1. Grande pericolo tra gli abitanti del litorale romano. Un aereo di linea Alitalia, che era appena decollato a Fiumicino, si è fermato ad un distributore a rifornire carburante. Il pilota ha dichiarato:”Non ci sono più soldi solo qui mi prendono i buoni benzina”.
2. Prodi, i giorni scorsi, si è sfogato con i mezzi di informazione tuonando che sono tutti contro di lui. Il suo predecessore, Silvio Berlusconi, non ha fatto altro che ripetere per tutta la legislatura che stampa e televisione sono di sinistra e parlano male di lui. Ora chi ha in mano i media in Italia? Da uno studio su quotidiani e tv emerge c’è una sola persona a capo di tutto e nessuno ma proprio nessuno parla male di lui, ebbene sì chi tira le redini del mondo dell’informazione in Italia è il Papa.
3. La società Autostrade verrà ceduta in parte agli spagnoli, la Tim doveva essere venduta a stranieri per essere recuperata, Murdoch è il padrone della tv digitale in Italia, perché già che ci siamo non ci vendiamo anche la mafia?Il coraggio per risolvere in casa i problemi non abita proprio nel nostro Paese.
4. Ormai è ufficiale Rete 4, dopo il decreto legge sulla riforma della tv, finirà sul satellite. Bondi di Forza Italia ha detto che farà uno sciopero della fame per difendere la democrazia; Emilio Fede è stato molto più drastico, il direttore ha dichiarato che a costo di dissipare tutto il suo patrimonio, alla roulette non punterà mai più sui numeri rossi. Rien ne va plus.
5. Galliani ha rilasciato un’intervista in esclusiva dicendo:”la squadra sta giocando bene e il rendimento degli attaccanti mi soddisfa eccome! Stanno segnando a sufficienza non sento assolutamente la mancanza di Shevchenko, Oliveira è un ottimo sostituto”.”Io parlo, ma lei sta annotando Geppetto?”
6. La Juventus ha dichiarato che farà causa a Moggi e Girando. Reazioni a catena nel mondo della criminalità organizzata: Bonnie farà causa a Clyde, Jigen e Goemon a Lupin,Eva Kant a Diabolik mentre quelli della Banda Bassotti andranno al Tar per vedere chi è il proprietario del patrimonio.
7. Un pilota a caso della Honda Hrc partecipante al mondiale MotoGp ha avvisato Bush che in casa di Daniel Pedrosa ci sono pericolosissime armi di distruzione di massa e bisogna provvedere immediatamente al bombardamento.
mercoledì, ottobre 18, 2006
lunedì, ottobre 16, 2006
Chronicles from the Windy City
"Show me another city so glad to be alive".
(Carl Sandburg).
Chicago non e' solo alive. Chicago si fa sentire, loud and proud come dicono da queste parti. La scena Emo, Emocore, Screamo e Hardcore e' fiorente e gode di ottima salute, lo vedo dalla fila di gente in attesa davanti alla House of Blues. Stasera suonano i Silverstein, il gruppo canadese che ha dato ispirazione e ragion d'essere alla band in cui canto (o meglio, maltratto l'ugola). Compro un ticket per 30 dollari da un bagarino/strozzino all'angolo di Deabourn street. Se fossi stato nero come lui me lo avrebbe sicuramente venduto a 20. Qui il pregudizio razziale purtroppo dilaga e non solo dalla parte dei bianchi. Mi metto in coda e parlo con due liceali che subito smaniano di chiedermi di nuovi modelli Ducati usciti in Italia. Persona sbagliata guys, io le moto le odio. Gli parlo della mia band, di quanto la scena emocore e screamo in Italia sia misera e ridicola. Loro mi dicono che solo nel loro liceo ce ne sono 20 di gruppi emocore. Paese fantastico. La House of Blues sembra la scala di Milano, con la sola differenza che al posto dell'orchestra ora ci sono gli StickUp sul palco. Non male come gruppo di supporto, energico, sanno tenere caldo il folto gruppo di kids sotto lo stage ma sono un po' ipocriti (inneggiano a Gesu' Cristo, pero' portano addosso magliette degli Slayer, no comment). Gli It Dies Today sono tiepidi e banali, bisogna aspettare l'arrivo degli Aiden perke' la hall diventi un unico moshpit furioso. Nonostante la imbarazzante somiglianza con i My Chemical Romance, gli Aiden sfoderano una peformance da urlo, lasciandomi scappare qualche applauso un piu' per la grinta e l'impressionante tecnica, nonche' una tenuta sul palco a dir poco invidiabile. L'emozione sale, le tende si aprono ed un boato assordante accoglie i 5 cavalieri di Burlington. "Your sword Vs my dagger" e' un pugno in faccia, cosi' come "Fist wrapped in blood" e la poderosa "The weak and the wounded", con cui si scatena un sanguinoso circle pit. Una manciata di hit del passato, tra cui spicca la splendida "November", per poi ritornare alle bordate emozionali del nuovo disco. "My heroine" e "Defend you" sono pulite e precise. "Already dead" mi fa perdere la voce, la canto a squarciagola. Lo show si avvia alla chiusura con una toccante versione acustica di "Call it Karma". C'e' ancora tempo per un bis..il pubblico canta a ruota "My heart bleeds no more" e gli hardcore kids quasi mi ammazzano entrando nel moshpit con calci circolari alla Van Damme. Torno a casa col sorriso sulle labbra e col pensiero rivolto ai miei soci Ronny, Klaude, Poli e Itch...cosa si sono persi stasera...
Giannni
"My Heroine"
The drugs begin to peak
A smile of joy arrives in me
But sedation changes to panic and nausea
And breath starts to shorten
And heartbeats pound softer
You won't try to save me!
You just want to hurt me and leave me desperate!
You taught my heart, a sense I never knew I had.
I can forget, the times that I was
Lost and depressed from the awful truth
How do you do it?
You're my heroine!
You won't leave me alone!
Chisel my heart out of stone, I give in everytime.
You taught my heart, a sense I never knew I had
I can forget, the times that I was
Lost and depressed from the awful truth
How do you do it?
You're my heroine!
I bet you laugh, at the thought of me thinking for myself. (myself)
I bet you believe, that I'm better off with you than someone else.
Your face arrives again, all hope I had becomes surreal.
But under your covers more torture than pleasure
And just past your lips there's more anger than laughter
Not now or forever will I ever change you
I know that to go on, I'll break you, my habit!
You taught my heart, a sense I never knew I had.
I can forget, the times when I was
Lost and depressed from the awful truth
How do you do it?
You're my heroine!
I will save myself!
(Silverstein)
(Carl Sandburg).
Chicago non e' solo alive. Chicago si fa sentire, loud and proud come dicono da queste parti. La scena Emo, Emocore, Screamo e Hardcore e' fiorente e gode di ottima salute, lo vedo dalla fila di gente in attesa davanti alla House of Blues. Stasera suonano i Silverstein, il gruppo canadese che ha dato ispirazione e ragion d'essere alla band in cui canto (o meglio, maltratto l'ugola). Compro un ticket per 30 dollari da un bagarino/strozzino all'angolo di Deabourn street. Se fossi stato nero come lui me lo avrebbe sicuramente venduto a 20. Qui il pregudizio razziale purtroppo dilaga e non solo dalla parte dei bianchi. Mi metto in coda e parlo con due liceali che subito smaniano di chiedermi di nuovi modelli Ducati usciti in Italia. Persona sbagliata guys, io le moto le odio. Gli parlo della mia band, di quanto la scena emocore e screamo in Italia sia misera e ridicola. Loro mi dicono che solo nel loro liceo ce ne sono 20 di gruppi emocore. Paese fantastico. La House of Blues sembra la scala di Milano, con la sola differenza che al posto dell'orchestra ora ci sono gli StickUp sul palco. Non male come gruppo di supporto, energico, sanno tenere caldo il folto gruppo di kids sotto lo stage ma sono un po' ipocriti (inneggiano a Gesu' Cristo, pero' portano addosso magliette degli Slayer, no comment). Gli It Dies Today sono tiepidi e banali, bisogna aspettare l'arrivo degli Aiden perke' la hall diventi un unico moshpit furioso. Nonostante la imbarazzante somiglianza con i My Chemical Romance, gli Aiden sfoderano una peformance da urlo, lasciandomi scappare qualche applauso un piu' per la grinta e l'impressionante tecnica, nonche' una tenuta sul palco a dir poco invidiabile. L'emozione sale, le tende si aprono ed un boato assordante accoglie i 5 cavalieri di Burlington. "Your sword Vs my dagger" e' un pugno in faccia, cosi' come "Fist wrapped in blood" e la poderosa "The weak and the wounded", con cui si scatena un sanguinoso circle pit. Una manciata di hit del passato, tra cui spicca la splendida "November", per poi ritornare alle bordate emozionali del nuovo disco. "My heroine" e "Defend you" sono pulite e precise. "Already dead" mi fa perdere la voce, la canto a squarciagola. Lo show si avvia alla chiusura con una toccante versione acustica di "Call it Karma". C'e' ancora tempo per un bis..il pubblico canta a ruota "My heart bleeds no more" e gli hardcore kids quasi mi ammazzano entrando nel moshpit con calci circolari alla Van Damme. Torno a casa col sorriso sulle labbra e col pensiero rivolto ai miei soci Ronny, Klaude, Poli e Itch...cosa si sono persi stasera...
Giannni
"My Heroine"
The drugs begin to peak
A smile of joy arrives in me
But sedation changes to panic and nausea
And breath starts to shorten
And heartbeats pound softer
You won't try to save me!
You just want to hurt me and leave me desperate!
You taught my heart, a sense I never knew I had.
I can forget, the times that I was
Lost and depressed from the awful truth
How do you do it?
You're my heroine!
You won't leave me alone!
Chisel my heart out of stone, I give in everytime.
You taught my heart, a sense I never knew I had
I can forget, the times that I was
Lost and depressed from the awful truth
How do you do it?
You're my heroine!
I bet you laugh, at the thought of me thinking for myself. (myself)
I bet you believe, that I'm better off with you than someone else.
Your face arrives again, all hope I had becomes surreal.
But under your covers more torture than pleasure
And just past your lips there's more anger than laughter
Not now or forever will I ever change you
I know that to go on, I'll break you, my habit!
You taught my heart, a sense I never knew I had.
I can forget, the times when I was
Lost and depressed from the awful truth
How do you do it?
You're my heroine!
I will save myself!
(Silverstein)
giovedì, ottobre 12, 2006
Nuove notizie dal mondo, Pinotto
1. Dopo lo scandalo droga in Parlamento Casini e Gabriella Carlucci hanno chiesto chi un esame per tutti i deputati chi per tutte le cariche pubbliche. Io più che il test sulla droga proporrei quello del quoziente d’intelligenza, perché, tra i parlamentari, più che i tossicodipendenti, mi spaventano i deficienti.
2. Bush ha dichiarati:”Non attaccheremo la Corea”. Avendo visto con più calma del solito il tavolo da gioco del Risiko, ha proseguito, e calcolando che in Afghanistan e in Iraq ha speso troppo carri armatini per cui prima di conquistare tutta l’Asia, come ha scritto sulla carta obiettivo, aspetta di pescare la carta così gli arrivano i rinforzi e attacca il prossimo giro.
3. Momenti di apprensione per i giornalisti italiani a seguito della morte della giornalista russa. Giusto pochi attimi, però, perché passata la paura sono tornati a leccare il culo dei propri editori e a fare inchieste scottanti sulle presine per le padelle.
4. La polizia ha fatto evacuare l’Orso, il famoso centro sociale di Milano. Secondo le autorità:”L’area verrà riqualificata”. Lo stesso è successo e succederà in molti altri centri. Tremano i Navigli perché si dice che, dopo una cena, il sindaco e il vice sindaco abbiano sentito il baccano della zona e si sono improvvisamente resi conto che la tangenziale arriva “solo” a Famagosta. Così si sono detti: perché non asfaltiamo tutto e ci facciamo una bella quattro corsie? Qualcuno canterebbe: là dove c’era l’erba ora c’è…una città.
5. L’avvocato del Milan ha dichiarato che la penalizzazione va annullata o, quantomeno, ridotta perché Meani, responsabile del rapporto con gli arbitri e stipendiato dall’A.C. Milan, aveva un ruolo marginale. Da questo ho dedotto una cosa: io prendo tre amici fidati e andiamo a fare una bella rapina in banca. Tuttavia, non entriamo dentro, aspettiamo in macchina. Nella banca mandiamo un conoscente, se lo beccano pace…aveva un ruolo marginale.
6. Ho trovato personalmente una soluzione ad un antico problema dell’Atm, azienda dei trasporti milanese. Va fatto compilare un questionario ai conducenti di autobus e tram in cui indichino simpatie ed antipatie. In seguito verranno assegnate le vetture a due simpatici con in mezzo, però, uno che sta sulle palle ad entrambi, così finisce questo vizio del trenino brasiliano di mezzi con delle belle pause, se lo perdi, di venti minuti/ mezz’ora.
7. I farmaci sono arrivati sui banchi in alcuni supermarket e portano un risparmio ai consumatori del 40%. I farmacisti hanno visto le loro entrate crollare improvvisamente. Tuttavia, per poco tempo, perché si sono riprese grazie alla vendita a loro stessi di calmanti e antidepressivi.
2. Bush ha dichiarati:”Non attaccheremo la Corea”. Avendo visto con più calma del solito il tavolo da gioco del Risiko, ha proseguito, e calcolando che in Afghanistan e in Iraq ha speso troppo carri armatini per cui prima di conquistare tutta l’Asia, come ha scritto sulla carta obiettivo, aspetta di pescare la carta così gli arrivano i rinforzi e attacca il prossimo giro.
3. Momenti di apprensione per i giornalisti italiani a seguito della morte della giornalista russa. Giusto pochi attimi, però, perché passata la paura sono tornati a leccare il culo dei propri editori e a fare inchieste scottanti sulle presine per le padelle.
