Sono in bocca alla console. Chiedo a Tiga di suonare “louder than a bomb”, mi manda giustamente a cagare dicendomi che e’ troppo presto per una hit del genere. Ha ragione ed io sono un babbo. Adoro questo dj, riesce a mandare in delirio pure gli americani che, ditto sinceramente, di tech-house non capiscono un beneamato cazzo. Le sue mani sono veloci sui piatti, trasformati in ruote d’acciaio che viaggiano e svariano a velocita’ ultrasoniche. “Maneater” di Nelly Furtado si trasforma nel piu’ bel pezzo da rave che abbia mai ascoltato. E’ un assalto continuo, neanche un minuto per riposare le membra gonfie di Vodka e Redbull. “Pleasures from the bass, a place to call your own”… Mi giro e ti vedo. Il mondo attorno a me si ferma, non esiste piu’. Dio come sei bella. Bella da mozzare il fiato. Non sei bionda, non sei finta, non sei come tutte le altre anime di plastica che popolano il quartiere. Quasi quasi scappiamo a Vegas e ci sposiamo, ma nella chiesetta stile sixties con Elvis e Marylin che ci fan da testimoni! Perche’ sei cosi’ provocante? Perche’ mi balli cosi’ vicino? Perche’ devi fare incazzare il tuo ragazzo proprio questa sera? Perche’ sono cosi’ scemo da darti corda? Il suddetto boyfriend, un bufalo inferocito alto 2 metri, si avvicina e mi minaccia con la bottiglia di Miller vuota. Decido di mollare il colpo, esco dal club con la coda tra le gambe e me ne torno a casa, sconsolato ed ubriaco fradicio.
Strange people, strange world…
I pensieri inondano il cranio di nuovo.
Gianni

Let's get fucked up and die


Let's get fucked up and die..
I'm speaking figuratively, of course..
Like the last time that I committed suicide.. social suicide..
Yeah, so I'm already dead on the inside,
But I can still pretend with my memories and photographs,
I have learned to love the lie.

I wanna know what it's like to be awkward and innocent, not belligerent.
I wanna know how it feels to be useful and pertinent and have common sense.. yeah
Let me in, let me in to the club, cuz I wanna belong,
And I need to get strong, and if memory serves,
I'm addicted to words and they're useless.

Let's get fucked up and die..
I'm riding hard on the last lines of every lie,
And the BMX bike of my life is about to explode,
I'm about to explode.
I'm a mess, I'm a wreck.
I am perfect, and I have learned to accept all my problems and short comings,
Cause I am so visceral, yet deeply inept.

I want to thank you for being a part of my forget-me-nots and marigolds..
And all the things that don't get old..
Is it legal to do this? I surely don't know.
It's the only way I have learned to express myself through other peoples' descriptions of life..
I'm afraid I'm alone and entirely useless...


Let's get fucked up and die.
For the last time with feeling
we'll try not to smile
As we cover our heads and drink heavily into the nights
That still shock and surprise.
I believe that I can, overcome this and beat everything in the end
But I choose to abuse for the time being,
maybe I'll win, but for now I've decided to die.

Sister soldier
You’ve been such a positive influence on my mental frame
If I could ever repay you,
I would, but I'm hard up for cash
And my memory lacks initiative.

God damn the liquor store's closed,
we were so close to scoring
it hurts, it destroys 'til it kills..
I am tired and hungry and totally useless.
(Motion City Soundtrack)

giovedì, settembre 21, 2006

Arrivederci Milano!

Da domani mattina non ci rivedremo per un bel pò. Un pochino mi spiace, anche se di questa "pausa" ne avevo proprio bisogno. Queste ultime ore le dedicherò ai miei amici, ai miei pensieri più intimi e profondi. Non faccio che fantasticare su come saranno scandite le mie giornate, su quanti chili prenderò (inevitabile dato che adoro le schifezze tipo panini chiamati "double animal XXL"), su chi incontrerò e di questi quante persone veramente interessanti conoscerò...
...le pare come vedete non mi lasciano mai, me le porterò in valigia ma con un sovraccarico di speranze e buoni propositi, per poter conoscere meglio uno dei paesi che più mi incantano, per potermi conoscere ancora di più (dato che siamo sempre eterni studenti di noi stessi), per vivere in modo diverso ed affrontare una nuova sfida da cui spero di uscirne vittorioso.
Arrivederci Milano!
Gianni

PS: ovviamente stay tuned perchè vi scriverò da qui delle mie avventure a stelle e striscie!


Voglio, avrò

Voglio, avrò —
se non qui,
in altro luogo che ancora non so.
Niente ho perduto.
Tutto sarò.
(Fernando Pessoa)

giovedì, luglio 27, 2006

Correre

La corsa non è un’attività che pratico abitualmente, ma la pausa estiva di altri sport a cui mi dedico più assiduamente come tennis e calcetto, mi ha spinto ad avvicinarmici. In effetti, un po’ di curiosità me l’aveva già messa Linus su radio Deejay. La sua passione è così sviscerata che quando racconta di maratone a Roma, a New York o a Londra cresce esponenzialmente dentro di me la voglia di allenarmi per raccontare di aver corso sotto il Colosseo o essere passato per Piccadilly Circus e Trafalgar Square( e magari di non esserci transitato in ultima posizione…).
Tornando alla realtà, per ora, l’unico paesaggio che vedo( ma che sento soprattutto) è quel del Naviglio di via Ludovico il Moro. Correre per 6 km non è un’impresa incredibile eppure, per ora, le visioni arrivano anche prima della metà della distanza da percorrere. Senza contare che con Davide, il compagno di allenamenti (sempre che la parola allenamento non si offenda), proviamo a parlare per i primi 500 metri poi subentra l’apnea per lo sforzo e la parte rimanente del tragitto è occupata dai pensieri.
Mancavano circa 2 km alla fine l’altro ieri, quando mi è venuta in mente la storia di un protagonista dell’atletica leggera che avevo letto su un libro. Il campione è Emil Zatopek e la sua avventura alle Olimpiadi di Helsinki del 1952 è raccontata da Ugo Riccarelli:
Ai giochi olimpici di Helsinki aveva vinto i cinquemila, i diecimila metri. Gli restava la maratona, e lui volle provare. Mai un uomo era riuscito a vincere tutto quanto insieme, nessuno aveva mai neanche osato tanto. La maratona non è corsa di sola resistenza. È una discesa nell’anima, è coraggio, tattica e fatica. Richiede particolare conoscenza e dedizione, così che la corrono soltanto specialisti. Zatopek si presentò ignaro alla partenza, essendo la prima volta che tentava. Inoltre aveva nelle gambe altre vittorie, altre distanze, e la volontà e la speranza che quei suoi allenamenti potessero aiutarlo nell’impresa. Aveva l’umiltà dei grandi e all’avvio, invece di comportarsi da sconsiderato, si mise dietro ai talloni dell’inglese Peters, che era il campione da tutti favorito.
La corsa partì e Zatopek cercò di resistere al passo regolare dei maratoneti, ma ebbe qualche difficoltà e dovette impegnarsi a recuperare. Arrivato al quindicesimo chilometro, raggiunti gli altri, si guardò attorno nel gruppetto. Si sentiva un pesce fuor d’acqua, un principiante. Forse temette di sbagliare, di essersi imbarcato in un’avventura più grande di lui, un esordiente ficcato in quella corsa da massacro senza conoscere i tempi giusti per danzare. Perché correre in resistenza è simile all’andare in musica, al ticchettio di un orologio. Bisogna fare e rifare sempre la stessa mossa, quella caduta in avanti interrotta, ma con una giusta spinta, con cadenza precisa, affinché la molla non si spezzi o non si consumi la carica prima che l’ora sia arrivata. Così, davvero ingenuo, affiancò Jim Peters che guidava la corsa e in un inglese semplice, a stento, gli domandò se il suo fosse un buon passo, se fosse troppo accelerato o invece troppo lento.
“Scusami” gli disse, “ma sai, è la mia prima volta.”
Quell’altro era duramente impegnato(avrebbe poi ammesso che l’andatura era già molto sostenuta)e si indispettì per l’insolita domanda. Forse anche nella speranza di tirare un colpo basso al ceco gli disse che sì, il passo era troppo lento, e con quel ritmo leggero non sarebbe mai arrivato. Così il neomaratoneta, preoccupato, rispose con un grazie di cuore e aumentò la corsa, staccò i concorrenti e arrivò per primo allo stadio dove migliaia di finlandesi ammirati lo attendevano in piedi, acclamandolo.

Pinotto

mercoledì, luglio 12, 2006

Una vita che ti aspetto!!!!


ItaliaGhana. Barcollando. Aperitivo. Pirlo da fuori area. Gilardino si abbassa. 1 a 0. Sedie che volano. Cocktail rovesciati. Pasta gratis. Inizio secondo tempo. Contropiede all’italiana. Iaquinta 2 a 0. Fine partita. 3 punti.
ItaliaUsa. Festa di laurea di Daniele. Tv senza antenna effetto anni ’80. L’immagine va e viene. Gilardino va e basta. Si tuffa di testa 1 a 0.Zaccardo si scorda quale sia la porta amica e quale quella avversaria. 1 a 1.De Rossi alza il gomito. Sangue americano e Italia in dieci. Gli Stati Uniti rispondono sempre alla violenza subita e finiscono in nove. 4 punti.
ItaliaRepubblicaCeca. Amburgo. 1200km in auto. Valli svizzere. Foresta tedesca. Notte in macchina col sacco e pelo. Sveglia incriccata. Cechi Cechi e ancora Cechi. Sono il doppio degli italiani. Intervista della Bbc grazie ad una maglietta di Zola. Olandesi Portoghesi Inglesi Argentini!! L’aria del mondiale è incredibile. Lo stadio. Via. Fischio d’inizio. Buffon fa miracoli. Nesta si fa male. Materazzi entra e fa gol. Ceco espulso. Inzaghi gol. 2 a 0. Fine partita. Il ceco eliminato accanto a me si alza mi stringe la mano. Good luck gli esce dalla bocca. Il mondiale è l’esatto opposto della Serie A. 1200 km per tornare a casa. Sosta ad Hannover. Coreani. Svizzeri. Altra città. Altri popoli in attesa di una qualificazione per continuare il sogno. Autostrade ingolfate che sembrano la A1. Errori di percorso. Statali interminabili. Ritorno a casa dopo 14 ore di viaggio. Siamo agli ottavi.
ItaliaAustralia. I canguri prima dell’esame. Impossibile ripassare. Lo studio e la partita da solo. Materazzi espulso. Dov’è la maglia portafortuna dell’Italia di Zola?5 minuti prima della fine la trovo nei panni lavati. 3 minuti di recupero. 30 secondi alla fine. Totti lancia per Grosso che salta un uomo. Entra in area. Rigore. Stavolta non c’è Moreno. Totti fa il cucchiaio?No non fare il cucchiaio!Calcia di potenza all’incrocio. L’esultanza è doppia. Gooool e fine partita. Ora i quarti.
ItaliaUcraina. Casa di Marco. Bastano 5 minuti a Zambrotta. 1 a 0. Schiaffi botte urla. Quanto costa un gol?a me, questo, un orologio che vola nel casino. Shevchenko è più solo di un pinguino in Africa. Fine primo tempo. Tiramisù. Sigarette. Cross di Totti. Toni di testa. 2 a 0. Finalmente la mano vicina all’orecchio del bomber. Altre botte altre spinte. Ho tolto ogni oggetto che si può rompere. Zambrotta entra in area. Toni 3 a 0. Altra mano vicina all’orecchio. I fiorentini direbbero Toni e fulmini. Wilkommen Deutchland.
ItaliaGermania. Casa di amici di Ale. Chi le ha mai viste queste facce?Ma chissenefrega. La scaramanzia del posto diverso ogni partita deve continuare. 0 a 0 primo tempo. Pizza al trancio a scrocco. 0 a 0 secondo tempo. Supplementari. Palo di Giardino. Traversa di Zambrotta. 3 minuti ai rigori. Calcio d’angolo. Pirlo passa a Grosso. Non stoppa. Tiiiira. Gooool 1 a 0. Palla al centro. Gila in contropiede. Usa lo specchietto retrovisore per vedere Del Piero. Palla all’incrocio. 2 a 0. Non male per pizzamandolino vero Bild? Degenero. Le colonne di S. Lorenzo tremano. Le macchine dei passanti pure. L’addio a Zidane lo diamo noi.
ItaliaFrancia. Anguraio sotto casa. Mai stato così pieno. 200 battiti. 23 anni che aspetto. 7 minuti neanche il tempo di entrare nella partita. Materazzi alza un po’ la gamba. Rigore. Non c’era. Tira Zidane. Cucchiaio. La palla prende la traversa. Gol. Occhi persi nel vuoto. La paura che sia già finita. 19 minuti. Materazzi arriva dove osano le aquile 2 metri e 65 di stacco dirà la Gazzetta. Poteva schiacciare nel basket. In ogni caso 1 a 1. Siamo ancora vivi grida Fabio Caressa. Traversa di Toni. Subiamo. 300 battiti. Supplementari. 2 minuti del secondo. Materazzi a terra. Replay. Testata di Zidane. La carriera di un fenomeno finisce così. Rosso. Rigori. Testa bassa sotto il tavolo. 1000 battiti. Troppe batoste per guardare. Al massimo si possono guardare quelli della Francia. Pirlo urlo della folla nei tavoli vicino. Alzo gli occhi. Wiltord gol. Materazzi urlo. Trezeguet traversa. De Rossi urlo. Abidal gol. Del Piero urlo. Sagnol. Se sbaglia abbiamo vinto. Ma gol. È destino che la fine non la devo guardare. Grosso va a calciare. Les jeux sont fait cari vicini francesi. La gente si alza dalle sedie e grida:
Siamo Campioni del mondo!!!Il campionato del mondo è un’esperienza incredibile, indipendentemente dalla nazione in cui ognuno di noi sia nato. Io questi trenta giorni li ho visti e vissuti così. Sarebbe il massimo sapere come ognuno di voi ha passato questo periodo fantastico per dividere una gioia tale tutti insieme!!!
Pinotto

martedì, luglio 04, 2006

Uncorrectly political: i graffi di Gianni e Pinotto

Coscienze intercettate

“Mancati re, portavoce, mignotte,
conduttori, cortigiani, cocotte,
Bonazza e faccendieri,
bonazze e finanzieri.
A che punto saremo della notte?”
(Stefano Bartezzaghi).

Ci risiamo. Se prima erano i cellulari di Moggi, Galliani & co. ad essere sbattuti sulle prime pagine dei quotidiani, sono spuntati in questi giorni, con puntualità a dir poco allarmante, gli stralci di telefonate scottanti del principe Vittorio Emanuele e del suo entourage. Telefonate compromettenti, che svelano una fitta rete di intrighi e poteri forti, di prostitute e casinò, di favoritismi e frasi non proprio “regali”. Non vorrei però soffermarmi sul contenuti delle frasi in sé (a quello ci penseranno i magistrati) , quanto sul gran polverone politico che è stato ancora una volta agitato dall’utilizzo e pubblicazione di tali intercettazioni. I commenti fioccano da destra a sinistra passando per il centro: chi parla di barbarie, chi di “gogne mediatiche”, chi paventa strane bulimie e via dicendo. Torna con veemenza la questione morale e vengono depositate nuove o vecchie proposte di legge per estirpare il problema alla radice. Ma il problema, a mio avviso, non va estirpato bensì potenziato. Sarò uno dei pochi a pensarla così ma sono un fervido sostenitore della pubblicazione delle intercettazioni. Se le intercettazioni possiedono “una forza invasiva potenzialmente democratica”, come afferma il saggio Marco Pannella, perché non renderne pubblico il contenuto?. Certi nostri politicanti, oltre che offendere e danneggiare la sacrosanta autonomia della magistratura italiana, stanno tentando di sollevare un muro difensivo che li possa legalmente coprire dal loro degrado e dalla quasi totale assenza di valori, valori esibiti tanto ma mai praticati. Sanzioni penali per giornalisti “troppo curiosi” e banchi di nebbia sulle nefandezze di alcuni deputati e senatori. La grande incoerenza tra comportamenti pubblici e privati sta per essere mascherata. Il barlume di libertà di espressione che ancora possediamo sta per esserci tolto, e pochi se ne accorgeranno, o peggio ancora rimarranno indifferenti. Dico questo non per gettare fango su tutta la compagine politica (sarebbe troppo semplicistico), ma su quella parte, cospicua o meno, che utilizza il proprio mestiere per coprire interessi che poco si addicono all’incarico istituzionale ricoperto. Noi italiani, si sa, siamo un popolo molto particolare: viviamo di orgasmi da moviola, godiamo quando vengono compiute eroiche gesta da parte dei muckrackers (ovvero quei giornalisti eternamente devoti alla caccia dello scandalo più “hot” del momento), siamo sacrificate vittime del gossip ma non siamo molto interessati alla trasparenza della nostra classe dirigente. E’ questa la nuda e cruda realtà, una realtà che purtroppo sta per negativizzarsi ulteriormente. E le cose non cambieranno, finchè ci sarà gente che considera i politici come soggetti privilegiati di fronte alla legge e all’opinione pubblica. Finchè ci sarà qualcuno che tutela la privacy dei criminali.
Gianni


Vite spericolate

La cosa che più stupisce nelle vicende di questi ultimi mesi non sono le intercettazioni ma le fette di prosciutto che avevamo sugli occhi mentre osservavamo l’operato di alcuni personaggi i cui inizi e le cui carriere già spiegavano molto. Nella vita di queste persone ci sono particolari che voi umani non potete neanche immaginare…

Franco Carraro: ovvero, mi mancava solo quel posticino in Vaticano…
Dal 1989 al 1993 è stato sindaco di Roma. È stato il 24°, 26° e 31° presidente della FIGC. La sua notorietà a livello nazionale crebbe notevolmente nel 1967, quando, alla morte del padre, divenne presidente dell'AC Milan, carica che terrà fino al 1973. Franco Carraro è stato per tre volte Ministro dello spettacolo: nei governi Goria, De Mita e Andreotti VI. Dal 1989 al 1993 è stato sindaco di Roma per il Partito Socialista Italiano. Dal 1994 al 1999 è presidente del colosso Impregilo, e ne è direttore fino al 2002. Dal 1995 al 2000 è presidente anche di Venezia Nuova Consortium. Tra il 1999 ed il 2000, è vicepresidente di Mediocredito (la merchant bank della ex Banca di Roma, ora Capitalia), di cui è presidente dall'aprile del 2000.