4. La polizia ha fatto evacuare l’Orso, il famoso centro sociale di Milano. Secondo le autorità:”L’area verrà riqualificata”. Lo stesso è successo e succederà in molti altri centri. Tremano i Navigli perché si dice che, dopo una cena, il sindaco e il vice sindaco abbiano sentito il baccano della zona e si sono improvvisamente resi conto che la tangenziale arriva “solo” a Famagosta. Così si sono detti: perché non asfaltiamo tutto e ci facciamo una bella quattro corsie? Qualcuno canterebbe: là dove c’era l’erba ora c’è…una città.
5. L’avvocato del Milan ha dichiarato che la penalizzazione va annullata o, quantomeno, ridotta perché Meani, responsabile del rapporto con gli arbitri e stipendiato dall’A.C. Milan, aveva un ruolo marginale. Da questo ho dedotto una cosa: io prendo tre amici fidati e andiamo a fare una bella rapina in banca. Tuttavia, non entriamo dentro, aspettiamo in macchina. Nella banca mandiamo un conoscente, se lo beccano pace…aveva un ruolo marginale.
6. Ho trovato personalmente una soluzione ad un antico problema dell’Atm, azienda dei trasporti milanese. Va fatto compilare un questionario ai conducenti di autobus e tram in cui indichino simpatie ed antipatie. In seguito verranno assegnate le vetture a due simpatici con in mezzo, però, uno che sta sulle palle ad entrambi, così finisce questo vizio del trenino brasiliano di mezzi con delle belle pause, se lo perdi, di venti minuti/ mezz’ora.
7. I farmaci sono arrivati sui banchi in alcuni supermarket e portano un risparmio ai consumatori del 40%. I farmacisti hanno visto le loro entrate crollare improvvisamente. Tuttavia, per poco tempo, perché si sono riprese grazie alla vendita a loro stessi di calmanti e antidepressivi.
mercoledì, ottobre 11, 2006
Chronicles from the Windy City
“Hey Nico, you’re about to see middle America!”. L’affermazione alquanto borghese del mio capo potrebbe avere un che’ di offensivo, se non fosse prontamente salvata in corner da un successivo “Which is quite good”. La festa di matrimonio di Alicia si svolge in una grande e spaziosa sala da ricevimento nei pressi di Harlem Avenue. Il luogo e’ piuttosto elegante per essere un ritrovo del suddetto “ceto medio-basso” e gli invitati hanno ampi sorrisi stampati sulle labbra, coadiuvati da fiumi di Budweiser (rigorosamente) Light. Arriviamo un po’ in ritardo, anzi un po’ troppo in ritardo, dato che le porte dell’open bar mi vengono schiantate in faccia dal barista cafone quanto un redneck sotto anfetamina. Niente Bud per ora. Mi scafuddero’ di vino a cena. E cosi’ e’. Sono all’ottavo bicchiere di Chardonnay e devo proprio dire che questa middle America mi piace. Sara’ l’eccesso di libagioni, saranno le portate ottime e deliziose, sara’ la simpatia dei convitati o la perfetta letizia degli sposi (che ballano con goffa tenerezza un lento di Frank Sinatra), ma mi sto divertendo un sacco. Punto e basta. Mi diverte pure il fatto che riesco in ogni luogo a collezionare figure di merda clamorose: questa volta faccio il marpione con una donna (a mia insaputa) sposata…con il marito di fianco!! In questi giorni ho scoperto con piacere che ci sono tante belle emozioni da vivere nel cuore di questa Chicago. Ho pure ritrovato l’ispirazione dopo un mese di silenzio e mi sono messo di nuovo a giocare con le rime. Tutte dedicate a questa magica citta’, diventata la mia dolce seconda casa.
Gianni
Arlington Confessions
Here I am again,
strolling in this windy town
where I’m facing all these steps.
And I cure this pain,
Filling in my current down
With shots of Smirnoff on warm Schweppes.
Fall Out Boy is taking over
But I’m sure I know
Chicago wasn’t so, eight years ago.
As I start feeling sober
I should take a bow
And close the curtains of my dying show.
Another night I’ll be sleeping alone
Working my fingers to the bone.
Now that I might forget all that is gone
I’m still commiserating, feeling undone.
Red and yellow to the ground,
Autumn falls on Lincoln streets
And slowly colors these long drives.
Your phone rings but there’s no sound
And I wait in these cold sheets
For a broken dream that wears blue eyes.
Another night I’ll be thinking of me,
Holding so tight on Chris Carrabba’s poetry.
Another night painting my young history,
The places to be, the faces to see,
My own misery…
(Nicolo' Cascinu)
Gianni
Arlington Confessions
Here I am again,
strolling in this windy town
where I’m facing all these steps.
And I cure this pain,
Filling in my current down
With shots of Smirnoff on warm Schweppes.
Fall Out Boy is taking over
But I’m sure I know
Chicago wasn’t so, eight years ago.
As I start feeling sober
I should take a bow
And close the curtains of my dying show.
Another night I’ll be sleeping alone
Working my fingers to the bone.
Now that I might forget all that is gone
I’m still commiserating, feeling undone.
Red and yellow to the ground,
Autumn falls on Lincoln streets
And slowly colors these long drives.
Your phone rings but there’s no sound
And I wait in these cold sheets
For a broken dream that wears blue eyes.
Another night I’ll be thinking of me,
Holding so tight on Chris Carrabba’s poetry.
Another night painting my young history,
The places to be, the faces to see,
My own misery…
(Nicolo' Cascinu)
martedì, ottobre 10, 2006
Reality Gio

Come molti di voi sapranno i reality stanno chiudendo i battenti. Molta gente non li guarda più con la stessa assiduità di due o tre anni fa e i format sono così al limite da sembrare spesso ridicoli(vedi Wild West o la Pupa e il Secchione).
Il nostro blog vuole rendere omaggio a questo genere in decadenza creandone uno con i propri mezzi.
C’è un ragazzo chiuso ormai da mesi in una casa che combatte con la propria tesi, non può avere contatti esterni, il suo unico compagno di avventura è il pc.
Ogni giovedì sera potete seguirlo su Tele Misurata e vedere le evoluzioni del suo lavoro. Ogni puntata deve affrontare la sfida settimanale; la prof. cerca di cancellargli più capitoli possibili per far continuare il reality ma lui con cura certosina deve sistemare ogni particolare per poter passare incolume alla drastica riduzione del proprio elaborato. Nelle prime puntate ha vinto un gioco, un bersaglio con le freccette e nelle pause di studio si divertiva molto; solo che, una settimana fa, uno dei produttori lo ha battuto nella sfida per poterlo tenere e il ragazzo si è trovato anche senza l’unico passatempo ludico. Gli sono state regalate delle videocassette, la produzione le ha fatte passare credendole degli horror come scritto nei titoli, tuttavia, si sono dimostrate dei porno hard-core spiegando così le sue profonde occhiaie…
Sfortunatamente alle comunicazioni telefoniche via cellulare ha dato da solo un duro colpo mentre per quanto riguarda cibo e bevande si limita ai partner commerciali del nostro reality: Red Bull, Lavazza, Ginseng, Guaranà e Prozac. L’altra sera abbiamo anche provato a prendere una ragazza sottocasa, in circonvallazione esterna,per animare un po’ il reality, solo che, al momento di trattare per salire nell'appartamento lei mi ha detto: "mezz’ora 50 euro, un’ora 75, no trattative". Dopo aver fatto i calcoli per tenerla dentro una settimana, non ho capito tuttora che tipo di showgirl sia, perchè cacchio, a saperlo prima, a quel prezzo gli prendevo una Valeria Marini o un’Alessia Merz!!!
Il programma, se tutto andrà per il verso giusto, dovrebbe terminare tra poche settimane per cui dobbiamo lanciare un appello:
Fate come noi(vedi immagine) scegliete di eliminare l’intruso e aiutateci a liberare il nostro amico!!
giovedì, ottobre 05, 2006
Tra le mie braccia

I due ragazzi nella foto si sono conosciuti a Mykonos quest’estate. Osservando l' immagine è inutile aggiungere che Cupido ha fatto centro nel cuore di entrambi.
La passione è travolgente ma la timidezza li ha spinti a mantenere il silenzio sulla loro relazione. Il ragazzo che si appoggia dolcemente sulla spalla dell’altro ha deciso di fare il primo passo e attraverso le umili pagine di questo blog dedica una canzone al proprio amato.
Tuttavia, non un brano qualsiasi, mi ha rivelato l'innamorato, ma la vera e propria colonna sonora del tempo finora passato insieme.
Io non so parlar d'amore
l'emozione non ha voce
E mi manca un po' il respiro
se ci sei c'è troppa luce
La mia anima si spande
come musica d'estate
poi la voglia sai mi prende
e mi accende con i baci tuoi
Io con te sarò sincero
resterò quel che sono
disonesto mai lo giuro
ma se tradisci non perdono
Ti sarò per sempre amico
pur geloso come sai
io lo so mi contraddico
ma prezioso sei tu per me
Tra le mie braccia dormirai
serena..mente
ed è importante questo sai
per sentirci pienamente noi
Una salsiccia mi darai
che io non conosco
il mio compagno tu sarai
fino a quando so che lo vorrai
Due caratteri diversi
prendon fuoco facilmente
ma divisi siamo persi
ci sentiamo quasi niente
Siamo due legati dentro
da un amore che ci dà
la profonda convinzione
che nessuno ci dividerà
Tra le mie braccia dormirai
serenamente
ed è importante questo sai
per sentirci pienamente noi
Una salsiccia mi darai
che io non conosco
il mio compagno tu sarai
fino a quando lo vorrai
poi vivremo come sai
solo di sincerità
di amore e di fiducia
poi sarà quel che sarà
Tra le mie braccia dormirai
serenamente
ed è importante questo sai
per sentirci pienamente noi
martedì, ottobre 03, 2006
Notizie dal mondo, Pinotto
1. Berlusconi ha dichiarato che scenderà in piazza con tutta la Casa delle Libertà per manifestare contro questa finanziaria e contro il governo che, a contrario di quanto affermato in campagna elettorale, ha aumentato le tasse. Come location il Cavaliere ha scelto il Ponte sullo stretto di Messina per dimostrare che, loro sì, le mantenevano le promesse.
2. Il Ministro della Giustizia Mastella si è detto non totalmente soddisfatto della manovra varata dai propri colleghi e ha portato una critica decisa secondo il proprio stile chiaro e irremovibile:”Io lì l’avrei fatta sicuramente un po’ più gn, mentre là certamente un po’ meno gn”!!!
3. Dopo che Tavaroli, ex capo della sicurezza Telecom, da un luogo fresco e con pochi raggi di sole, ha lanciato accuse a Moratti e all’Inter rei di aver fatto seguire l’arbitro De Santis, Tanzi si è sentito mordere il fegato dall’invidia ed è corso in Procura gridando che lui lo diceva che la sua filippina rubava in casa da anni. Si cerca a Manila donna di bassa statura, di mezza età con patrimonio Parmalat.
4. Dopo Uomini e Donne e la Pupa e il Secchione, Canale 5 ha deciso di dare una virata culturale al proprio palinsesto riassumendo in un format il meglio delle proprie attività televisive. Il prossimo programma, di livello sicuramente più intellettuale, si chiamerà “3 Minuti”. Un ragazzo e una ragazza nel primo minuto si conosceranno, nel secondo si scambieranno qualche breve discorso e nel terzo, facendo impennare lo share, daranno sfogo al risultato fisico del fin troppo lungo avvicinamento avvenuto nella prima parte del programma.
5. A seguito del caso di Maria, la bambina bielorussa che è dovuta tornare in patria forzatamente, pare che Emanuele Filiberto, figlio di Vittorio Emanuele di Savoia, stanco delle figure di merda del padre, abbia dichiarato:”Voglio essere rimandato anche io a casa mia in Svizzera”.
6. Pare che, dopo il doppio sorpasso di Schumacher ai danni di Fisichella(passando con due ruote nell’erba) e Alonso(sverniciato all’interno di una curva lenta), a Briatore non gli tiri più; hanno dato esito negativo anche i test nella galleria del vento.
7. Dopo che nella finanziaria il Governo Prodi ha deciso di tassare maggiormente le auto SUV, in molti dal Porsche Cayenne hanno tuonato:”Così si colpisce il ceto medio”. C’è già preoccupazione tra gli operai per la finanziaria 2008 si dice che verranno tassate le barche oltre i 20 metri.
8. Pare che la Tim, sponsor della Serie A e Serie B del campionato di calcio italiano, sia decisa a mollare tutto; “Dopo l’allontanamento del nostro cliente più affezionato Luciano Moggi”, hanno dichiarato i dirigenti, “il nostro bilancio è crollato”. Così si è capito che oltre ad essere direttore generale della Juventus e il Gestore del campionato era anche lo Sponsor. Uno e Trino.
2. Il Ministro della Giustizia Mastella si è detto non totalmente soddisfatto della manovra varata dai propri colleghi e ha portato una critica decisa secondo il proprio stile chiaro e irremovibile:”Io lì l’avrei fatta sicuramente un po’ più gn, mentre là certamente un po’ meno gn”!!!
3. Dopo che Tavaroli, ex capo della sicurezza Telecom, da un luogo fresco e con pochi raggi di sole, ha lanciato accuse a Moratti e all’Inter rei di aver fatto seguire l’arbitro De Santis, Tanzi si è sentito mordere il fegato dall’invidia ed è corso in Procura gridando che lui lo diceva che la sua filippina rubava in casa da anni. Si cerca a Manila donna di bassa statura, di mezza età con patrimonio Parmalat.