Vittorio Emanuele : un re così l’avremmo voluto tutti…Vittorio Emanuele Alberto, Carlo Teodoro Umberto Bonifacio Amedeo Damiano Bernardino Gennaro Maria, è l'unico figlio maschio dell'ultimo Re d'Italia Umberto II e della regina Maria José.
Si sposò con rito civile a Las Vegas l'11 gennaio 1970 e con rito religioso a Teheran con Marina Ricolfi Doria il 7 ottobre 1971, dopo screzi con il padre dovuti alle origini non nobili della moglie, ex campionessa di nuoto e tennis.
Ha vissuto in Svizzera fino al 2002 quando venne abolita la norma costituzionale che obbligava gli eredi maschi di Casa Savoia all'esilio. Durante il periodo dell'esilio suscitò varie polemiche con alcune dichiarazioni infelici: nel 1997, nel corso di un'intervista televisiva, rifiutò di scusarsi per la firma di un Savoia alle leggi razziali, precisando «No, perché io non ero neanche nato», e aggiungendo che quelle leggi non erano poi «così terribili». Finalmente, nel 2002, con un comunicato emesso da Ginevra, prese ufficialmente le distanze dalle leggi razziali, per la prima volta nella storia di Casa Savoia.
Sempre nel 2002, dopo l'abolizione dell'esilio, insieme con il figlio giurò per iscritto e senza condizioni fedeltà alla Costituzione Repubblicana e al presidente della Repubblica
Nel corso degli anni alcuni scandali hanno segnato la vita di Vittorio Emanuele:
Già negli anni settanta Vittorio Emanuele venne indagato sia dalla pretura di Venezia per traffico internazionale di armi dal giudice istruttore Carlo Mastelloni, sia dalla pretura di Trento seguita dal giudice istruttore Carlo Palermo, caso poi trasferito alla pretura di Roma. Tale indagine fu archiviata. Il 18 agosto 1978, nell'Isola di Cavallo (Corsica), sotto gli effetti dell'alcol durante una lite con il miliardario Nicky Pende, sparò alcuni colpi di fucile. L'ipotesi d'accusa, sulla base della quale fu in seguito arrestato, fu che uno dei proiettili colpì lo studente tedesco di 19 anni Dirk Geerd Hamer, figlio di Ryke Geerd Hamer che stava dormendo in una barca vicina e che morì nel dicembre dello stesso anno dopo una lunga agonia. Di ciò però non vi fu piena prova, in quanto la difesa sostenne la presenza di altre persone che spararono durante la colluttazione poi fuggite e mai identificate dalla gendarmeria francese. Fù sostenuto che anche il calibro ed il rivestimento dei proiettili che ferirono a morte il giovane risultarono diversi da quelli in dotazione al fucile di Vittorio Emanuele di Savoia a cui fù però contestato di aver effettuato una sostituzione d'arma. Nel dicembre del 1991 venne assolto dalla Camera d'accusa parigina dall'accusa di omicidio volontario e condannato a 6 mesi con la condizionale per porto abusivo d'arma da fuoco. È risultato iscritto alla loggia massonica P2 di Licio Gelli con la tessera numero 1621.

Adriano Galliani: dal comune alla Lega Calcio, senza aiuti naturalmente…
Attuale vice-presidente vicario dell'AC Milan ed ex-presidente della Lega Calcio (dimessosi il 22 giugno 2006). Galliani, dopo essersi diplomato geometra, lavora come impiegato al Comune di Monza per otto anni. Successivamente fonda un'azienda specializzata in apparecchiature per la ricezione dei segnali televisivi e questo lo porta, nel 1979, ad entrare nell'orbita di Silvio Berlusconi col quale fonda Canale 5.

Diego Della Valle: Je t’aime, moi non plus
Ex elettore del Partito Repubblicano Italiano, nel 1994 votò e finanziò economicamente Silvio Berlusconi, con cui ebbe però un forte screzio nel 2006 che lo convinse a dimettersi dal consiglio direttivo della Confindustria, dopo le critiche che il Cavaliere gli aveva rivolto in un convegno svoltosi a Vicenza. Amico di Clemente Mastella, in vista delle elezioni politiche del 2006 ha rifiutato una candidatura nell'UDEUR che il politico campano gli aveva offerto.

Luciano Moggi: treno in transito al binario 3 destinazione Regina Coeli
Per la sua precedente attività di impiegato delle Ferrovie italiane è conosciuto nell'ambito giornalistico-sportivo con il nomignolo di Paletta.
Pinotto

mercoledì, giugno 28, 2006

Carlotta

Te ne sei andata nel silenzio, spegnendoti tra le braccia della mamma . Me lo aspettavo già da un po’. Avevi un cuore grande grande, ma ormai troppo debole per resistere al maledetto caldo di giugno. Non ci sei più, e ora nonostante i 35 gradi la mia stanza è diventata gelida, mi sento terribilmente solo. Diciassette anni sono tanti per un cane, ma mai abbastanza per chi ti ha voluto così tanto bene, Carlotta. Non mi dimenticherò mai di tutto l’affetto smisurato con cui hai riempito questi bellissimi anni; avresti fatto tutto per me, saresti perfino morta per salvarmi, ne sono sicuro. Mi mancheranno i tuoi baci, la tua coda mai ferma, il tuo vivissimo appetito, il tuo ringhiare quando non sopportavi gli scherzi di Camilla, il tuo abbaiare al suono del campanello, la dolcezza dei tuoi occhi. Ora che non si ode più il tuo zampettare sul pavimento, sento un enorme vuoto crescermi dentro. Resta solo qualche vecchia foto, la tua ciotola ancora piena d’acqua, il tuo guinzaglio, il rimorso per averti visto invecchiare con un po’ d’indifferenza ed il rimpianto per le poche attenzioni che ti ho dato in questo periodo. Tutti i ricordi e le lacrime di questi giorni sono per te, per un’amica fedele che ho perso, e mai più ritroverò.
Ave atque vale Carlotta, riposa in pace.
Gianni

lunedì, giugno 19, 2006

Febbre a 90’, calcio e vita secondo me, Pinotto.

18 giugno, 90° minuto di Francia - Corea del Sud. Nella Francia entra Trezeguet ed esce Zinedine Zidane. Nulla di strano, apparentemente, se non fosse che il n° 10 francese ha deciso di abbandonare il calcio dopo questo mondiale. L’ammonizione presa qualche minuto prima e la situazione semi-tragica della Francia nel girone fanno pensare all’ultima passerella di Zidane sul tappeto verde.
Da italiano credo dovrei godere, tuttavia, dalle ultime analisi del sangue, di nazionalismo non me ne è stato trovato molto.
La tristezza sta nel desiderio di un finale degno per così tanta grazia portata ad uno sport come il calcio. Ettore fu ucciso da Achille, non dall’ultimo dei soldati greci. Anche Zizou, sportivamente parlando, merita il suo Achille.
Dovrei odiarlo probabilmente. In due anni, tra il 1998 e il 2000, ha tolto all’Italia un Mondiale, un Europeo e un commissario tecnico, Dino Zoff, dimessosi dopo che Berlusconi dichiarò che, nella finale dell’Europeo, Zidane andava marcato meglio.
Per cinque anni ha militato nella squadra italiana più seguita, la Juventus, ma, senza ombra di dubbio, anche la più odiata da coloro che parteggiano per le rivali. Zizou l’ ha vestita quella maglia ma più volte il colore sbiadiva e lo rendeva universale, mai un campione fu apprezzato quanto lui dai tifosi avversari della vecchia signora.
Nulla sembrava forzato, lezioso, era tutto come parte di una melodia che il campione francese seguiva danzando sul terreno con la sfera.
Il suo gesto più noto è la veronica. Per dribblare l’avversario, il corpo ruota sopra la palla; ci si appoggia col primo piede, la sposta col secondo.
La visione che stupisce è quella di un uomo con la corporatura di un medio-massimo della boxe che chiede in prestito la leggiadria a Nureyev per eseguire il suo colpo migliore.
Un arbitro italiano, che ha diretto per diversi anni in Serie A, ha confessato in un’intervista che, l’unico momento nella sua carriera in cui perse di vista il pallone, fu a causa di una finta di Zizou, il quale, disorientò anche lui oltre al difensore.
Da ragazzino se scegli il ruolo del difensore gli allenatori ti insegnano che il dogma è quello di guardare sempre la palla, per non farti ingannare. Con Zidane non puoi. Ti perdi il meglio.
E’ come per un dentista visitare Monica Bellucci e guardare solo la carie. E’ riduttivo fermarsi ad osservare solo la parte, è il tutto che rende l’idea dell’unicità del personaggio.
L’Avvocato Agnelli nel 2001 dichiarò, dopo che Moggi aveva incassato i 150 miliardi del trasferimento del campione francese al Real Madrid, che Zidane fosse più bello che utile. Questa affermazione è una prova innegabile che ogni grande amore (come il suo verso Zinedine) va rinnegato dopo il tradimento. La sua frase, comunque, venne confutata nove mesi dopo.
Zidane, con una mezza rovesciata di sinistro sotto il cielo di Glasgow, regalò la Coppa dei Campioni al Real, riformulando il concetto di “non utilità”.
I Platters, aggiungendo una parola al titolo della loro canzone, potrebbero descrivere rapidamente questo eroe del nostro tempo: “ Only you, Zizou”.

sabato, giugno 17, 2006

Potere alla Parola (rubrica a cura del vostro Gianni)

“La sola cosa che ci consoli dalle miserie è la distrazione, e tuttavia essa è la più grande delle nostre miserie, perché ci impedisce in primo luogo di riflettere su noi stessi, e fa in modo che ci perdiamo insensibilmente”.
(Blaise Pascal)

Forse dovrei più darmi al “divertissement” Pascaliano, perché su me stesso ci rifletto già troppo e a volte mi fa male. Ultimamente sto pensando molto al vivere, o meglio, al modo in cui spesso non ci accorgiamo di vivere. Ci sono parti infinitesimali di luci, di colori e sapori, di situazioni, di giorni interi che ci sfuggono, che non riusciamo ad intrappolare e metabolizzare nel nostro vissuto. Cosa abbastanza naturale, ma non del tutto meccanica e voluta. Mi sto accorgendo di perdere piano piano tutte “piccole” cose che dimentico, ma che sono fondamentali e lo saranno nella memoria. Mi sto sforzando insomma di capire e ricordare ogni secondo che vivere è cercare il rosa del tramonto nel grigio delle grandi città, vivere vuol dire ringraziare e sorridere e fare tutto questo come cosa spontanea. Vivere è meravigliarsi sempre come i bambini, Zaumazein come diceva secoli fa un tale chiamato Aristotele (Mi duole dirlo caro Povia, ma scopiazzare i filosofi non è per nulla originale!). Vivere è capire di avere una famiglia straordinaria, e rendersi conto di questa fortuna ogni singolo giorno. Vivere vuol dire esagerare, eccedere nella ricerca di se stessi e mai accontentarsi di nulla. Vuol dire piangere commossi davanti a un “ti voglio bene” sussurrato da un amico vero. Vivere è conoscere un pochino le culture “altre”. Vivere è amare, qualsiasi attitudine e orientamento sessuale si abbia, perché nulla è contro natura e si deve essere indiscriminatamente liberi di amare. Amare con il corpo e con la testa. Vivere è fare i “romantici a Milano”, scarrozzati in vespa da una conoscenza un po’ casuale ma diventata assai preziosa. Vivere è anche arrabbiarsi, disperarsi, lamentarsi, sono tutte altre angolature importantissime! Ma vivere è non darsi mai per vinti, non mollare di fronte ai mille ostacoli che ti si pareranno davanti. Vivere è perdersi nel caldo delle note di un concerto d’estate, perdersi affascinati tra le strofe di una canzone splendida…una canzone speciale che parla di vita.
Gianni

Lettera

In giardino il ciliegio è fiorito agli scoppi del nuovo sole,
il quartiere si è presto riempito di neve di pioppi e di parole.
All' una in punto si sente il suono acciottolante che fanno i piatti,
le TV son un rombo di tuono per l' indifferenza scostante dei gatti;
come vedi tutto è normale in questa inutile sarabanda,
ma nell' intreccio di vita uguale soffia il libeccio di una domanda,
punge il rovaio d' un dubbio eterno, un formicaio di cose andate,
di chi aspetta sempre l' inverno per desiderare una nuova estate...

Son tornate a sbocciare le strade, ideali ricami del mondo,
ci girano tronfie la figlia e la madre nel viso uguali e nel culo tondo,
in testa identiche, senza storia, sfidando tutto, senza confini,
frantumano un attimo quella boria grida di rondini e ragazzini;
come vedi tutto è consueto in questo ingorgo di vita e morte,
ma mi rattristo, io sono lieto di questa pista di voglia e sorte,
di questa rete troppo smagliata, di queste mete lì da sognare,
di questa sete mai appagata, di chi starnazza e non vuol volare...

Appassiscono piano le rose, spuntano a grappi i frutti del melo,
le nuvole in alto van silenziose negli strappi cobalto del cielo.
Io sdraiato sull' erba verde fantastico piano sul mio passato,
ma l' età all' improvviso disperde quel che credevo e non sono stato;
come senti tutto va liscio in questo mondo senza patemi,
in questa vista presa di striscio, di svolgimento corretto ai temi,
dei miei entusiasmi durati poco, dei tanti chiasmi filosofanti,
di storie tragiche nate per gioco, troppo vicine o troppo distanti...

Ma il tempo, il tempo chi me lo rende? Chi mi dà indietro quelle stagioni
di vetro e sabbia, chi mi riprende la rabbia e il gesto, donne e canzoni,
gli amici persi, i libri mangiati, la gioia piana degli appetiti,
l' arsura sana degli assetati, la fede cieca in poveri miti?
Come vedi tutto è usuale, solo che il tempo stringe la borsa
e c'è il sospetto che sia triviale l' affanno e l' ansimo dopo una corsa,
l' ansia volgare del giorno dopo, la fine triste della partita,
il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa... che chiami... vita...
(Francesco Guccini)

venerdì, giugno 09, 2006

ITALIA IMBAVAGLIATA












Ieri sera Beppe Grillo ha riunito al Teatro Carcano di Milano alcuni dei personaggi che, per motivi vari, sono scomparsi dal mondo televisivo. In pratica, i CENSURATI.
Sul palco erano presenti: Marco Travaglio, Antonio Cornacchione, Antonio Di Pietro, Natalino Balasso, Oliviero Beha, Tana de Zulueta e Gianni Barbacetto.
Il concetto fondamentale emerso è che, per la situazione vigente nel nostro Paese, i censurati non sono loro, siamo noi. E’ a noi che le informazioni arrivano in modo distorto, quando arrivano; siamo noi che riceviamo informazioni da un programma come “Secondo voi”, in cui Mediaset fa credere alla gente che lo guarda (spero poca) che Del Debbio sia un opinionista. Al contrario, egli risulta essere, tramite ricerche su internet, un consulente di Forza Italia nonché uno degli ideatori del partito; quando si dice un opinionista al di sopra delle parti…
Ogni giorno circa 24 milioni di italiani guardano la televisione e molti di essi incamerano, attraverso essa, le uniche informazioni di cui ritengono di avere bisogno. Non che i giornali diano una grossa mano per certi versi.
Oggi su Repubblica l’incontro compare in un box che non supera le 800 battute. Per capirci meglio lo stesso spazio che, più avanti nel giornale, viene dato ai cani antibomba presenti nell’albergo della Nazionale Italiana di calcio.
Per modificare tale situazione l’onorevole dei Verdi Tana de Zulueta ha esposto la proposta di una legge di iniziativa popolare per cambiare la televisione pubblica in Italia. L’obiettivo principale è quello di regolamentare la materia per assicurare il pluralismo, la libertà, l’obiettività, la correttezza e l’imparzialità delle trasmissioni di reti pubbliche e private, sottraendo il servizio pubblico all’ingerenza dei partiti. In sostanza, servono 50.000 firme entro la metà di luglio. Al momento ne sono state raccolte solo 35.000, per maggiori informazioni e per capire dove si può firmare c’è un sito internet: www.perunaltratv.it .
Le adesioni dimostrano la serietà del progetto e si nota, sul volantino informativo, che oltre ai presenti hanno aderito personaggi come Margherita Hack, Enzo Biagi, Paul Ginsborg, Giovanni Veronesi, Antonio Tabucchi, Carlo Verdone, Fernan Ozpetek, Sergio Castelitto, i fratelli Guzzanti, Lucio Dalla, Elio e le Storie Tese, Paolo Rossi, Lella Costa, Alessandro Haber, Claudio Amendola e Francesca Neri. Insieme a tanti altri che renderebbero la televisione italiana sicuramente migliore.
Si è parlato anche del referendum del 25 e 26 giugno ma su questo argomento le parole più adatte sono sicuramente quelle scritte da Beppe Grillo sul suo blog.
“Immaginatevi i costituenti come una squadra di calcio, di cui allo stadio gli altoparlanti leggono la formazione.
La squadra del 1948: De Gasperi, Moro, La Pira, Rossetti, Lazzati , Croce, Einaudi, Valiani, Calamandrei, Parri, Nitti, Saragat, Pertini, Nenni, Togliatti, Amendola, Terracini.
La squadra del 2005: Berlusconi, Previti, Dell’Utri, Tremonti, Berruti, Bondi, Schifani, Sgarbi, Bossi, Borghezio, Calderoli, Castelli, La Russa, Fini, Nania.
Buona parte dei nomi della prima squadra sono nelle enciclopedie, non solo in quelle italiane. Buona parte dei nomi della seconda sono negli elenchi degli indagati, dei patteggiati, dei condannati.
In un Paese normale i giocatori della prima squadra sarebbero custoditi nella memoria e nella stima di ogni cittadino. In un Paese normale molti dei giocatori della seconda squadra sarebbero custoditi da guardie o da infermieri professionisti.
Un italiano famoso disse che un tempo il 10% dei parlamentari erano il meglio del Paese, il 10 % il peggio e il resto rappresentava il livello medio della popolazione.
E’ curioso che la Costituzione del 1948 sia stata scritta dal 10% dei migliori e quella del 2005 dal 10 % dei peggiori. Nell’Italia della ricostruzione gli italiani c’erano: leggevano più giornali di oggi, gli iscritti ai partiti erano il triplo di oggi. Nell’Italia della demolizione, gli italiani sembrano assenti.
L’Italia da patria del diritto è diventata la patri del rovescio, gli avvocati giudicano i giudici, i fuorilegge scrivono le leggi. E adesso anche la Costituzione.
Ma delle regole della Costituzione sembra interessare poco non solo a Porta a Porta ma anche a metà degli italiani.
Con la modifica di oltre 50 articoli della Costituzione, il precedente Governo ha introdotto un falso federalismo, mettendo in pericolo l’unità nazionale, colpendo elementari diritti dei cittadini, delle lavoratrici e dei lavoratori, indebolendo i poteri di importanti organi costituzionali.
PER QUESTE RAGIONI TI CHIEDIAMO DI VOTARE NO ALLA CONSULTAZIONE POPOLARE CHE SI TERRA’ A GIUGNO 2006.”
Beppe Grillo
Non serve a nulla votare alle elezioni politiche per poi stare 5 anni a braccia conserte sul divano guardando Maurizio Costanzo o Bruno Vespa. E’ necessario darsi da fare e collaborare nelle iniziative possibili per cambiare le cose, poiché, se molti personaggi in Italia sono ormai incollati al loro piedistallo, è necessario spingerlo un po’ dal sotto per farli tremare e fargli capire che si può cadere.
I cittadini sono coloro che devono detenere il potere nel nostro Paese, gli altri sono solo dipendenti.
Pinotto,8 giugno 2006