4. Dopo Uomini e Donne e la Pupa e il Secchione, Canale 5 ha deciso di dare una virata culturale al proprio palinsesto riassumendo in un format il meglio delle proprie attività televisive. Il prossimo programma, di livello sicuramente più intellettuale, si chiamerà “3 Minuti”. Un ragazzo e una ragazza nel primo minuto si conosceranno, nel secondo si scambieranno qualche breve discorso e nel terzo, facendo impennare lo share, daranno sfogo al risultato fisico del fin troppo lungo avvicinamento avvenuto nella prima parte del programma.
5. A seguito del caso di Maria, la bambina bielorussa che è dovuta tornare in patria forzatamente, pare che Emanuele Filiberto, figlio di Vittorio Emanuele di Savoia, stanco delle figure di merda del padre, abbia dichiarato:”Voglio essere rimandato anche io a casa mia in Svizzera”.
6. Pare che, dopo il doppio sorpasso di Schumacher ai danni di Fisichella(passando con due ruote nell’erba) e Alonso(sverniciato all’interno di una curva lenta), a Briatore non gli tiri più; hanno dato esito negativo anche i test nella galleria del vento.
7. Dopo che nella finanziaria il Governo Prodi ha deciso di tassare maggiormente le auto SUV, in molti dal Porsche Cayenne hanno tuonato:”Così si colpisce il ceto medio”. C’è già preoccupazione tra gli operai per la finanziaria 2008 si dice che verranno tassate le barche oltre i 20 metri.
8. Pare che la Tim, sponsor della Serie A e Serie B del campionato di calcio italiano, sia decisa a mollare tutto; “Dopo l’allontanamento del nostro cliente più affezionato Luciano Moggi”, hanno dichiarato i dirigenti, “il nostro bilancio è crollato”. Così si è capito che oltre ad essere direttore generale della Juventus e il Gestore del campionato era anche lo Sponsor. Uno e Trino.
venerdì, settembre 29, 2006
Chronicles from the Windy City
Stanco, direi piuttosto morto. I ritmi di lavoro sono stressanti, la mia carta prepagata di Starbucks da 25 dollari sta gia’ finendo e gia’ sento la mancanza di caffeina che scorre impetuosa nelle vene. Per rimediare sorseggio avidamente Southern Comfort, il buon whisky in stanza non manca mai e mai manchera’. Mi dirigo verso North Clark, direzione SmartBar. Stasera Tiga suona non molto lontano dai miei alloggi, non posso perdere l’evento per nessuna ragione al mondo. Il vento gelido mi taglia le guance ma almeno congela I mille pensieri che mi pogano nel teschio. Sono le 11 e nessuno all’entrata…fanculo a me e al mio patologico essere sempre in anticipo, quanto mi odio. Nel frattempo bisogna ubriacarsi, bisogna guarire con la birra la solitudine. Passo da un pub all’altro con la disinvoltura di un bohemienne. La testa e’ una ruota panoramica ed io soffro di vertigini. Decido di entrare nel club. Cazzo quanto si e’ riempito. “Allora qualcuno qui conosce Tiga per davvero!” penso tra me e me. I corpi si muovono con furore bacchico, acidi ritmi europei si liberano nell’aria che odora di sudore e frenesia. Sono in bocca alla console. Chiedo a Tiga di suonare “louder than a bomb”, mi manda giustamente a cagare dicendomi che e’ troppo presto per una hit del genere. Ha ragione ed io sono un babbo. Adoro questo dj, riesce a mandare in delirio pure gli americani che, ditto sinceramente, di tech-house non capiscono un beneamato cazzo. Le sue mani sono veloci sui piatti, trasformati in ruote d’acciaio che viaggiano e svariano a velocita’ ultrasoniche. “Maneater” di Nelly Furtado si trasforma nel piu’ bel pezzo da rave che abbia mai ascoltato. E’ un assalto continuo, neanche un minuto per riposare le membra gonfie di Vodka e Redbull. “Pleasures from the bass, a place to call your own”… Mi giro e ti vedo. Il mondo attorno a me si ferma, non esiste piu’. Dio come sei bella. Bella da mozzare il fiato. Non sei bionda, non sei finta, non sei come tutte le altre anime di plastica che popolano il quartiere. Quasi quasi scappiamo a Vegas e ci sposiamo, ma nella chiesetta stile sixties con Elvis e Marylin che ci fan da testimoni! Perche’ sei cosi’ provocante? Perche’ mi balli cosi’ vicino? Perche’ devi fare incazzare il tuo ragazzo proprio questa sera? Perche’ sono cosi’ scemo da darti corda? Il suddetto boyfriend, un bufalo inferocito alto 2 metri, si avvicina e mi minaccia con la bottiglia di Miller vuota. Decido di mollare il colpo, esco dal club con la coda tra le gambe e me ne torno a casa, sconsolato ed ubriaco fradicio.
Strange people, strange world…
I pensieri inondano il cranio di nuovo.
Gianni
Let's get fucked up and die
Let's get fucked up and die..
I'm speaking figuratively, of course..
Like the last time that I committed suicide.. social suicide..
Yeah, so I'm already dead on the inside,
But I can still pretend with my memories and photographs,
I have learned to love the lie.
I wanna know what it's like to be awkward and innocent, not belligerent.
I wanna know how it feels to be useful and pertinent and have common sense.. yeah
Let me in, let me in to the club, cuz I wanna belong,
And I need to get strong, and if memory serves,
I'm addicted to words and they're useless.
Let's get fucked up and die..
I'm riding hard on the last lines of every lie,
And the BMX bike of my life is about to explode,
I'm about to explode.
I'm a mess, I'm a wreck.
I am perfect, and I have learned to accept all my problems and short comings,
Cause I am so visceral, yet deeply inept.
I want to thank you for being a part of my forget-me-nots and marigolds..
And all the things that don't get old..
Is it legal to do this? I surely don't know.
It's the only way I have learned to express myself through other peoples' descriptions of life..
I'm afraid I'm alone and entirely useless...
Let's get fucked up and die.
For the last time with feeling
we'll try not to smile
As we cover our heads and drink heavily into the nights
That still shock and surprise.
I believe that I can, overcome this and beat everything in the end
But I choose to abuse for the time being,
maybe I'll win, but for now I've decided to die.
Sister soldier
You’ve been such a positive influence on my mental frame
If I could ever repay you,
I would, but I'm hard up for cash
And my memory lacks initiative.
God damn the liquor store's closed,
we were so close to scoring
it hurts, it destroys 'til it kills..
I am tired and hungry and totally useless.
(Motion City Soundtrack)
Strange people, strange world…
I pensieri inondano il cranio di nuovo.
Gianni
Let's get fucked up and die
Let's get fucked up and die..
I'm speaking figuratively, of course..
Like the last time that I committed suicide.. social suicide..
Yeah, so I'm already dead on the inside,
But I can still pretend with my memories and photographs,
I have learned to love the lie.
I wanna know what it's like to be awkward and innocent, not belligerent.
I wanna know how it feels to be useful and pertinent and have common sense.. yeah
Let me in, let me in to the club, cuz I wanna belong,
And I need to get strong, and if memory serves,
I'm addicted to words and they're useless.
Let's get fucked up and die..
I'm riding hard on the last lines of every lie,
And the BMX bike of my life is about to explode,
I'm about to explode.
I'm a mess, I'm a wreck.
I am perfect, and I have learned to accept all my problems and short comings,
Cause I am so visceral, yet deeply inept.
I want to thank you for being a part of my forget-me-nots and marigolds..
And all the things that don't get old..
Is it legal to do this? I surely don't know.
It's the only way I have learned to express myself through other peoples' descriptions of life..
I'm afraid I'm alone and entirely useless...
Let's get fucked up and die.
For the last time with feeling
we'll try not to smile
As we cover our heads and drink heavily into the nights
That still shock and surprise.
I believe that I can, overcome this and beat everything in the end
But I choose to abuse for the time being,
maybe I'll win, but for now I've decided to die.
Sister soldier
You’ve been such a positive influence on my mental frame
If I could ever repay you,
I would, but I'm hard up for cash
And my memory lacks initiative.
God damn the liquor store's closed,
we were so close to scoring
it hurts, it destroys 'til it kills..
I am tired and hungry and totally useless.
(Motion City Soundtrack)
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Chronicles from the Windy City
giovedì, settembre 21, 2006
Arrivederci Milano!
Da domani mattina non ci rivedremo per un bel pò. Un pochino mi spiace, anche se di questa "pausa" ne avevo proprio bisogno. Queste ultime ore le dedicherò ai miei amici, ai miei pensieri più intimi e profondi. Non faccio che fantasticare su come saranno scandite le mie giornate, su quanti chili prenderò (inevitabile dato che adoro le schifezze tipo panini chiamati "double animal XXL"), su chi incontrerò e di questi quante persone veramente interessanti conoscerò...
...le pare come vedete non mi lasciano mai, me le porterò in valigia ma con un sovraccarico di speranze e buoni propositi, per poter conoscere meglio uno dei paesi che più mi incantano, per potermi conoscere ancora di più (dato che siamo sempre eterni studenti di noi stessi), per vivere in modo diverso ed affrontare una nuova sfida da cui spero di uscirne vittorioso.
Arrivederci Milano!
Gianni
PS: ovviamente stay tuned perchè vi scriverò da qui delle mie avventure a stelle e striscie!
Voglio, avrò
Voglio, avrò —
se non qui,
in altro luogo che ancora non so.
Niente ho perduto.
Tutto sarò.
(Fernando Pessoa)
...le pare come vedete non mi lasciano mai, me le porterò in valigia ma con un sovraccarico di speranze e buoni propositi, per poter conoscere meglio uno dei paesi che più mi incantano, per potermi conoscere ancora di più (dato che siamo sempre eterni studenti di noi stessi), per vivere in modo diverso ed affrontare una nuova sfida da cui spero di uscirne vittorioso.
Arrivederci Milano!
Gianni
PS: ovviamente stay tuned perchè vi scriverò da qui delle mie avventure a stelle e striscie!
Voglio, avrò
Voglio, avrò —
se non qui,
in altro luogo che ancora non so.
Niente ho perduto.
Tutto sarò.
(Fernando Pessoa)
giovedì, luglio 27, 2006
Correre
La corsa non è un’attività che pratico abitualmente, ma la pausa estiva di altri sport a cui mi dedico più assiduamente come tennis e calcetto, mi ha spinto ad avvicinarmici. In effetti, un po’ di curiosità me l’aveva già messa Linus su radio Deejay. La sua passione è così sviscerata che quando racconta di maratone a Roma, a New York o a Londra cresce esponenzialmente dentro di me la voglia di allenarmi per raccontare di aver corso sotto il Colosseo o essere passato per Piccadilly Circus e Trafalgar Square( e magari di non esserci transitato in ultima posizione…).
Tornando alla realtà, per ora, l’unico paesaggio che vedo( ma che sento soprattutto) è quel del Naviglio di via Ludovico il Moro. Correre per 6 km non è un’impresa incredibile eppure, per ora, le visioni arrivano anche prima della metà della distanza da percorrere. Senza contare che con Davide, il compagno di allenamenti (sempre che la parola allenamento non si offenda), proviamo a parlare per i primi 500 metri poi subentra l’apnea per lo sforzo e la parte rimanente del tragitto è occupata dai pensieri.
Mancavano circa 2 km alla fine l’altro ieri, quando mi è venuta in mente la storia di un protagonista dell’atletica leggera che avevo letto su un libro. Il campione è Emil Zatopek e la sua avventura alle Olimpiadi di Helsinki del 1952 è raccontata da Ugo Riccarelli:
Ai giochi olimpici di Helsinki aveva vinto i cinquemila, i diecimila metri. Gli restava la maratona, e lui volle provare. Mai un uomo era riuscito a vincere tutto quanto insieme, nessuno aveva mai neanche osato tanto. La maratona non è corsa di sola resistenza. È una discesa nell’anima, è coraggio, tattica e fatica. Richiede particolare conoscenza e dedizione, così che la corrono soltanto specialisti. Zatopek si presentò ignaro alla partenza, essendo la prima volta che tentava. Inoltre aveva nelle gambe altre vittorie, altre distanze, e la volontà e la speranza che quei suoi allenamenti potessero aiutarlo nell’impresa. Aveva l’umiltà dei grandi e all’avvio, invece di comportarsi da sconsiderato, si mise dietro ai talloni dell’inglese Peters, che era il campione da tutti favorito.
La corsa partì e Zatopek cercò di resistere al passo regolare dei maratoneti, ma ebbe qualche difficoltà e dovette impegnarsi a recuperare. Arrivato al quindicesimo chilometro, raggiunti gli altri, si guardò attorno nel gruppetto. Si sentiva un pesce fuor d’acqua, un principiante. Forse temette di sbagliare, di essersi imbarcato in un’avventura più grande di lui, un esordiente ficcato in quella corsa da massacro senza conoscere i tempi giusti per danzare. Perché correre in resistenza è simile all’andare in musica, al ticchettio di un orologio. Bisogna fare e rifare sempre la stessa mossa, quella caduta in avanti interrotta, ma con una giusta spinta, con cadenza precisa, affinché la molla non si spezzi o non si consumi la carica prima che l’ora sia arrivata. Così, davvero ingenuo, affiancò Jim Peters che guidava la corsa e in un inglese semplice, a stento, gli domandò se il suo fosse un buon passo, se fosse troppo accelerato o invece troppo lento.
“Scusami” gli disse, “ma sai, è la mia prima volta.”
Quell’altro era duramente impegnato(avrebbe poi ammesso che l’andatura era già molto sostenuta)e si indispettì per l’insolita domanda. Forse anche nella speranza di tirare un colpo basso al ceco gli disse che sì, il passo era troppo lento, e con quel ritmo leggero non sarebbe mai arrivato. Così il neomaratoneta, preoccupato, rispose con un grazie di cuore e aumentò la corsa, staccò i concorrenti e arrivò per primo allo stadio dove migliaia di finlandesi ammirati lo attendevano in piedi, acclamandolo.