venerdì, giugno 02, 2006

Buy or Die!!! Gli inviti all’ascolto di Gianni

Potremmo anche dire “Burn or Die”, dato il prezzo esorbitante dei dischi e la tendenza, mia e immagino vostra, a masterizzare qualsiasi miscuglio di note vi troviate tra le mani! Comprate, masterizzate, insomma fate quello che volete. Il mio intento è solo quello di consigliarvi qualche bel disco, perché le sole parole a volte non bastano, possono avere l’essenziale bisogno di essere armonicamente accompagnate. Detto questo, non mi resta che iniziare, proponendovi la mia personalissima recensione dell’ultimo full lenght targato Thursday.
Enjoy and keep on rockin’,
Gianni.



Thursday: A city by The Light Divided (Island/Victoy 2006)
Voto: 8


Certi dischi fanno proprio male. Ti colpiscono duramente, lasciando ferite aperte che difficilmente si rimarginano. L’ultima fatica del sestetto di New Brunswick ne è prova lampante: un lungo e doloroso percorso introspettivo che segna un continuum con il precedente capolavoro “War All The Time”. La guerra, quella che ogni giorno combattiamo nella nostra coscienza, questa volta ha frangenti urbani, ha il suono di lamiere che collidono brutalmente, il colore grigio della metropoli, l’odore di sogni bruciati e il sapore amaro del disincanto. Le luci si spengono e non ci resta che correre inseguiti da un treno avvolto dalle fiamme che viaggia ad alta velocità, per fuggire dalle nostre paure, dalle nostre inquietudini (“Counting 5-4-3-2-1”). Le chitarre, a tratti dolci e dilatate, a tratti nervose quanto la sofferta voce del frontman Geoff Rickly, sono il filo rosso che tiene assieme le undici tracce di questo lavoro, come sempre impreziosito da un tappeto sonoro all’altezza della situazione (ascoltare i loop di “At this velocity” per conferma). Ma il vero punto forte è indubbiamente rappresentato dai testi: le parole sono taglienti e cupe, ci raccontano la vera storia di una generazione quasi rassegnata al suo destino, che ha ben poco in cui credere (“fractured lives dissolving like sugar in the sacrament”), circondata dall’insicurezza fisica ed emotiva, sola ed inascoltata, seppur aggrappata ancora ad un sottile barlume di rivincita su un sistema corrotto e tirannico ( nella splendida “We will overcome” non mancano i riferimenti alla politica estera attuata dall’amministrazione Bush). L’unica pecca la si può individuare nell’uso massiccio di tastiere ed inserti elettronici , a volte ridondanti e sconsiderati, che fa perdere mordente e addolcisce le atmosfere più del dovuto. Detto questo, “A city by the light divided” è un disco curato e piacevole, forse meno diretto e digeribile di “War all the time” (la cui bontà compositiva resta inarrivabile), ma degno di essere ascoltato ed apprezzato in tutte le sue sfaccettature. Un disco con cui sollazzarsi nell’attesa di vederli finalmente suonare in Italia (agli inizi di settembre a Milano al “Rock in Hydro”…concerto imperdibile!), dedicato a tutti gli amanti dell’emo intimista e per nulla sdolcinato, ai “lovesong writers” senza speranze, o più semplicemente a chi vuole godersi quarantasei minuti di buona musica.

Website: www.thursday.net

venerdì, maggio 26, 2006

A volte la vita è come un campo da tennis, girano le palle. Pinotto


Questo fine settimana si vota per l’elezione del sindaco di Milano e, osservando le vie della nostra città, sorge spontanea una domanda:” Ci saremo presentati tutti come consiglieri comunali?” Altrimenti, quei cento o duecento che mancano all’appello possono affiggere qualche manifesto ugualmente per non perdere l’evento: il primo ex aequo, cioè tutti voteranno sé stessi.
L’Ulivo ne ha almeno cinquanta con la giacca marrone, gli occhiali e lo sguardo triste; A.N. ha praticamente tutte le bionde dai trenta ai quaranta, le quali, sui manifesti, sfoggiano tailleur e sorrisi a cento denti; Forza Italia ha migliaia di ragazzi dal completo blu identico(forse è una divisa stile squadra di calcio?…), i quali hanno fretta di portare “libertà” e “valori” in città.
Il mio quesito è uno:”Ma quanti soldi questi personaggi, questi partiti hanno buttato nel pertugio del gabinetto?(espressione usata per non cadere nella volgarità). A mio parere l’Italia è l’unico paese in cui pur di ricoprire un ruolo, pur di essere visibili, le madri litigano per fare le rappresentanti di classe, i padri si scannano per chi deve ottenere i gradi di capitano nella squadra di calcetto aziendale.
Un candidato, senza citare nomi e partiti, ha scritto sul proprio volantino: 32 anni, esercito la professione di avvocato, sono giornalista pubblicista e collaboro con un’organizzazione per il miglioramento della città. Cos’è, vuole rinunciare a dormire per fare il consigliere comunale?
Un altro ha scritto: “Etica, Sport, Giovani” solo 3 parole per cambiare Milano.
“Troie, Rhum e Cocaina”, sempre tre parole ma, secondo me, molto più incisive.
L’ultima nota è per uno che, presentandosi sempre per il consiglio comunale, ha scritto sui manifesti: Aboliremo l’Ici. Così mi sono chiesto:”Guarda questo che copia gli slogan delle elezioni politiche”. Poi, guardando la faccia, ho capito che, nella zona di Arcore, “sbagliare è umano, perseverare è diabolico”, non deve essere un proverbio conosciutissimo…

sabato, maggio 20, 2006

Potere alla Parola (rubrica a cura del vostro Gianni)

Parliamo di morte, ma non per essere macabri a tutti i costi. Parliamo spesso di morte, magari per esorcizzare la paura. Parliamo di morte, come se fosse un argomento un po’ scomodo. E’ l’unica certezza che abbiamo, ma è una certezza che non ci rassicura, ci intimorisce. Eppure ne abbiamo pieni gli occhi ogni giorno, a volte ne siamo indirettamente coinvolti. E’ maestosa nel suo sinistro fascino, e davanti a lei non si può che rimanere in silenzio, o quasi. Fino al giorno in cui ci prenderà per mano e ci porterà via dal mondo, non sarà che un sovrappensiero (come elegantemente cantava Morgan tempo fa). Parliamo di morte, ma ognuno ne parla a modo suo…
Gianni.

Scelte

Scegliere una porta significa non aprirne altre.
Un piacere presuppone che molti piaceri non verranno
vissuti, così come ogni tristezza dispensa da tante tristezze.
L'amante che porti a letto è uno tra tutti quelli possibili.
La parola per cui opti impedisce l'uso di un numero
indefinito di parole.
Visiti un luogo perchè altri luoghi restino ad aspettarti.
Solo il giorno che sorge per la tua morte è un giorno
qualsiasi, una casualità.
(Abilio Estevez)


Xenia I; 4

Avevamo studiato per l’aldilà
Un fischio, un segno di riconoscimento.
Mi provo a modularlo nella speranza
Che tutti siamo già morti senza saperlo.
(Eugenio Montale)


La fine del giorno

Sotto una luce bigia, senza posa,
senza ragione, si contorce e incalza
danzando, spudorata e rumorosa,
la Vita: così, poi, quando s’innalza

voluttuosa la notte all’orizzonte,
e tutto, anche le fami, in sé racqueta,
tutto annuvola e spegne, anche le onte,
“Eccoti, alfine!” mormora il poeta.

“Pace ti chiede il mio spirito ed ogni
mia fibra, pace, e null’altro elisire;
ricolmo il cuore di funebri sogni,

vo’ stendere le mie membra supine
nella frescura delle tue cortine
e quivi sempre, o tenebra, dormire!”
(Charles Baudelaire)


Memento Mori

Non c’è più posto per noi
che siamo solo di passaggio
in questo lento e lungo viaggio.

Prova ad affacciarti
alla porta del tuo essere,
guarda piovere i vagiti
di rimorsi di coscienza appena nati.

E non scordarti
che i bei momenti sono effimeri;
tutti gli sguardi, i sorrisi e la dolcezza
non fan che parte di un grimorio nero
scritto con inchiostro di tristezza.

Memento mori…
Ora sei solo in una cripta
e respiri un ancestrale dolore,
con mille teschi che ti scrutano
ti giudicano e osservano
passare lentamente le tue ore.

Sic transit gloria…
In un attimo sei polvere
dispersa nella coltre della morte.
Qui finisce la tua storia
qui si fermano i singulti
esalati piano e forte
di piaceri avuti e tolti.
(Nicolò Cascinu)


'A Livella

Ogn'anno, il due novembre, c'e' l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.

Ogn'anno, puntualmente,in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado, e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.

St'anno m'é capitato 'navventura....
dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo, e che paura!,
ma po' facette un'anema e curaggio.

'O fatto è chisto, statemi a sentire:
s'avvicinava ll'ora d'à chiusura:
io, tomo tomo, stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.

"Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l'11 maggio del 31"

'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...
...sotto 'na croce fatta 'e lampadine;
tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:
cannele, cannelotte e sei lumine.

Proprio azzeccata 'a tomba 'e stu signore
nce stava 'n 'ata tomba piccerella,
abbandunata, senza manco un fiore;
pe' segno, sulamente 'na crucella.

E ncoppa 'a croce appena se liggeva:
" Esposito Gennaro - netturbino ":
guardannola, che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!

Questa è la vita! 'ncapo a me penzavo...
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s'aspettava
ca pur all'atu munno era pezzente?

Mentre fantasticavo stu penziero,
s'era ggià fatta quase mezanotte,
e i'rimanette 'nchiuso priggiuniero,
muorto 'e paura...nnanze 'e cannelotte.

Tutto a 'nu tratto,che veco 'a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...
Penzaje: stu fatto a me mme pare strano...
Stongo scetato...dormo, o è fantasia?

Ate che fantasia;era 'o Marchese:
c'o' tubbo, 'a caramella e c'o' pastrano;
chill'ato apriesso a isso un brutto arnese;
tutto fetente e cu 'nascopa mmano.

E chillo certamente è don Gennaro...
'o muorto puveriello...'o scupatore.
'Int 'a stu fatto i' nun ce veco chiaro:
so' muorte e se ritirano a chest'ora?

Putevano stà 'a me quase 'nu palmo,
quanno 'o Marchese se fermaje 'e botto,
s'avota e tomo tomo...calmo calmo,
dicette a don Gennaro: "Giovanotto!

Da Voi vorrei saper, vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir, per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!
La casta è casta e va, si, rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava, si, inumata;
ma seppellita nella spazzatura!

Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d'uopo, quindi, che cerchiate un fosso
tra i vostri pari, tra la vostra gente"

"Signor Marchese, nun è colpa mia,
i'nun v'avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie è stata a ffa' sta fesseria,
i' che putevo fa' si ero muorto?
Si fosse vivo ve farrei cuntento,
pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'osse
e proprio mo, obbj'...'nd'a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n'ata fossa".

"E cosa aspetti, oh turpe malcreato,
che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!"

"Famme vedé... piglia sta violenza...
'A verità, Marché, mme so' scucciato
'e te senti;e si perdo 'a pacienza,
mme scordo ca so' muorto e so mazzate!...
Ma chi te cride d'essere...nu ddio?
Ccà dinto,'o vvuo capi, ca simmo eguale?...
...Muorto si'tu e muorto so' pur'io;
ognuno comme a 'na'ato é tale e quale".

"Lurido porco!...Come ti permetti
paragonarti a me ch'ebbi natali
illustri, nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?".

"Tu qua' Natale... Pasca e Ppifania!!!
T''o vvuo' mettere 'ncapo...'int'a cervella
che staje malato ancora e' fantasia?...
'A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella.
'Nu rre, 'nu maggistrato,'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt'o punto
c'ha perzo tutto, 'a vita e pure 'o nomme:
tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto?

Perciò,stamme a ssenti... nun fa 'o restivo,
suppuorteme vicino che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie...appartenimmo à morte!"
(Antonio De Curtis, meglio noto come Totò)

martedì, maggio 16, 2006

Febbre a 90’, calcio e vita secondo me, Pinotto.

Un giornalista chiese alla teologa tedesca Dorothe Solle: “Come spiegherebbe ad un bambino che cosa è la felicità?” ”Non glielo spiegherei” rispose lei,”gli darei un pallone per farlo giocare”.
Questa frase, pubblicata in un libro di Edoardo Galeano di qualche anno fa, sembra non c’entrare molto con la situazione disperata in cui versa oggi il nostro mondo calcistico.
Tuttavia l’unico ancoraggio a cui serve aggrapparsi in questo momento resta appunto la felicità nel praticare e nel seguire lo sport che amiamo. Non credo che Luciano Moggi e compagnia telefonante abbiano il potere di toglierci anche quella, ciò nonostante, se ci proveranno, noi non gli risponderemo. Battute a parte credo che un ruolo in particolare esca particolarmente umiliato e svilito da questa vicenda, quello dell’arbitro. La sua figura mi ha portato a riflettere, e non poco, sui ricordi che ho di questa categoria di persone e sulla loro psicologia.
Ho passato la mia adolescenza in un paese fuori Milano dove il campo di calcio era rappresentato dal giardino di fronte al portone di casa. In tutti gli anni passati a correre e tirare il pallone su quel fazzoletto di terra non mi è mai capitato di incontrare un mio coetaneo che avesse voglia di uscire dal divertimento per porsi al di sopra delle parti e fare appunto l’arbitro. I rigori venivano assegnati quando il wrestling vicino alla porta si sostituiva al football, non c’era come logico il fuorigioco mentre calci d’angolo e rimesse dal fondo erano di piena responsabilità del portiere, il quale avendo una visuale perfetta fungeva da giudice. Le uniche eccezioni, sporadiche, erano i genitori. Alcuni padri, naturalmente, spesso più per stare con i figli che per divertimento, accettavano il ruolo. Fin qua nulla di strano si potrebbe pensare, vero? Appunto è quello che ho pensato io. Chi ha in corpo così tanto masochismo da rinunciare a segnare 10 gol in un pomeriggio d’estate con gli amici per beccarsi insulti e parolacce per tre rigori fischiati?
Quanti bambini oggi sognano di andare ai mondiali al posto di Ronaldinho o di Totti?molti!!E quanti invece vorrebbero essere nei panni di Rosetti o di Merk?Pochi credo, pochissimi!!
A mio parere il giudice della “contesa” calcistica dovrebbe ricevere quantità di denaro più cospicue di coloro che partecipano e si divertono per non cadere nelle tentazioni viste ed ascoltate in questi giorni.
Altrimenti si prospetta un sano ritorno all’infanzia, per lo meno la mia: “quando sbatti la faccia nel fango e sulla tuta ci sono i segni delle scarpe del difensore avversario, beh allora è rigore ed è talmente netto che non c’è neppure bisogno della moviola”.

martedì, maggio 09, 2006

Febbre a 90’, calcio e vita secondo me, Pinotto.