Pinotto
Tornando alla realtà, per ora, l’unico paesaggio che vedo( ma che sento soprattutto) è quel del Naviglio di via Ludovico il Moro. Correre per 6 km non è un’impresa incredibile eppure, per ora, le visioni arrivano anche prima della metà della distanza da percorrere. Senza contare che con Davide, il compagno di allenamenti (sempre che la parola allenamento non si offenda), proviamo a parlare per i primi 500 metri poi subentra l’apnea per lo sforzo e la parte rimanente del tragitto è occupata dai pensieri.
Mancavano circa 2 km alla fine l’altro ieri, quando mi è venuta in mente la storia di un protagonista dell’atletica leggera che avevo letto su un libro. Il campione è Emil Zatopek e la sua avventura alle Olimpiadi di Helsinki del 1952 è raccontata da Ugo Riccarelli:
Ai giochi olimpici di Helsinki aveva vinto i cinquemila, i diecimila metri. Gli restava la maratona, e lui volle provare. Mai un uomo era riuscito a vincere tutto quanto insieme, nessuno aveva mai neanche osato tanto. La maratona non è corsa di sola resistenza. È una discesa nell’anima, è coraggio, tattica e fatica. Richiede particolare conoscenza e dedizione, così che la corrono soltanto specialisti. Zatopek si presentò ignaro alla partenza, essendo la prima volta che tentava. Inoltre aveva nelle gambe altre vittorie, altre distanze, e la volontà e la speranza che quei suoi allenamenti potessero aiutarlo nell’impresa. Aveva l’umiltà dei grandi e all’avvio, invece di comportarsi da sconsiderato, si mise dietro ai talloni dell’inglese Peters, che era il campione da tutti favorito.
La corsa partì e Zatopek cercò di resistere al passo regolare dei maratoneti, ma ebbe qualche difficoltà e dovette impegnarsi a recuperare. Arrivato al quindicesimo chilometro, raggiunti gli altri, si guardò attorno nel gruppetto. Si sentiva un pesce fuor d’acqua, un principiante. Forse temette di sbagliare, di essersi imbarcato in un’avventura più grande di lui, un esordiente ficcato in quella corsa da massacro senza conoscere i tempi giusti per danzare. Perché correre in resistenza è simile all’andare in musica, al ticchettio di un orologio. Bisogna fare e rifare sempre la stessa mossa, quella caduta in avanti interrotta, ma con una giusta spinta, con cadenza precisa, affinché la molla non si spezzi o non si consumi la carica prima che l’ora sia arrivata. Così, davvero ingenuo, affiancò Jim Peters che guidava la corsa e in un inglese semplice, a stento, gli domandò se il suo fosse un buon passo, se fosse troppo accelerato o invece troppo lento.
“Scusami” gli disse, “ma sai, è la mia prima volta.”
Quell’altro era duramente impegnato(avrebbe poi ammesso che l’andatura era già molto sostenuta)e si indispettì per l’insolita domanda. Forse anche nella speranza di tirare un colpo basso al ceco gli disse che sì, il passo era troppo lento, e con quel ritmo leggero non sarebbe mai arrivato. Così il neomaratoneta, preoccupato, rispose con un grazie di cuore e aumentò la corsa, staccò i concorrenti e arrivò per primo allo stadio dove migliaia di finlandesi ammirati lo attendevano in piedi, acclamandolo.
Pinotto
mercoledì, luglio 12, 2006
Una vita che ti aspetto!!!!

ItaliaGhana. Barcollando. Aperitivo. Pirlo da fuori area. Gilardino si abbassa. 1 a 0. Sedie che volano. Cocktail rovesciati. Pasta gratis. Inizio secondo tempo. Contropiede all’italiana. Iaquinta 2 a 0. Fine partita. 3 punti.
ItaliaUsa. Festa di laurea di Daniele. Tv senza antenna effetto anni ’80. L’immagine va e viene. Gilardino va e basta. Si tuffa di testa 1 a 0.Zaccardo si scorda quale sia la porta amica e quale quella avversaria. 1 a 1.De Rossi alza il gomito. Sangue americano e Italia in dieci. Gli Stati Uniti rispondono sempre alla violenza subita e finiscono in nove. 4 punti.
ItaliaRepubblicaCeca. Amburgo. 1200km in auto. Valli svizzere. Foresta tedesca. Notte in macchina col sacco e pelo. Sveglia incriccata. Cechi Cechi e ancora Cechi. Sono il doppio degli italiani. Intervista della Bbc grazie ad una maglietta di Zola. Olandesi Portoghesi Inglesi Argentini!! L’aria del mondiale è incredibile. Lo stadio. Via. Fischio d’inizio. Buffon fa miracoli. Nesta si fa male. Materazzi entra e fa gol. Ceco espulso. Inzaghi gol. 2 a 0. Fine partita. Il ceco eliminato accanto a me si alza mi stringe la mano. Good luck gli esce dalla bocca. Il mondiale è l’esatto opposto della Serie A. 1200 km per tornare a casa. Sosta ad Hannover. Coreani. Svizzeri. Altra città. Altri popoli in attesa di una qualificazione per continuare il sogno. Autostrade ingolfate che sembrano la A1. Errori di percorso. Statali interminabili. Ritorno a casa dopo 14 ore di viaggio. Siamo agli ottavi.
ItaliaAustralia. I canguri prima dell’esame. Impossibile ripassare. Lo studio e la partita da solo. Materazzi espulso. Dov’è la maglia portafortuna dell’Italia di Zola?5 minuti prima della fine la trovo nei panni lavati. 3 minuti di recupero. 30 secondi alla fine. Totti lancia per Grosso che salta un uomo. Entra in area. Rigore. Stavolta non c’è Moreno. Totti fa il cucchiaio?No non fare il cucchiaio!Calcia di potenza all’incrocio. L’esultanza è doppia. Gooool e fine partita. Ora i quarti.
ItaliaUcraina. Casa di Marco. Bastano 5 minuti a Zambrotta. 1 a 0. Schiaffi botte urla. Quanto costa un gol?a me, questo, un orologio che vola nel casino. Shevchenko è più solo di un pinguino in Africa. Fine primo tempo. Tiramisù. Sigarette. Cross di Totti. Toni di testa. 2 a 0. Finalmente la mano vicina all’orecchio del bomber. Altre botte altre spinte. Ho tolto ogni oggetto che si può rompere. Zambrotta entra in area. Toni 3 a 0. Altra mano vicina all’orecchio. I fiorentini direbbero Toni e fulmini. Wilkommen Deutchland.
ItaliaGermania. Casa di amici di Ale. Chi le ha mai viste queste facce?Ma chissenefrega. La scaramanzia del posto diverso ogni partita deve continuare. 0 a 0 primo tempo. Pizza al trancio a scrocco. 0 a 0 secondo tempo. Supplementari. Palo di Giardino. Traversa di Zambrotta. 3 minuti ai rigori. Calcio d’angolo. Pirlo passa a Grosso. Non stoppa. Tiiiira. Gooool 1 a 0. Palla al centro. Gila in contropiede. Usa lo specchietto retrovisore per vedere Del Piero. Palla all’incrocio. 2 a 0. Non male per pizzamandolino vero Bild? Degenero. Le colonne di S. Lorenzo tremano. Le macchine dei passanti pure. L’addio a Zidane lo diamo noi.
ItaliaFrancia. Anguraio sotto casa. Mai stato così pieno. 200 battiti. 23 anni che aspetto. 7 minuti neanche il tempo di entrare nella partita. Materazzi alza un po’ la gamba. Rigore. Non c’era. Tira Zidane. Cucchiaio. La palla prende la traversa. Gol. Occhi persi nel vuoto. La paura che sia già finita. 19 minuti. Materazzi arriva dove osano le aquile 2 metri e 65 di stacco dirà la Gazzetta. Poteva schiacciare nel basket. In ogni caso 1 a 1. Siamo ancora vivi grida Fabio Caressa. Traversa di Toni. Subiamo. 300 battiti. Supplementari. 2 minuti del secondo. Materazzi a terra. Replay. Testata di Zidane. La carriera di un fenomeno finisce così. Rosso. Rigori. Testa bassa sotto il tavolo. 1000 battiti. Troppe batoste per guardare. Al massimo si possono guardare quelli della Francia. Pirlo urlo della folla nei tavoli vicino. Alzo gli occhi. Wiltord gol. Materazzi urlo. Trezeguet traversa. De Rossi urlo. Abidal gol. Del Piero urlo. Sagnol. Se sbaglia abbiamo vinto. Ma gol. È destino che la fine non la devo guardare. Grosso va a calciare. Les jeux sont fait cari vicini francesi. La gente si alza dalle sedie e grida:
Siamo Campioni del mondo!!!Il campionato del mondo è un’esperienza incredibile, indipendentemente dalla nazione in cui ognuno di noi sia nato. Io questi trenta giorni li ho visti e vissuti così. Sarebbe il massimo sapere come ognuno di voi ha passato questo periodo fantastico per dividere una gioia tale tutti insieme!!!
Pinotto
martedì, luglio 04, 2006
Uncorrectly political: i graffi di Gianni e Pinotto
Coscienze intercettate
“Mancati re, portavoce, mignotte,
conduttori, cortigiani, cocotte,
Bonazza e faccendieri,
bonazze e finanzieri.
A che punto saremo della notte?”
(Stefano Bartezzaghi).
Ci risiamo. Se prima erano i cellulari di Moggi, Galliani & co. ad essere sbattuti sulle prime pagine dei quotidiani, sono spuntati in questi giorni, con puntualità a dir poco allarmante, gli stralci di telefonate scottanti del principe Vittorio Emanuele e del suo entourage. Telefonate compromettenti, che svelano una fitta rete di intrighi e poteri forti, di prostitute e casinò, di favoritismi e frasi non proprio “regali”. Non vorrei però soffermarmi sul contenuti delle frasi in sé (a quello ci penseranno i magistrati) , quanto sul gran polverone politico che è stato ancora una volta agitato dall’utilizzo e pubblicazione di tali intercettazioni. I commenti fioccano da destra a sinistra passando per il centro: chi parla di barbarie, chi di “gogne mediatiche”, chi paventa strane bulimie e via dicendo. Torna con veemenza la questione morale e vengono depositate nuove o vecchie proposte di legge per estirpare il problema alla radice. Ma il problema, a mio avviso, non va estirpato bensì potenziato. Sarò uno dei pochi a pensarla così ma sono un fervido sostenitore della pubblicazione delle intercettazioni. Se le intercettazioni possiedono “una forza invasiva potenzialmente democratica”, come afferma il saggio Marco Pannella, perché non renderne pubblico il contenuto?. Certi nostri politicanti, oltre che offendere e danneggiare la sacrosanta autonomia della magistratura italiana, stanno tentando di sollevare un muro difensivo che li possa legalmente coprire dal loro degrado e dalla quasi totale assenza di valori, valori esibiti tanto ma mai praticati. Sanzioni penali per giornalisti “troppo curiosi” e banchi di nebbia sulle nefandezze di alcuni deputati e senatori. La grande incoerenza tra comportamenti pubblici e privati sta per essere mascherata. Il barlume di libertà di espressione che ancora possediamo sta per esserci tolto, e pochi se ne accorgeranno, o peggio ancora rimarranno indifferenti. Dico questo non per gettare fango su tutta la compagine politica (sarebbe troppo semplicistico), ma su quella parte, cospicua o meno, che utilizza il proprio mestiere per coprire interessi che poco si addicono all’incarico istituzionale ricoperto. Noi italiani, si sa, siamo un popolo molto particolare: viviamo di orgasmi da moviola, godiamo quando vengono compiute eroiche gesta da parte dei muckrackers (ovvero quei giornalisti eternamente devoti alla caccia dello scandalo più “hot” del momento), siamo sacrificate vittime del gossip ma non siamo molto interessati alla trasparenza della nostra classe dirigente. E’ questa la nuda e cruda realtà, una realtà che purtroppo sta per negativizzarsi ulteriormente. E le cose non cambieranno, finchè ci sarà gente che considera i politici come soggetti privilegiati di fronte alla legge e all’opinione pubblica. Finchè ci sarà qualcuno che tutela la privacy dei criminali.
Gianni
Vite spericolate
La cosa che più stupisce nelle vicende di questi ultimi mesi non sono le intercettazioni ma le fette di prosciutto che avevamo sugli occhi mentre osservavamo l’operato di alcuni personaggi i cui inizi e le cui carriere già spiegavano molto. Nella vita di queste persone ci sono particolari che voi umani non potete neanche immaginare…
Franco Carraro: ovvero, mi mancava solo quel posticino in Vaticano…
Dal 1989 al 1993 è stato sindaco di Roma. È stato il 24°, 26° e 31° presidente della FIGC. La sua notorietà a livello nazionale crebbe notevolmente nel 1967, quando, alla morte del padre, divenne presidente dell'AC Milan, carica che terrà fino al 1973. Franco Carraro è stato per tre volte Ministro dello spettacolo: nei governi Goria, De Mita e Andreotti VI. Dal 1989 al 1993 è stato sindaco di Roma per il Partito Socialista Italiano. Dal 1994 al 1999 è presidente del colosso Impregilo, e ne è direttore fino al 2002. Dal 1995 al 2000 è presidente anche di Venezia Nuova Consortium. Tra il 1999 ed il 2000, è vicepresidente di Mediocredito (la merchant bank della ex Banca di Roma, ora Capitalia), di cui è presidente dall'aprile del 2000.
Vittorio Emanuele : un re così l’avremmo voluto tutti…Vittorio Emanuele Alberto, Carlo Teodoro Umberto Bonifacio Amedeo Damiano Bernardino Gennaro Maria, è l'unico figlio maschio dell'ultimo Re d'Italia Umberto II e della regina Maria José.