Le intercettazioni telefoniche sono l’argomento del momento. Prima la politica con il caso Storace ed ora, come un uragano, le telefonate tra Moggi e molti altri personaggi di rilievo del mondo del calcio. Il nostro blog, nel suo piccolo, si è dato da fare e grazie alle strutture regalateci dal pm di Torino, Guariniello, siamo riusciti ad ascoltare una telefonata tra due nostri amici che ci ha sconvolto ne riportiamo qui il contenuto:
Giovanni: Ciao Gio!
Giorgio: Ciao Giò…Come va?
Giovanni: Tutto a posto. Tu?
Giorgio: Tutto ok! Ma hai controllato se c’è lì intorno qualcuno che può sentire?
Giovanni: Lascia stare. Ho chiuso tutte le porte, siamo in una botte di ferro.
Giorgio: Li hai presi allora ‘sti biglietti per il grande Gigi ( D’Alessio,n.d.r.)?
Giovanni: E’ un casino. Sono finiti in giro, sono riuscito a prenderli solo su Internet a 100 euro l’uno.
Giorgio: Hai fatto troppo bene. Ti uccidevo se ce lo perdevamo, ti ricordo che due anni fa l’abbiamo saltato per andare a vedere Ivana Spagna perché dicevi che era da non perdere perché avrebbe smesso. Invece ha fatto ancora un sacco di singoli stupendi e dovremo tornare assolutamente.
Giovanni: Comunque ho una news da paura ma siediti prima…
Giorgio: Sono seduto, sto guardando il Dvd col meglio dei Pooh.
Giovanni: Forse un mio amico ci dà i pass per il backstage di Gigi!!!!
Giorgio: No…
Giovanni: E non è finita, se ti decidi ad imparare finalmente tutta “Il cammino dell’età” forse ci chiamano sul palco a cantarla. Ho comprato 100 suoi cd per partecipare ed è sicuro che vinciamo…
Giorgio: Sei un pirla!!!C’è in palio ‘sta cosa incredibile e ne hai comprati solo 100?a calci ti ci mando da Ricordi a prenderne minimo altri 200 e prendi quelli doppi da 40 euro col Dvd in cui Gigi mangia la pizza a Napoli, è l’unico che non ho!!
Giovanni: Vado allora…
Giorgio: Oh ora ti saluto che Valentina, mia sorella, m’ha tolto il cd di Pappalardo e ha messo su gli Arctic Monkeys. Devo correre a cambiarlo che quello schifo non si può paragonare a “Ricominciamo”.
Giovanni: Ciao.
Giorgio: Ciao.
L’intercettazione telefonica verrà cancellata se i due soggetti si decideranno a partecipare al nostro blog, resta comunque lo stupore e lo sdegno per quello che si sono detti.

mercoledì, maggio 03, 2006

Potere alla Parola (rubrica a cura del vostro Gianni)

C’era una volta un regime sovietico in Cecoslovacchia. Questo regime creava malcontento, tanto da spingere il partito comunista nazionale ad appoggiare alcune idee riformiste. Il socialismo liberale che stava per fiorire sul cemento rosso aveva un volto umano, il volto di Alexander Dubček, ed il sostegno di quasi tutto il popolo. Era la Primavera di Praga. Tutto questo era pericolo per l’URSS, minaccia per la stabilità sovietica ed allarme geopolitico rilevante (la Cecoslovacchia rappresentava un avamposto strategico e la sua perdita avrebbe causato un duro colpo in Guerra Fredda). Ecco allora il realizzarsi concreto della Dottrina Brežnev: 600 mila soldati, quasi 7 mila carri armati invadono il Paese. 1968. Praga e Bratislava insorgono, l’esercito del Patto di Varsavia reprime le rivolte in un bagno di sangue. Centinaia di dimostranti uccisi. Un anno dopo l’atto simbolo della protesta: lo studente Jan Palach si brucia vivo a Praga in piazza Venceslao. Dopo l’occupazione molte delusioni, molte lacrime amare, anni di teste basse e schiene piegate. Bisognerà aspettare l’inverno del 1989 per rivedere le mobilitazioni, la “Sametová Revoluce” che rovescerà con impeto vellutato il regime comunista e porterà alla formazione delle 2 repubbliche democratiche che oggi ben conosciamo.
Cosa è rimasto oggi di quello spirito? La domanda mi attanaglia mentre assaporo le bellezze di Praga, mentre respiro la sua storia passeggiando per la Città Vecchia. Quella che era una città dall’animo triste ed oppresso oggi fa i conti con l’Occidente e le sue proposte neoliberiste. Hanno molta voglia di fare i Cechi. Molta voglia di riscattarsi dopo 40 anni di prigionia, e tanti desideri ancora da realizzare. Ma non tutti vivono felici e contenti. La favola del consumismo ha grossi scheletri nell’armadio. Me ne accorgo quando mi immergo nella folla di piazza Venceslao. Quei 700 metri di strada che erano la cartina al tornasole della rivolta per la libertà ora sono sacri templi del vizio, stracolmi di improvvisati papponi, buttadentro, casinò e spacciatori di droga, ragazze bellissime, di una bellezza disarmante, che ti guardano come se già sapessero tutto di te, e per qualche migliaio di corone possono donarti un’ora di amore. Personaggi che regalano promesse e promettono regali. Poco a che vedere con i ragazzi del ’68, con il sacrificio di Palach proprio in quella piazza. Ma non voglio ricordarla solo così. Praga ha ben altro da offrire. Non sono infatti i paradisi artificiali che ti affascinano, ma quelli concreti dei suoi monumenti, della Moldava e dei suoi ponti, i ristoranti tipici ed i caffè, i suoi quartieri, l’inglese un po’ sguaiato ma dolcissimo delle fanciulle locali, i sorrisi della gente e dei turisti, i castelli e le cattedrali, la pioggia fine fine che pulisce le strade. La sua primavera, quella passata e quella odierna.
Gianni

Primavera di Praga

Di antichi fasti la piazza vestita
grigia guardava la nuova sua vita,
come ogni giorno la notte arrivava,
frasi consuete sui muri di Praga,
ma poi la piazza fermò la sua vita
e breve ebbe un grido la folla smarrita
quando la fiamma violenta ed atroce
spezzò gridando ogni suono di voce...

Son come falchi quei carri appostati,
corron parole sui visi arrossati,
corre il dolore bruciando ogni strada
e lancia grida ogni muro di Praga.
Quando la piazza fermò la sua vita,
sudava sangue la folla ferita,
quando la fiamma col suo fumo nero
lasciò la terra e si alzò verso il cielo,
quando ciascuno ebbe tinta la mano,
quando quel fumo si sparse lontano,
Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava
all'orizzonte del cielo di Praga...

Dimmi chi sono quegli uomini lenti
coi pugni stretti e con l'odio fra i denti,
dimmi chi sono quegli uomini stanchi
di chinar la testa e di tirare avanti,
dimmi chi era che il corpo portava,
la città intera che lo accompagnava,
la città intera che muta lanciava
una speranza nel cielo di Praga,

dimmi chi era che il corpo portava,
la città intera che lo accompagnava,
la città intera che muta lanciava
una speranza nel cielo di Praga,
una speranza nel cielo di Praga,
una speranza nel cielo di Praga...
(Francesco Guccini)

mercoledì, aprile 26, 2006

Uncorrectly political: i graffi di Gianni e Pinotto

Il Caimano è veramente un bel film. Ci ha colpito perché ha rinunciato ad attaccare Berlusconi con notizie scioccanti, ormai note a molti. Ha scelto di descriverlo, di ricrearlo cinematograficamente. Una frase all’interno della pellicola ci è rimasta impressa più di altre: “L’Italia degli ultimi trent’anni è Berlusconi”. Così, presi un po’ dallo sconforto e ragionandoci abbiamo cercato di trovare i motivi in grado di sorreggere questa tesi:
1. “Forza Italia” era gridato solo negli stadi in cui giocava la Nazionale.
2. I politici avevano slogan concreti e non “Con noi un cielo più azzurro”, “Un mare più nuotabile” etc…
3. I coglioni erano una parte importante dell’anatomia umana e non gli elettori del governo.
4. La sinistra era accusata di pedofagia ora invece, a quanto pare, controlla televisioni, giornali, magistratura, finanza, l’universo intero.
5. La classe dirigente del nostro Paese raramente aveva background formativi nei campi del marketing e delle pubbliche relazioni, tuttavia conosceva qualcosa di dottrina politica.
6. Ferrara, Adornato e Bondi leggevano ancora “Il Manifesto”.
7. Baget Bozzo si limitava a predicare dal pulpito della parrocchia, ora lo fa attraverso il tubo catodico.
8. Deputati europei non erano “gentilmente” invitati a svolgere ruoli cinematografici in pellicole sui kapò.
9. Le pensionate ed i pensionati settantenni non erano amministratori delegati, presidenti, direttori generali di imprese nazionali.
10. Holding, vocabolario alla mano, era solamente il gerundio del verbo inglese tenere.
11. Milano non aveva sottoparagrafi (2,3,…) e le fanciulle di nome Chiara non provavano vergogna di fronte all’epiteto “lachiarella”.
12. Adriano Galliani era un dirigente di provincia simpatizzante calcisticamente per la Juventus.
13. In televisione c’erano programmi con pubblicità non blocchi pubblicitari con all’interno dei programmi.
14. Emilio Fede presentava il Tg di Raiuno.
15. In un ipotetico quiz televisivo, alla domanda “Dove si trova Arcore?”, il concorrente avrebbe risposto. “Non lo so”.
16. Il giornalista Marco Travaglio, giovanissimo, sognava di scrivere un libro ma, pur scervellandosi, non riusciva a trovarne il protagonista.
17. “Palermo-Milano” era solo andata. Ora molti la percorrono in entrambi in sensi.
18. I cavalli non entravano nelle camere d’albergo.
19. La lombosciatalgia, causata dall’uso eccessivo dei tacchi, era un problema che colpiva solo le donne.

domenica, aprile 23, 2006

Potere alla Parola (rubrica a cura del vostro Gianni)

Ho fatto fatica a dormire stanotte. Sarà perché ero da solo e preferivo riscaldare il talamo in dolce compagnia, o semplicemente sono 3 settimane che la notte mi invita al sonno ed io declino quasi sempre l’offerta (mi chiedo come faccia la gente tormentata per davvero a convivere con questo problema). Quando apro gli occhi la mia stanza è trafitta dai raggi di mattino, una confusa orgia di pulviscoli che si muove al tempo della sveglia targata Motorola. Odio questo rumore. Preferirei farmi svegliare da suoni meno indisponenti. Accendo la TV: tette-culi-tette-culi-spot-culi-reality-tette-promo-videopagotti-tette-trailers-culi-spot-tette (a questo punto è più hardcore la messa in diretta sulla RAI!). Spengo la TV. Accendo lo stereo, il mio dito cerca veloce “Paint Your Target” dei Fightstar. Che canzone magnifica, Pinotto mi ha salvato portandomi questo cd da Londra. Aspetto che finisca, non si lascia mai una song a metà. Mi tocco la barba, cazzo potrei sembrare il figlio di Gheddafi. Spengo lo stereo e decido di trascinare i miei 23 anni sotto la doccia per poi radermi di dosso la noia, quando all’improvviso vengo attratto da interferenze esterne. Il suono delle campane che si abbraccia con il cinguettio dei passerotti. Armonica delizia. Mi affaccio dal balcone e vedo una Milano sveglia ma ancora assonnata, splendida perché quasi immobile, svestita dalla sua solita frenesia. La mia via sta riacquistando il suo verde. Il sole ha letteralmente preso a calci le tenebre, che hanno sanguinato luce da tutti i pori. Le rotaie del tram non gracchiano da un po’, come se avessero smesso per rispetto di questa calma surreale. Oggi la mia città è proprio fantastica. E sono queste piccole cose che mi rendono allegro, tramutano il mio eterno broncio in sorriso, il mio inferno in paradiso.
Buongiorno Milano!
Gianni.


Còl coeùr in màn

Me sont desmentegàa de spiegà bén
quèl che l'è'l titol della mia poesia,
ma sont sicùr che avìi capì almén
che l'è ànca vòstra, mìnga sòl cà mia.
L'è tùt el nòst paès còi sò magàgn
e i sò virtùu che l'hann fàa grand e bèll,
cònt i sò vèer pianùr e i sò montagn,
che fann de divisòri e de capèll.
L'è l'ària che respiròm nùm nativ
e tùtti insèmma quèi che chi a Milàn
troeùven de podè stà e podè viv
in armonia e còl coeùr in màn.
(Vincenzo Migliavacca)

mercoledì, aprile 19, 2006

Febbre a 90’, calcio e vita secondo me, Pinotto.


E’ giunta l’ora. Stasera dopo 93 anni si chiude la storia europea dello stadio di Highbury, casa dell’Arsenal.
Si gioca la semifinale di Champions League, la prima che verrà disputata su questo terreno di gioco e, per assurdo, anche l’ultima. L’Arsenal ha scelto l’ultimo anno, quello in cui le proprie mura per più di 90 anni sarebbero dovute diventare condomini per famiglie agiate e benestanti, per raggiungere l’unica semifinale della propria storia nella massima competizione europea.
Vieira, giocatore simbolo e capitano, se n’è andato la scorsa estate; Henry, l’artefice principale del miracolo stagionale se ne andrà, novanta probabilità su cento, nel prossimo calciomercato. Così dopo il sorteggio degli ottavi, pescando il Real Madrid, molti avrebbero volentieri iniziato a montare citofoni e portoni. Per non parlare di chi, avendo visto uscire dalle sfere di selezione dei quarti di finale la Juventus, sarebbe corso volentieri in un’agenzia immobiliare di Islington per assicurarsi il futuro immobile.
Lo stadio a fine stagione chiuderà lo stesso ma, nonostante tutte queste avversità, nessuno ha potuto imporre l’addio anticipato ad HIGHBURY, Casa del calcio.

giovedì, aprile 13, 2006

Potere alla Parola (rubrica a cura del vostro Gianni)

Questa volta non sono in grado di contribuire con le mie parole ad esemplificare un tema che si regge già da solo (pur barcollando!). Le presunzioni didascaliche finiscono quando iniziano a parlare questi saggi, che decantano le lodi di una delle migliori invenzioni di sempre, nonché loro fonte di ispirazione!
Cin Cin, e buona lettura!
Gianni.

Il vino mi spinge,
il vino folle, che fa cantare anche l’uomo più saggio,
e lo fa ridere mollemente e lo costringe a danzare,
e tira fuori parola, che sta meglio non detta.
(Omero)

Ciò che sta nel cuore del sobrio è sulla lingua dell’ubriaco.
(Plutarco)

Da saggia versaci il tuo vino: le troppe speranze
contieni in termini brevi: parli e già l’ora è fuggita.
Cogli il giorno e del dubbio domani diffida.
(Orazio)

Bisogna essere ebbri. Tutto qui: è l’unico problema. Per non sentire l’orribile peso del Tempo che vi spezza le spalle e vi piega verso terra, bisogna che v’inebriate senza tregua. Ma di cosa? Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro. Ma inebriatevi.
(Charles Baudelaire)

Un vino d’oro splendeva nei bicchieri
Che ci inebriò,
L’amore, nei tuoi occhi neri,
Fuoco in una radura, s’incendiò.
(Attilio Bertolucci)

Però che Boheme confortevole, giocata tra case e osterie, quando ad ogni bicchiere rimbalzano le filosofie.
(Francesco Guccini)

Si può bere troppo, ma non si beve mai abbastanza.
(Gotthold Ephraim Lessing)

A me piacciono gli anfratti bui
delle osterie dormienti,
dove la gente culmina nell’eccesso del canto,
a me piacciono le cose bestemmiate e leggere,
e i calici di vino profondi,
dove la mente esulta,
livello magico di pensiero.
Troppo sciocco è il piangere sopra un amore perduto
malvissuto e scostante,
meglio l’acre vapore del vino
indenne,
meglio l’ubriacatura del genio,
meglio sì meglio,
l’indagine sorda delle scorrevolezze di vite;
io amo le osterie
che parlano il linguaggio sottile
della lingua di Bacco,
e poi nelle osterie
ci sta il nome di Charles
scritto a caratteri d’oro.
(Alda Merini)

Adoro farmi un Martini
perfino un secondo bicchiere
al terzo finisco sotto il tavolo
al quarto sotto il mio cavaliere.
(Dorothy Parker)

E i bicchieri erano vuoti
e la bottiglia in pezzi
E il letto spalancato
e la porta sprangata
E tutte le stelle di vetro
della bellezza e della gioia
risplendevano nella polvere
nella camera spazzata male
Ed io ubriaco morto
ero un fuoco di gioia
e tu ubriaca viva
nuda tra le mie braccia .
(Jacques Prévert)

Una delle mie signore di un tempo mi aveva urlato una volta: “Tu bevi per scappare dalla realtà!”
“Naturalmente, cara”.
(Charles Bukowski)

mercoledì, aprile 12, 2006

Febbre a 90’, calcio e vita secondo me, Pinotto.

Doveva finire 3 a 0. Alle tre del pomeriggio circa, gli exit poll prevedevano una vittoria netta di Prodi. Dalle 18, invece, lo scenario era quello di Instanbul, finale di Champions League dello scorso anno, alla rovescia per Berlusconi. 3 a 1, 3 a 2, 3 a 3. Con Emilio Fede su Rete 4 a cantare, al posto della Kop di Liverpool, “You will never walk alone” Cavaliere.
Il 3 a 3 sembrava non sbloccarsi, un pareggio infinito con relativo fischio di chiusura e rinvio ai tempi supplementari con molti cittadini-elettori ormai immersi nel sonno per l’ora tardissima.
Alla fine è stata Italia-Germania 4 a 3, vittoria dell’Unione in zona Cesarini ma, al contrario della semifinale mondiale di Messico ’70, con solo mezza Italia che esulta.
Aspettando la Germania, calcistica, e non il Paese con annesso modello politico da imitare, per riunificarsi.
“Le partite non finiscono mai” è il titolo di un libro sul calcio scritto da Darwin Pastorin, in questo caso speriamo che, almeno su questa, si possa emettere il fischio finale.