Si sposò con rito civile a Las Vegas l'11 gennaio 1970 e con rito religioso a Teheran con Marina Ricolfi Doria il 7 ottobre 1971, dopo screzi con il padre dovuti alle origini non nobili della moglie, ex campionessa di nuoto e tennis.
Ha vissuto in Svizzera fino al 2002 quando venne abolita la norma costituzionale che obbligava gli eredi maschi di Casa Savoia all'esilio. Durante il periodo dell'esilio suscitò varie polemiche con alcune dichiarazioni infelici: nel 1997, nel corso di un'intervista televisiva, rifiutò di scusarsi per la firma di un Savoia alle leggi razziali, precisando «No, perché io non ero neanche nato», e aggiungendo che quelle leggi non erano poi «così terribili». Finalmente, nel 2002, con un comunicato emesso da Ginevra, prese ufficialmente le distanze dalle leggi razziali, per la prima volta nella storia di Casa Savoia.
Sempre nel 2002, dopo l'abolizione dell'esilio, insieme con il figlio giurò per iscritto e senza condizioni fedeltà alla Costituzione Repubblicana e al presidente della Repubblica
Nel corso degli anni alcuni scandali hanno segnato la vita di Vittorio Emanuele:
Già negli anni settanta Vittorio Emanuele venne indagato sia dalla pretura di Venezia per traffico internazionale di armi dal giudice istruttore Carlo Mastelloni, sia dalla pretura di Trento seguita dal giudice istruttore Carlo Palermo, caso poi trasferito alla pretura di Roma. Tale indagine fu archiviata. Il 18 agosto 1978, nell'Isola di Cavallo (Corsica), sotto gli effetti dell'alcol durante una lite con il miliardario Nicky Pende, sparò alcuni colpi di fucile. L'ipotesi d'accusa, sulla base della quale fu in seguito arrestato, fu che uno dei proiettili colpì lo studente tedesco di 19 anni Dirk Geerd Hamer, figlio di Ryke Geerd Hamer che stava dormendo in una barca vicina e che morì nel dicembre dello stesso anno dopo una lunga agonia. Di ciò però non vi fu piena prova, in quanto la difesa sostenne la presenza di altre persone che spararono durante la colluttazione poi fuggite e mai identificate dalla gendarmeria francese. Fù sostenuto che anche il calibro ed il rivestimento dei proiettili che ferirono a morte il giovane risultarono diversi da quelli in dotazione al fucile di Vittorio Emanuele di Savoia a cui fù però contestato di aver effettuato una sostituzione d'arma. Nel dicembre del 1991 venne assolto dalla Camera d'accusa parigina dall'accusa di omicidio volontario e condannato a 6 mesi con la condizionale per porto abusivo d'arma da fuoco. È risultato iscritto alla loggia massonica P2 di Licio Gelli con la tessera numero 1621.
Adriano Galliani: dal comune alla Lega Calcio, senza aiuti naturalmente…
Attuale vice-presidente vicario dell'AC Milan ed ex-presidente della Lega Calcio (dimessosi il 22 giugno 2006). Galliani, dopo essersi diplomato geometra, lavora come impiegato al Comune di Monza per otto anni. Successivamente fonda un'azienda specializzata in apparecchiature per la ricezione dei segnali televisivi e questo lo porta, nel 1979, ad entrare nell'orbita di Silvio Berlusconi col quale fonda Canale 5.
Diego Della Valle: Je t’aime, moi non plus
Ex elettore del Partito Repubblicano Italiano, nel 1994 votò e finanziò economicamente Silvio Berlusconi, con cui ebbe però un forte screzio nel 2006 che lo convinse a dimettersi dal consiglio direttivo della Confindustria, dopo le critiche che il Cavaliere gli aveva rivolto in un convegno svoltosi a Vicenza. Amico di Clemente Mastella, in vista delle elezioni politiche del 2006 ha rifiutato una candidatura nell'UDEUR che il politico campano gli aveva offerto.
Luciano Moggi: treno in transito al binario 3 destinazione Regina Coeli
Per la sua precedente attività di impiegato delle Ferrovie italiane è conosciuto nell'ambito giornalistico-sportivo con il nomignolo di Paletta.
Pinotto
“Mancati re, portavoce, mignotte,
conduttori, cortigiani, cocotte,
Bonazza e faccendieri,
bonazze e finanzieri.
A che punto saremo della notte?”
(Stefano Bartezzaghi).
Ci risiamo. Se prima erano i cellulari di Moggi, Galliani & co. ad essere sbattuti sulle prime pagine dei quotidiani, sono spuntati in questi giorni, con puntualità a dir poco allarmante, gli stralci di telefonate scottanti del principe Vittorio Emanuele e del suo entourage. Telefonate compromettenti, che svelano una fitta rete di intrighi e poteri forti, di prostitute e casinò, di favoritismi e frasi non proprio “regali”. Non vorrei però soffermarmi sul contenuti delle frasi in sé (a quello ci penseranno i magistrati) , quanto sul gran polverone politico che è stato ancora una volta agitato dall’utilizzo e pubblicazione di tali intercettazioni. I commenti fioccano da destra a sinistra passando per il centro: chi parla di barbarie, chi di “gogne mediatiche”, chi paventa strane bulimie e via dicendo. Torna con veemenza la questione morale e vengono depositate nuove o vecchie proposte di legge per estirpare il problema alla radice. Ma il problema, a mio avviso, non va estirpato bensì potenziato. Sarò uno dei pochi a pensarla così ma sono un fervido sostenitore della pubblicazione delle intercettazioni. Se le intercettazioni possiedono “una forza invasiva potenzialmente democratica”, come afferma il saggio Marco Pannella, perché non renderne pubblico il contenuto?. Certi nostri politicanti, oltre che offendere e danneggiare la sacrosanta autonomia della magistratura italiana, stanno tentando di sollevare un muro difensivo che li possa legalmente coprire dal loro degrado e dalla quasi totale assenza di valori, valori esibiti tanto ma mai praticati. Sanzioni penali per giornalisti “troppo curiosi” e banchi di nebbia sulle nefandezze di alcuni deputati e senatori. La grande incoerenza tra comportamenti pubblici e privati sta per essere mascherata. Il barlume di libertà di espressione che ancora possediamo sta per esserci tolto, e pochi se ne accorgeranno, o peggio ancora rimarranno indifferenti. Dico questo non per gettare fango su tutta la compagine politica (sarebbe troppo semplicistico), ma su quella parte, cospicua o meno, che utilizza il proprio mestiere per coprire interessi che poco si addicono all’incarico istituzionale ricoperto. Noi italiani, si sa, siamo un popolo molto particolare: viviamo di orgasmi da moviola, godiamo quando vengono compiute eroiche gesta da parte dei muckrackers (ovvero quei giornalisti eternamente devoti alla caccia dello scandalo più “hot” del momento), siamo sacrificate vittime del gossip ma non siamo molto interessati alla trasparenza della nostra classe dirigente. E’ questa la nuda e cruda realtà, una realtà che purtroppo sta per negativizzarsi ulteriormente. E le cose non cambieranno, finchè ci sarà gente che considera i politici come soggetti privilegiati di fronte alla legge e all’opinione pubblica. Finchè ci sarà qualcuno che tutela la privacy dei criminali.
Gianni
Vite spericolate
La cosa che più stupisce nelle vicende di questi ultimi mesi non sono le intercettazioni ma le fette di prosciutto che avevamo sugli occhi mentre osservavamo l’operato di alcuni personaggi i cui inizi e le cui carriere già spiegavano molto. Nella vita di queste persone ci sono particolari che voi umani non potete neanche immaginare…
Franco Carraro: ovvero, mi mancava solo quel posticino in Vaticano…
Dal 1989 al 1993 è stato sindaco di Roma. È stato il 24°, 26° e 31° presidente della FIGC. La sua notorietà a livello nazionale crebbe notevolmente nel 1967, quando, alla morte del padre, divenne presidente dell'AC Milan, carica che terrà fino al 1973. Franco Carraro è stato per tre volte Ministro dello spettacolo: nei governi Goria, De Mita e Andreotti VI. Dal 1989 al 1993 è stato sindaco di Roma per il Partito Socialista Italiano. Dal 1994 al 1999 è presidente del colosso Impregilo, e ne è direttore fino al 2002. Dal 1995 al 2000 è presidente anche di Venezia Nuova Consortium. Tra il 1999 ed il 2000, è vicepresidente di Mediocredito (la merchant bank della ex Banca di Roma, ora Capitalia), di cui è presidente dall'aprile del 2000.
Vittorio Emanuele : un re così l’avremmo voluto tutti…Vittorio Emanuele Alberto, Carlo Teodoro Umberto Bonifacio Amedeo Damiano Bernardino Gennaro Maria, è l'unico figlio maschio dell'ultimo Re d'Italia Umberto II e della regina Maria José.
Si sposò con rito civile a Las Vegas l'11 gennaio 1970 e con rito religioso a Teheran con Marina Ricolfi Doria il 7 ottobre 1971, dopo screzi con il padre dovuti alle origini non nobili della moglie, ex campionessa di nuoto e tennis.
Ha vissuto in Svizzera fino al 2002 quando venne abolita la norma costituzionale che obbligava gli eredi maschi di Casa Savoia all'esilio. Durante il periodo dell'esilio suscitò varie polemiche con alcune dichiarazioni infelici: nel 1997, nel corso di un'intervista televisiva, rifiutò di scusarsi per la firma di un Savoia alle leggi razziali, precisando «No, perché io non ero neanche nato», e aggiungendo che quelle leggi non erano poi «così terribili». Finalmente, nel 2002, con un comunicato emesso da Ginevra, prese ufficialmente le distanze dalle leggi razziali, per la prima volta nella storia di Casa Savoia.
Sempre nel 2002, dopo l'abolizione dell'esilio, insieme con il figlio giurò per iscritto e senza condizioni fedeltà alla Costituzione Repubblicana e al presidente della Repubblica
Nel corso degli anni alcuni scandali hanno segnato la vita di Vittorio Emanuele:
Già negli anni settanta Vittorio Emanuele venne indagato sia dalla pretura di Venezia per traffico internazionale di armi dal giudice istruttore Carlo Mastelloni, sia dalla pretura di Trento seguita dal giudice istruttore Carlo Palermo, caso poi trasferito alla pretura di Roma. Tale indagine fu archiviata. Il 18 agosto 1978, nell'Isola di Cavallo (Corsica), sotto gli effetti dell'alcol durante una lite con il miliardario Nicky Pende, sparò alcuni colpi di fucile. L'ipotesi d'accusa, sulla base della quale fu in seguito arrestato, fu che uno dei proiettili colpì lo studente tedesco di 19 anni Dirk Geerd Hamer, figlio di Ryke Geerd Hamer che stava dormendo in una barca vicina e che morì nel dicembre dello stesso anno dopo una lunga agonia. Di ciò però non vi fu piena prova, in quanto la difesa sostenne la presenza di altre persone che spararono durante la colluttazione poi fuggite e mai identificate dalla gendarmeria francese. Fù sostenuto che anche il calibro ed il rivestimento dei proiettili che ferirono a morte il giovane risultarono diversi da quelli in dotazione al fucile di Vittorio Emanuele di Savoia a cui fù però contestato di aver effettuato una sostituzione d'arma. Nel dicembre del 1991 venne assolto dalla Camera d'accusa parigina dall'accusa di omicidio volontario e condannato a 6 mesi con la condizionale per porto abusivo d'arma da fuoco. È risultato iscritto alla loggia massonica P2 di Licio Gelli con la tessera numero 1621.
Adriano Galliani: dal comune alla Lega Calcio, senza aiuti naturalmente…
Attuale vice-presidente vicario dell'AC Milan ed ex-presidente della Lega Calcio (dimessosi il 22 giugno 2006). Galliani, dopo essersi diplomato geometra, lavora come impiegato al Comune di Monza per otto anni. Successivamente fonda un'azienda specializzata in apparecchiature per la ricezione dei segnali televisivi e questo lo porta, nel 1979, ad entrare nell'orbita di Silvio Berlusconi col quale fonda Canale 5.
Diego Della Valle: Je t’aime, moi non plus
Ex elettore del Partito Repubblicano Italiano, nel 1994 votò e finanziò economicamente Silvio Berlusconi, con cui ebbe però un forte screzio nel 2006 che lo convinse a dimettersi dal consiglio direttivo della Confindustria, dopo le critiche che il Cavaliere gli aveva rivolto in un convegno svoltosi a Vicenza. Amico di Clemente Mastella, in vista delle elezioni politiche del 2006 ha rifiutato una candidatura nell'UDEUR che il politico campano gli aveva offerto.
Luciano Moggi: treno in transito al binario 3 destinazione Regina Coeli
Per la sua precedente attività di impiegato delle Ferrovie italiane è conosciuto nell'ambito giornalistico-sportivo con il nomignolo di Paletta.
Pinotto
mercoledì, giugno 28, 2006
Carlotta
Te ne sei andata nel silenzio, spegnendoti tra le braccia della mamma . Me lo aspettavo già da un po’. Avevi un cuore grande grande, ma ormai troppo debole per resistere al maledetto caldo di giugno. Non ci sei più, e ora nonostante i 35 gradi la mia stanza è diventata gelida, mi sento terribilmente solo. Diciassette anni sono tanti per un cane, ma mai abbastanza per chi ti ha voluto così tanto bene, Carlotta. Non mi dimenticherò mai di tutto l’affetto smisurato con cui hai riempito questi bellissimi anni; avresti fatto tutto per me, saresti perfino morta per salvarmi, ne sono sicuro. Mi mancheranno i tuoi baci, la tua coda mai ferma, il tuo vivissimo appetito, il tuo ringhiare quando non sopportavi gli scherzi di Camilla, il tuo abbaiare al suono del campanello, la dolcezza dei tuoi occhi. Ora che non si ode più il tuo zampettare sul pavimento, sento un enorme vuoto crescermi dentro. Resta solo qualche vecchia foto, la tua ciotola ancora piena d’acqua, il tuo guinzaglio, il rimorso per averti visto invecchiare con un po’ d’indifferenza ed il rimpianto per le poche attenzioni che ti ho dato in questo periodo. Tutti i ricordi e le lacrime di questi giorni sono per te, per un’amica fedele che ho perso, e mai più ritroverò.
Ave atque vale Carlotta, riposa in pace.
Gianni
Ave atque vale Carlotta, riposa in pace.
Gianni
lunedì, giugno 19, 2006
Febbre a 90’, calcio e vita secondo me, Pinotto.
18 giugno, 90° minuto di Francia - Corea del Sud. Nella Francia entra Trezeguet ed esce Zinedine Zidane. Nulla di strano, apparentemente, se non fosse che il n° 10 francese ha deciso di abbandonare il calcio dopo questo mondiale. L’ammonizione presa qualche minuto prima e la situazione semi-tragica della Francia nel girone fanno pensare all’ultima passerella di Zidane sul tappeto verde.
Da italiano credo dovrei godere, tuttavia, dalle ultime analisi del sangue, di nazionalismo non me ne è stato trovato molto.
La tristezza sta nel desiderio di un finale degno per così tanta grazia portata ad uno sport come il calcio. Ettore fu ucciso da Achille, non dall’ultimo dei soldati greci. Anche Zizou, sportivamente parlando, merita il suo Achille.
Dovrei odiarlo probabilmente. In due anni, tra il 1998 e il 2000, ha tolto all’Italia un Mondiale, un Europeo e un commissario tecnico, Dino Zoff, dimessosi dopo che Berlusconi dichiarò che, nella finale dell’Europeo, Zidane andava marcato meglio.
Per cinque anni ha militato nella squadra italiana più seguita, la Juventus, ma, senza ombra di dubbio, anche la più odiata da coloro che parteggiano per le rivali. Zizou l’ ha vestita quella maglia ma più volte il colore sbiadiva e lo rendeva universale, mai un campione fu apprezzato quanto lui dai tifosi avversari della vecchia signora.
Nulla sembrava forzato, lezioso, era tutto come parte di una melodia che il campione francese seguiva danzando sul terreno con la sfera.
Il suo gesto più noto è la veronica. Per dribblare l’avversario, il corpo ruota sopra la palla; ci si appoggia col primo piede, la sposta col secondo.
La visione che stupisce è quella di un uomo con la corporatura di un medio-massimo della boxe che chiede in prestito la leggiadria a Nureyev per eseguire il suo colpo migliore.
Un arbitro italiano, che ha diretto per diversi anni in Serie A, ha confessato in un’intervista che, l’unico momento nella sua carriera in cui perse di vista il pallone, fu a causa di una finta di Zizou, il quale, disorientò anche lui oltre al difensore.
Da ragazzino se scegli il ruolo del difensore gli allenatori ti insegnano che il dogma è quello di guardare sempre la palla, per non farti ingannare. Con Zidane non puoi. Ti perdi il meglio.
E’ come per un dentista visitare Monica Bellucci e guardare solo la carie. E’ riduttivo fermarsi ad osservare solo la parte, è il tutto che rende l’idea dell’unicità del personaggio.
L’Avvocato Agnelli nel 2001 dichiarò, dopo che Moggi aveva incassato i 150 miliardi del trasferimento del campione francese al Real Madrid, che Zidane fosse più bello che utile. Questa affermazione è una prova innegabile che ogni grande amore (come il suo verso Zinedine) va rinnegato dopo il tradimento. La sua frase, comunque, venne confutata nove mesi dopo.
Zidane, con una mezza rovesciata di sinistro sotto il cielo di Glasgow, regalò la Coppa dei Campioni al Real, riformulando il concetto di “non utilità”.
I Platters, aggiungendo una parola al titolo della loro canzone, potrebbero descrivere rapidamente questo eroe del nostro tempo: “ Only you, Zizou”.
Da italiano credo dovrei godere, tuttavia, dalle ultime analisi del sangue, di nazionalismo non me ne è stato trovato molto.
La tristezza sta nel desiderio di un finale degno per così tanta grazia portata ad uno sport come il calcio. Ettore fu ucciso da Achille, non dall’ultimo dei soldati greci. Anche Zizou, sportivamente parlando, merita il suo Achille.
Dovrei odiarlo probabilmente. In due anni, tra il 1998 e il 2000, ha tolto all’Italia un Mondiale, un Europeo e un commissario tecnico, Dino Zoff, dimessosi dopo che Berlusconi dichiarò che, nella finale dell’Europeo, Zidane andava marcato meglio.
Per cinque anni ha militato nella squadra italiana più seguita, la Juventus, ma, senza ombra di dubbio, anche la più odiata da coloro che parteggiano per le rivali. Zizou l’ ha vestita quella maglia ma più volte il colore sbiadiva e lo rendeva universale, mai un campione fu apprezzato quanto lui dai tifosi avversari della vecchia signora.
Nulla sembrava forzato, lezioso, era tutto come parte di una melodia che il campione francese seguiva danzando sul terreno con la sfera.
Il suo gesto più noto è la veronica. Per dribblare l’avversario, il corpo ruota sopra la palla; ci si appoggia col primo piede, la sposta col secondo.
La visione che stupisce è quella di un uomo con la corporatura di un medio-massimo della boxe che chiede in prestito la leggiadria a Nureyev per eseguire il suo colpo migliore.
Un arbitro italiano, che ha diretto per diversi anni in Serie A, ha confessato in un’intervista che, l’unico momento nella sua carriera in cui perse di vista il pallone, fu a causa di una finta di Zizou, il quale, disorientò anche lui oltre al difensore.
Da ragazzino se scegli il ruolo del difensore gli allenatori ti insegnano che il dogma è quello di guardare sempre la palla, per non farti ingannare. Con Zidane non puoi. Ti perdi il meglio.
E’ come per un dentista visitare Monica Bellucci e guardare solo la carie. E’ riduttivo fermarsi ad osservare solo la parte, è il tutto che rende l’idea dell’unicità del personaggio.
L’Avvocato Agnelli nel 2001 dichiarò, dopo che Moggi aveva incassato i 150 miliardi del trasferimento del campione francese al Real Madrid, che Zidane fosse più bello che utile. Questa affermazione è una prova innegabile che ogni grande amore (come il suo verso Zinedine) va rinnegato dopo il tradimento. La sua frase, comunque, venne confutata nove mesi dopo.
Zidane, con una mezza rovesciata di sinistro sotto il cielo di Glasgow, regalò la Coppa dei Campioni al Real, riformulando il concetto di “non utilità”.
I Platters, aggiungendo una parola al titolo della loro canzone, potrebbero descrivere rapidamente questo eroe del nostro tempo: “ Only you, Zizou”.
sabato, giugno 17, 2006
Potere alla Parola (rubrica a cura del vostro Gianni)
“La sola cosa che ci consoli dalle miserie è la distrazione, e tuttavia essa è la più grande delle nostre miserie, perché ci impedisce in primo luogo di riflettere su noi stessi, e fa in modo che ci perdiamo insensibilmente”.
(Blaise Pascal)
Forse dovrei più darmi al “divertissement” Pascaliano, perché su me stesso ci rifletto già troppo e a volte mi fa male. Ultimamente sto pensando molto al vivere, o meglio, al modo in cui spesso non ci accorgiamo di vivere. Ci sono parti infinitesimali di luci, di colori e sapori, di situazioni, di giorni interi che ci sfuggono, che non riusciamo ad intrappolare e metabolizzare nel nostro vissuto. Cosa abbastanza naturale, ma non del tutto meccanica e voluta. Mi sto accorgendo di perdere piano piano tutte “piccole” cose che dimentico, ma che sono fondamentali e lo saranno nella memoria. Mi sto sforzando insomma di capire e ricordare ogni secondo che vivere è cercare il rosa del tramonto nel grigio delle grandi città, vivere vuol dire ringraziare e sorridere e fare tutto questo come cosa spontanea. Vivere è meravigliarsi sempre come i bambini, Zaumazein come diceva secoli fa un tale chiamato Aristotele (Mi duole dirlo caro Povia, ma scopiazzare i filosofi non è per nulla originale!). Vivere è capire di avere una famiglia straordinaria, e rendersi conto di questa fortuna ogni singolo giorno. Vivere vuol dire esagerare, eccedere nella ricerca di se stessi e mai accontentarsi di nulla. Vuol dire piangere commossi davanti a un “ti voglio bene” sussurrato da un amico vero. Vivere è conoscere un pochino le culture “altre”. Vivere è amare, qualsiasi attitudine e orientamento sessuale si abbia, perché nulla è contro natura e si deve essere indiscriminatamente liberi di amare. Amare con il corpo e con la testa. Vivere è fare i “romantici a Milano”, scarrozzati in vespa da una conoscenza un po’ casuale ma diventata assai preziosa. Vivere è anche arrabbiarsi, disperarsi, lamentarsi, sono tutte altre angolature importantissime! Ma vivere è non darsi mai per vinti, non mollare di fronte ai mille ostacoli che ti si pareranno davanti. Vivere è perdersi nel caldo delle note di un concerto d’estate, perdersi affascinati tra le strofe di una canzone splendida…una canzone speciale che parla di vita.
Gianni
Lettera
In giardino il ciliegio è fiorito agli scoppi del nuovo sole,
il quartiere si è presto riempito di neve di pioppi e di parole.
All' una in punto si sente il suono acciottolante che fanno i piatti,
le TV son un rombo di tuono per l' indifferenza scostante dei gatti;
come vedi tutto è normale in questa inutile sarabanda,
ma nell' intreccio di vita uguale soffia il libeccio di una domanda,
punge il rovaio d' un dubbio eterno, un formicaio di cose andate,
di chi aspetta sempre l' inverno per desiderare una nuova estate...
Son tornate a sbocciare le strade, ideali ricami del mondo,
ci girano tronfie la figlia e la madre nel viso uguali e nel culo tondo,
in testa identiche, senza storia, sfidando tutto, senza confini,
frantumano un attimo quella boria grida di rondini e ragazzini;
come vedi tutto è consueto in questo ingorgo di vita e morte,
ma mi rattristo, io sono lieto di questa pista di voglia e sorte,
di questa rete troppo smagliata, di queste mete lì da sognare,
di questa sete mai appagata, di chi starnazza e non vuol volare...
Appassiscono piano le rose, spuntano a grappi i frutti del melo,
le nuvole in alto van silenziose negli strappi cobalto del cielo.
Io sdraiato sull' erba verde fantastico piano sul mio passato,
ma l' età all' improvviso disperde quel che credevo e non sono stato;
come senti tutto va liscio in questo mondo senza patemi,
in questa vista presa di striscio, di svolgimento corretto ai temi,
dei miei entusiasmi durati poco, dei tanti chiasmi filosofanti,
di storie tragiche nate per gioco, troppo vicine o troppo distanti...
Ma il tempo, il tempo chi me lo rende? Chi mi dà indietro quelle stagioni
di vetro e sabbia, chi mi riprende la rabbia e il gesto, donne e canzoni,
gli amici persi, i libri mangiati, la gioia piana degli appetiti,
l' arsura sana degli assetati, la fede cieca in poveri miti?
Come vedi tutto è usuale, solo che il tempo stringe la borsa
e c'è il sospetto che sia triviale l' affanno e l' ansimo dopo una corsa,
l' ansia volgare del giorno dopo, la fine triste della partita,
il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa... che chiami... vita...
(Francesco Guccini)
(Blaise Pascal)
Forse dovrei più darmi al “divertissement” Pascaliano, perché su me stesso ci rifletto già troppo e a volte mi fa male. Ultimamente sto pensando molto al vivere, o meglio, al modo in cui spesso non ci accorgiamo di vivere. Ci sono parti infinitesimali di luci, di colori e sapori, di situazioni, di giorni interi che ci sfuggono, che non riusciamo ad intrappolare e metabolizzare nel nostro vissuto. Cosa abbastanza naturale, ma non del tutto meccanica e voluta. Mi sto accorgendo di perdere piano piano tutte “piccole” cose che dimentico, ma che sono fondamentali e lo saranno nella memoria. Mi sto sforzando insomma di capire e ricordare ogni secondo che vivere è cercare il rosa del tramonto nel grigio delle grandi città, vivere vuol dire ringraziare e sorridere e fare tutto questo come cosa spontanea. Vivere è meravigliarsi sempre come i bambini, Zaumazein come diceva secoli fa un tale chiamato Aristotele (Mi duole dirlo caro Povia, ma scopiazzare i filosofi non è per nulla originale!). Vivere è capire di avere una famiglia straordinaria, e rendersi conto di questa fortuna ogni singolo giorno. Vivere vuol dire esagerare, eccedere nella ricerca di se stessi e mai accontentarsi di nulla. Vuol dire piangere commossi davanti a un “ti voglio bene” sussurrato da un amico vero. Vivere è conoscere un pochino le culture “altre”. Vivere è amare, qualsiasi attitudine e orientamento sessuale si abbia, perché nulla è contro natura e si deve essere indiscriminatamente liberi di amare. Amare con il corpo e con la testa. Vivere è fare i “romantici a Milano”, scarrozzati in vespa da una conoscenza un po’ casuale ma diventata assai preziosa. Vivere è anche arrabbiarsi, disperarsi, lamentarsi, sono tutte altre angolature importantissime! Ma vivere è non darsi mai per vinti, non mollare di fronte ai mille ostacoli che ti si pareranno davanti. Vivere è perdersi nel caldo delle note di un concerto d’estate, perdersi affascinati tra le strofe di una canzone splendida…una canzone speciale che parla di vita.
Gianni
Lettera
In giardino il ciliegio è fiorito agli scoppi del nuovo sole,
il quartiere si è presto riempito di neve di pioppi e di parole.
All' una in punto si sente il suono acciottolante che fanno i piatti,
le TV son un rombo di tuono per l' indifferenza scostante dei gatti;
come vedi tutto è normale in questa inutile sarabanda,
ma nell' intreccio di vita uguale soffia il libeccio di una domanda,
punge il rovaio d' un dubbio eterno, un formicaio di cose andate,
di chi aspetta sempre l' inverno per desiderare una nuova estate...
Son tornate a sbocciare le strade, ideali ricami del mondo,
ci girano tronfie la figlia e la madre nel viso uguali e nel culo tondo,
in testa identiche, senza storia, sfidando tutto, senza confini,
frantumano un attimo quella boria grida di rondini e ragazzini;
come vedi tutto è consueto in questo ingorgo di vita e morte,
ma mi rattristo, io sono lieto di questa pista di voglia e sorte,
di questa rete troppo smagliata, di queste mete lì da sognare,
di questa sete mai appagata, di chi starnazza e non vuol volare...
Appassiscono piano le rose, spuntano a grappi i frutti del melo,
le nuvole in alto van silenziose negli strappi cobalto del cielo.
Io sdraiato sull' erba verde fantastico piano sul mio passato,
ma l' età all' improvviso disperde quel che credevo e non sono stato;
come senti tutto va liscio in questo mondo senza patemi,
in questa vista presa di striscio, di svolgimento corretto ai temi,
dei miei entusiasmi durati poco, dei tanti chiasmi filosofanti,
di storie tragiche nate per gioco, troppo vicine o troppo distanti...
Ma il tempo, il tempo chi me lo rende? Chi mi dà indietro quelle stagioni
di vetro e sabbia, chi mi riprende la rabbia e il gesto, donne e canzoni,
gli amici persi, i libri mangiati, la gioia piana degli appetiti,
l' arsura sana degli assetati, la fede cieca in poveri miti?
Come vedi tutto è usuale, solo che il tempo stringe la borsa
e c'è il sospetto che sia triviale l' affanno e l' ansimo dopo una corsa,
l' ansia volgare del giorno dopo, la fine triste della partita,
il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa... che chiami... vita...
(Francesco Guccini)
venerdì, giugno 09, 2006
ITALIA IMBAVAGLIATA


Ieri sera Beppe Grillo ha riunito al Teatro Carcano di Milano alcuni dei personaggi che, per motivi vari, sono scomparsi dal mondo televisivo. In pratica, i CENSURATI.
Sul palco erano presenti: Marco Travaglio, Antonio Cornacchione, Antonio Di Pietro, Natalino Balasso, Oliviero Beha, Tana de Zulueta e Gianni Barbacetto.
Il concetto fondamentale emerso è che, per la situazione vigente nel nostro Paese, i censurati non sono loro, siamo noi. E’ a noi che le informazioni arrivano in modo distorto, quando arrivano; siamo noi che riceviamo informazioni da un programma come “Secondo voi”, in cui Mediaset fa credere alla gente che lo guarda (spero poca) che Del Debbio sia un opinionista. Al contrario, egli risulta essere, tramite ricerche su internet, un consulente di Forza Italia nonché uno degli ideatori del partito; quando si dice un opinionista al di sopra delle parti…
Ogni giorno circa 24 milioni di italiani guardano la televisione e molti di essi incamerano, attraverso essa, le uniche informazioni di cui ritengono di avere bisogno. Non che i giornali diano una grossa mano per certi versi.
Oggi su Repubblica l’incontro compare in un box che non supera le 800 battute. Per capirci meglio lo stesso spazio che, più avanti nel giornale, viene dato ai cani antibomba presenti nell’albergo della Nazionale Italiana di calcio.
Per modificare tale situazione l’onorevole dei Verdi Tana de Zulueta ha esposto la proposta di una legge di iniziativa popolare per cambiare la televisione pubblica in Italia. L’obiettivo principale è quello di regolamentare la materia per assicurare il pluralismo, la libertà, l’obiettività, la correttezza e l’imparzialità delle trasmissioni di reti pubbliche e private, sottraendo il servizio pubblico all’ingerenza dei partiti. In sostanza, servono 50.000 firme entro la metà di luglio. Al momento ne sono state raccolte solo 35.000, per maggiori informazioni e per capire dove si può firmare c’è un sito internet: www.perunaltratv.it .
Le adesioni dimostrano la serietà del progetto e si nota, sul volantino informativo, che oltre ai presenti hanno aderito personaggi come Margherita Hack, Enzo Biagi, Paul Ginsborg, Giovanni Veronesi, Antonio Tabucchi, Carlo Verdone, Fernan Ozpetek, Sergio Castelitto, i fratelli Guzzanti, Lucio Dalla, Elio e le Storie Tese, Paolo Rossi, Lella Costa, Alessandro Haber, Claudio Amendola e Francesca Neri. Insieme a tanti altri che renderebbero la televisione italiana sicuramente migliore.
Si è parlato anche del referendum del 25 e 26 giugno ma su questo argomento le parole più adatte sono sicuramente quelle scritte da Beppe Grillo sul suo blog.
“Immaginatevi i costituenti come una squadra di calcio, di cui allo stadio gli altoparlanti leggono la formazione.
La squadra del 1948: De Gasperi, Moro, La Pira, Rossetti, Lazzati , Croce, Einaudi, Valiani, Calamandrei, Parri, Nitti, Saragat, Pertini, Nenni, Togliatti, Amendola, Terracini.
La squadra del 2005: Berlusconi, Previti, Dell’Utri, Tremonti, Berruti, Bondi, Schifani, Sgarbi, Bossi, Borghezio, Calderoli, Castelli, La Russa, Fini, Nania.
Buona parte dei nomi della prima squadra sono nelle enciclopedie, non solo in quelle italiane. Buona parte dei nomi della seconda sono negli elenchi degli indagati, dei patteggiati, dei condannati.
In un Paese normale i giocatori della prima squadra sarebbero custoditi nella memoria e nella stima di ogni cittadino. In un Paese normale molti dei giocatori della seconda squadra sarebbero custoditi da guardie o da infermieri professionisti.
Un italiano famoso disse che un tempo il 10% dei parlamentari erano il meglio del Paese, il 10 % il peggio e il resto rappresentava il livello medio della popolazione.
E’ curioso che la Costituzione del 1948 sia stata scritta dal 10% dei migliori e quella del 2005 dal 10 % dei peggiori. Nell’Italia della ricostruzione gli italiani c’erano: leggevano più giornali di oggi, gli iscritti ai partiti erano il triplo di oggi. Nell’Italia della demolizione, gli italiani sembrano assenti.
L’Italia da patria del diritto è diventata la patri del rovescio, gli avvocati giudicano i giudici, i fuorilegge scrivono le leggi. E adesso anche la Costituzione.
Ma delle regole della Costituzione sembra interessare poco non solo a Porta a Porta ma anche a metà degli italiani.
Con la modifica di oltre 50 articoli della Costituzione, il precedente Governo ha introdotto un falso federalismo, mettendo in pericolo l’unità nazionale, colpendo elementari diritti dei cittadini, delle lavoratrici e dei lavoratori, indebolendo i poteri di importanti organi costituzionali.
PER QUESTE RAGIONI TI CHIEDIAMO DI VOTARE NO ALLA CONSULTAZIONE POPOLARE CHE SI TERRA’ A GIUGNO 2006.” Beppe Grillo
Non serve a nulla votare alle elezioni politiche per poi stare 5 anni a braccia conserte sul divano guardando Maurizio Costanzo o Bruno Vespa. E’ necessario darsi da fare e collaborare nelle iniziative possibili per cambiare le cose, poiché, se molti personaggi in Italia sono ormai incollati al loro piedistallo, è necessario spingerlo un po’ dal sotto per farli tremare e fargli capire che si può cadere.
I cittadini sono coloro che devono detenere il potere nel nostro Paese, gli altri sono solo dipendenti.
Pinotto,8 giugno 2006
venerdì, giugno 02, 2006
Buy or Die!!! Gli inviti all’ascolto di Gianni
Potremmo anche dire “Burn or Die”, dato il prezzo esorbitante dei dischi e la tendenza, mia e immagino vostra, a masterizzare qualsiasi miscuglio di note vi troviate tra le mani! Comprate, masterizzate, insomma fate quello che volete. Il mio intento è solo quello di consigliarvi qualche bel disco, perché le sole parole a volte non bastano, possono avere l’essenziale bisogno di essere armonicamente accompagnate. Detto questo, non mi resta che iniziare, proponendovi la mia personalissima recensione dell’ultimo full lenght targato Thursday.
Enjoy and keep on rockin’,
Gianni.

Thursday: A city by The Light Divided (Island/Victoy 2006)
Voto: 8
Certi dischi fanno proprio male. Ti colpiscono duramente, lasciando ferite aperte che difficilmente si rimarginano. L’ultima fatica del sestetto di New Brunswick ne è prova lampante: un lungo e doloroso percorso introspettivo che segna un continuum con il precedente capolavoro “War All The Time”. La guerra, quella che ogni giorno combattiamo nella nostra coscienza, questa volta ha frangenti urbani, ha il suono di lamiere che collidono brutalmente, il colore grigio della metropoli, l’odore di sogni bruciati e il sapore amaro del disincanto. Le luci si spengono e non ci resta che correre inseguiti da un treno avvolto dalle fiamme che viaggia ad alta velocità, per fuggire dalle nostre paure, dalle nostre inquietudini (“Counting 5-4-3-2-1”). Le chitarre, a tratti dolci e dilatate, a tratti nervose quanto la sofferta voce del frontman Geoff Rickly, sono il filo rosso che tiene assieme le undici tracce di questo lavoro, come sempre impreziosito da un tappeto sonoro all’altezza della situazione (ascoltare i loop di “At this velocity” per conferma). Ma il vero punto forte è indubbiamente rappresentato dai testi: le parole sono taglienti e cupe, ci raccontano la vera storia di una generazione quasi rassegnata al suo destino, che ha ben poco in cui credere (“fractured lives dissolving like sugar in the sacrament”), circondata dall’insicurezza fisica ed emotiva, sola ed inascoltata, seppur aggrappata ancora ad un sottile barlume di rivincita su un sistema corrotto e tirannico ( nella splendida “We will overcome” non mancano i riferimenti alla politica estera attuata dall’amministrazione Bush). L’unica pecca la si può individuare nell’uso massiccio di tastiere ed inserti elettronici , a volte ridondanti e sconsiderati, che fa perdere mordente e addolcisce le atmosfere più del dovuto. Detto questo, “A city by the light divided” è un disco curato e piacevole, forse meno diretto e digeribile di “War all the time” (la cui bontà compositiva resta inarrivabile), ma degno di essere ascoltato ed apprezzato in tutte le sue sfaccettature. Un disco con cui sollazzarsi nell’attesa di vederli finalmente suonare in Italia (agli inizi di settembre a Milano al “Rock in Hydro”…concerto imperdibile!), dedicato a tutti gli amanti dell’emo intimista e per nulla sdolcinato, ai “lovesong writers” senza speranze, o più semplicemente a chi vuole godersi quarantasei minuti di buona musica.
Website: www.thursday.net
Enjoy and keep on rockin’,
Gianni.

Thursday: A city by The Light Divided (Island/Victoy 2006)
Voto: 8
Certi dischi fanno proprio male. Ti colpiscono duramente, lasciando ferite aperte che difficilmente si rimarginano. L’ultima fatica del sestetto di New Brunswick ne è prova lampante: un lungo e doloroso percorso introspettivo che segna un continuum con il precedente capolavoro “War All The Time”. La guerra, quella che ogni giorno combattiamo nella nostra coscienza, questa volta ha frangenti urbani, ha il suono di lamiere che collidono brutalmente, il colore grigio della metropoli, l’odore di sogni bruciati e il sapore amaro del disincanto. Le luci si spengono e non ci resta che correre inseguiti da un treno avvolto dalle fiamme che viaggia ad alta velocità, per fuggire dalle nostre paure, dalle nostre inquietudini (“Counting 5-4-3-2-1”). Le chitarre, a tratti dolci e dilatate, a tratti nervose quanto la sofferta voce del frontman Geoff Rickly, sono il filo rosso che tiene assieme le undici tracce di questo lavoro, come sempre impreziosito da un tappeto sonoro all’altezza della situazione (ascoltare i loop di “At this velocity” per conferma). Ma il vero punto forte è indubbiamente rappresentato dai testi: le parole sono taglienti e cupe, ci raccontano la vera storia di una generazione quasi rassegnata al suo destino, che ha ben poco in cui credere (“fractured lives dissolving like sugar in the sacrament”), circondata dall’insicurezza fisica ed emotiva, sola ed inascoltata, seppur aggrappata ancora ad un sottile barlume di rivincita su un sistema corrotto e tirannico ( nella splendida “We will overcome” non mancano i riferimenti alla politica estera attuata dall’amministrazione Bush). L’unica pecca la si può individuare nell’uso massiccio di tastiere ed inserti elettronici , a volte ridondanti e sconsiderati, che fa perdere mordente e addolcisce le atmosfere più del dovuto. Detto questo, “A city by the light divided” è un disco curato e piacevole, forse meno diretto e digeribile di “War all the time” (la cui bontà compositiva resta inarrivabile), ma degno di essere ascoltato ed apprezzato in tutte le sue sfaccettature. Un disco con cui sollazzarsi nell’attesa di vederli finalmente suonare in Italia (agli inizi di settembre a Milano al “Rock in Hydro”…concerto imperdibile!), dedicato a tutti gli amanti dell’emo intimista e per nulla sdolcinato, ai “lovesong writers” senza speranze, o più semplicemente a chi vuole godersi quarantasei minuti di buona musica.
Website: www.thursday.net
venerdì, maggio 26, 2006
A volte la vita è come un campo da tennis, girano le palle. Pinotto

Questo fine settimana si vota per l’elezione del sindaco di Milano e, osservando le vie della nostra città, sorge spontanea una domanda:” Ci saremo presentati tutti come consiglieri comunali?” Altrimenti, quei cento o duecento che mancano all’appello possono affiggere qualche manifesto ugualmente per non perdere l’evento: il primo ex aequo, cioè tutti voteranno sé stessi.
L’Ulivo ne ha almeno cinquanta con la giacca marrone, gli occhiali e lo sguardo triste; A.N. ha praticamente tutte le bionde dai trenta ai quaranta, le quali, sui manifesti, sfoggiano tailleur e sorrisi a cento denti; Forza Italia ha migliaia di ragazzi dal completo blu identico(forse è una divisa stile squadra di calcio?…), i quali hanno fretta di portare “libertà” e “valori” in città.
Il mio quesito è uno:”Ma quanti soldi questi personaggi, questi partiti hanno buttato nel pertugio del gabinetto?(espressione usata per non cadere nella volgarità). A mio parere l’Italia è l’unico paese in cui pur di ricoprire un ruolo, pur di essere visibili, le madri litigano per fare le rappresentanti di classe, i padri si scannano per chi deve ottenere i gradi di capitano nella squadra di calcetto aziendale.
Un candidato, senza citare nomi e partiti, ha scritto sul proprio volantino: 32 anni, esercito la professione di avvocato, sono giornalista pubblicista e collaboro con un’organizzazione per il miglioramento della città. Cos’è, vuole rinunciare a dormire per fare il consigliere comunale?
Un altro ha scritto: “Etica, Sport, Giovani” solo 3 parole per cambiare Milano.
“Troie, Rhum e Cocaina”, sempre tre parole ma, secondo me, molto più incisive.
L’ultima nota è per uno che, presentandosi sempre per il consiglio comunale, ha scritto sui manifesti: Aboliremo l’Ici. Così mi sono chiesto:”Guarda questo che copia gli slogan delle elezioni politiche”. Poi, guardando la faccia, ho capito che, nella zona di Arcore, “sbagliare è umano, perseverare è diabolico”, non deve essere un proverbio conosciutissimo…
sabato, maggio 20, 2006
Potere alla Parola (rubrica a cura del vostro Gianni)
Parliamo di morte, ma non per essere macabri a tutti i costi. Parliamo spesso di morte, magari per esorcizzare la paura. Parliamo di morte, come se fosse un argomento un po’ scomodo. E’ l’unica certezza che abbiamo, ma è una certezza che non ci rassicura, ci intimorisce. Eppure ne abbiamo pieni gli occhi ogni giorno, a volte ne siamo indirettamente coinvolti. E’ maestosa nel suo sinistro fascino, e davanti a lei non si può che rimanere in silenzio, o quasi. Fino al giorno in cui ci prenderà per mano e ci porterà via dal mondo, non sarà che un sovrappensiero (come elegantemente cantava Morgan tempo fa). Parliamo di morte, ma ognuno ne parla a modo suo…
Gianni.
Scelte
Scegliere una porta significa non aprirne altre.
Un piacere presuppone che molti piaceri non verranno
vissuti, così come ogni tristezza dispensa da tante tristezze.
L'amante che porti a letto è uno tra tutti quelli possibili.
La parola per cui opti impedisce l'uso di un numero
indefinito di parole.
Visiti un luogo perchè altri luoghi restino ad aspettarti.
Solo il giorno che sorge per la tua morte è un giorno
qualsiasi, una casualità.
(Abilio Estevez)
Xenia I; 4
Avevamo studiato per l’aldilà
Un fischio, un segno di riconoscimento.
Mi provo a modularlo nella speranza
Che tutti siamo già morti senza saperlo.
(Eugenio Montale)
La fine del giorno
Sotto una luce bigia, senza posa,
senza ragione, si contorce e incalza
danzando, spudorata e rumorosa,
la Vita: così, poi, quando s’innalza
voluttuosa la notte all’orizzonte,
e tutto, anche le fami, in sé racqueta,
tutto annuvola e spegne, anche le onte,
“Eccoti, alfine!” mormora il poeta.
“Pace ti chiede il mio spirito ed ogni
mia fibra, pace, e null’altro elisire;
ricolmo il cuore di funebri sogni,
vo’ stendere le mie membra supine
nella frescura delle tue cortine
e quivi sempre, o tenebra, dormire!”
(Charles Baudelaire)
Memento Mori
Non c’è più posto per noi
che siamo solo di passaggio
in questo lento e lungo viaggio.
Prova ad affacciarti
alla porta del tuo essere,
guarda piovere i vagiti
di rimorsi di coscienza appena nati.
E non scordarti
che i bei momenti sono effimeri;
tutti gli sguardi, i sorrisi e la dolcezza
non fan che parte di un grimorio nero
scritto con inchiostro di tristezza.
Memento mori…
Ora sei solo in una cripta
e respiri un ancestrale dolore,
con mille teschi che ti scrutano
ti giudicano e osservano
passare lentamente le tue ore.
Sic transit gloria…
In un attimo sei polvere
dispersa nella coltre della morte.
Qui finisce la tua storia
qui si fermano i singulti
esalati piano e forte
di piaceri avuti e tolti.
(Nicolò Cascinu)
'A Livella
Ogn'anno, il due novembre, c'e' l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.
Ogn'anno, puntualmente,in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado, e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.
St'anno m'é capitato 'navventura....
dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo, e che paura!,
ma po' facette un'anema e curaggio.
'O fatto è chisto, statemi a sentire:
s'avvicinava ll'ora d'à chiusura:
io, tomo tomo, stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.
"Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l'11 maggio del 31"
'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...
...sotto 'na croce fatta 'e lampadine;
tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:
cannele, cannelotte e sei lumine.
Proprio azzeccata 'a tomba 'e stu signore
nce stava 'n 'ata tomba piccerella,
abbandunata, senza manco un fiore;
pe' segno, sulamente 'na crucella.
E ncoppa 'a croce appena se liggeva:
" Esposito Gennaro - netturbino ":
guardannola, che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!
Questa è la vita! 'ncapo a me penzavo...
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s'aspettava
ca pur all'atu munno era pezzente?
Mentre fantasticavo stu penziero,
s'era ggià fatta quase mezanotte,
e i'rimanette 'nchiuso priggiuniero,
muorto 'e paura...nnanze 'e cannelotte.
Tutto a 'nu tratto,che veco 'a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...
Penzaje: stu fatto a me mme pare strano...
Stongo scetato...dormo, o è fantasia?
Ate che fantasia;era 'o Marchese:
c'o' tubbo, 'a caramella e c'o' pastrano;
chill'ato apriesso a isso un brutto arnese;
tutto fetente e cu 'nascopa mmano.
E chillo certamente è don Gennaro...
'o muorto puveriello...'o scupatore.
'Int 'a stu fatto i' nun ce veco chiaro:
so' muorte e se ritirano a chest'ora?
Putevano stà 'a me quase 'nu palmo,
quanno 'o Marchese se fermaje 'e botto,
s'avota e tomo tomo...calmo calmo,
dicette a don Gennaro: "Giovanotto!
Da Voi vorrei saper, vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir, per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!
La casta è casta e va, si, rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava, si, inumata;
ma seppellita nella spazzatura!
Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d'uopo, quindi, che cerchiate un fosso
tra i vostri pari, tra la vostra gente"
"Signor Marchese, nun è colpa mia,
i'nun v'avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie è stata a ffa' sta fesseria,
i' che putevo fa' si ero muorto?
Si fosse vivo ve farrei cuntento,
pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'osse
e proprio mo, obbj'...'nd'a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n'ata fossa".
"E cosa aspetti, oh turpe malcreato,
che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!"
"Famme vedé... piglia sta violenza...
'A verità, Marché, mme so' scucciato
'e te senti;e si perdo 'a pacienza,
mme scordo ca so' muorto e so mazzate!...
Ma chi te cride d'essere...nu ddio?
Ccà dinto,'o vvuo capi, ca simmo eguale?...
...Muorto si'tu e muorto so' pur'io;
ognuno comme a 'na'ato é tale e quale".
"Lurido porco!...Come ti permetti
paragonarti a me ch'ebbi natali
illustri, nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?".
"Tu qua' Natale... Pasca e Ppifania!!!
T''o vvuo' mettere 'ncapo...'int'a cervella
che staje malato ancora e' fantasia?...
'A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella.
'Nu rre, 'nu maggistrato,'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt'o punto
c'ha perzo tutto, 'a vita e pure 'o nomme:
tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto?
Perciò,stamme a ssenti... nun fa 'o restivo,
suppuorteme vicino che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie...appartenimmo à morte!"
(Antonio De Curtis, meglio noto come Totò)
Gianni.
Scelte
Scegliere una porta significa non aprirne altre.
Un piacere presuppone che molti piaceri non verranno
vissuti, così come ogni tristezza dispensa da tante tristezze.
L'amante che porti a letto è uno tra tutti quelli possibili.
La parola per cui opti impedisce l'uso di un numero
indefinito di parole.
Visiti un luogo perchè altri luoghi restino ad aspettarti.
Solo il giorno che sorge per la tua morte è un giorno
qualsiasi, una casualità.
(Abilio Estevez)
Xenia I; 4
Avevamo studiato per l’aldilà
Un fischio, un segno di riconoscimento.
Mi provo a modularlo nella speranza
Che tutti siamo già morti senza saperlo.
(Eugenio Montale)
La fine del giorno
Sotto una luce bigia, senza posa,
senza ragione, si contorce e incalza
danzando, spudorata e rumorosa,
la Vita: così, poi, quando s’innalza
voluttuosa la notte all’orizzonte,
e tutto, anche le fami, in sé racqueta,
tutto annuvola e spegne, anche le onte,
“Eccoti, alfine!” mormora il poeta.
“Pace ti chiede il mio spirito ed ogni
mia fibra, pace, e null’altro elisire;
ricolmo il cuore di funebri sogni,
vo’ stendere le mie membra supine
nella frescura delle tue cortine
e quivi sempre, o tenebra, dormire!”
(Charles Baudelaire)
Memento Mori
Non c’è più posto per noi
che siamo solo di passaggio
in questo lento e lungo viaggio.
Prova ad affacciarti
alla porta del tuo essere,
guarda piovere i vagiti
di rimorsi di coscienza appena nati.
E non scordarti
che i bei momenti sono effimeri;
tutti gli sguardi, i sorrisi e la dolcezza
non fan che parte di un grimorio nero
scritto con inchiostro di tristezza.
Memento mori…
Ora sei solo in una cripta
e respiri un ancestrale dolore,
con mille teschi che ti scrutano
ti giudicano e osservano
passare lentamente le tue ore.
Sic transit gloria…
In un attimo sei polvere
dispersa nella coltre della morte.
Qui finisce la tua storia
qui si fermano i singulti
esalati piano e forte
di piaceri avuti e tolti.
(Nicolò Cascinu)
'A Livella
Ogn'anno, il due novembre, c'e' l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.
Ogn'anno, puntualmente,in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado, e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.
St'anno m'é capitato 'navventura....
dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo, e che paura!,
ma po' facette un'anema e curaggio.
'O fatto è chisto, statemi a sentire:
s'avvicinava ll'ora d'à chiusura:
io, tomo tomo, stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.
"Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l'11 maggio del 31"
'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...
...sotto 'na croce fatta 'e lampadine;
tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:
cannele, cannelotte e sei lumine.
Proprio azzeccata 'a tomba 'e stu signore
nce stava 'n 'ata tomba piccerella,
abbandunata, senza manco un fiore;
pe' segno, sulamente 'na crucella.
E ncoppa 'a croce appena se liggeva:
" Esposito Gennaro - netturbino ":
guardannola, che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!
Questa è la vita! 'ncapo a me penzavo...
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s'aspettava
ca pur all'atu munno era pezzente?
Mentre fantasticavo stu penziero,
s'era ggià fatta quase mezanotte,
e i'rimanette 'nchiuso priggiuniero,
muorto 'e paura...nnanze 'e cannelotte.
Tutto a 'nu tratto,che veco 'a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...
Penzaje: stu fatto a me mme pare strano...
Stongo scetato...dormo, o è fantasia?
Ate che fantasia;era 'o Marchese:
c'o' tubbo, 'a caramella e c'o' pastrano;
chill'ato apriesso a isso un brutto arnese;
tutto fetente e cu 'nascopa mmano.
E chillo certamente è don Gennaro...
'o muorto puveriello...'o scupatore.
'Int 'a stu fatto i' nun ce veco chiaro:
so' muorte e se ritirano a chest'ora?
Putevano stà 'a me quase 'nu palmo,
quanno 'o Marchese se fermaje 'e botto,
s'avota e tomo tomo...calmo calmo,
dicette a don Gennaro: "Giovanotto!
Da Voi vorrei saper, vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir, per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!
La casta è casta e va, si, rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava, si, inumata;
ma seppellita nella spazzatura!
Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d'uopo, quindi, che cerchiate un fosso
tra i vostri pari, tra la vostra gente"
"Signor Marchese, nun è colpa mia,
i'nun v'avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie è stata a ffa' sta fesseria,
i' che putevo fa' si ero muorto?
Si fosse vivo ve farrei cuntento,
pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'osse
e proprio mo, obbj'...'nd'a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n'ata fossa".
"E cosa aspetti, oh turpe malcreato,
che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!"
"Famme vedé... piglia sta violenza...
'A verità, Marché, mme so' scucciato
'e te senti;e si perdo 'a pacienza,
mme scordo ca so' muorto e so mazzate!...
Ma chi te cride d'essere...nu ddio?
Ccà dinto,'o vvuo capi, ca simmo eguale?...
...Muorto si'tu e muorto so' pur'io;
ognuno comme a 'na'ato é tale e quale".
"Lurido porco!...Come ti permetti
paragonarti a me ch'ebbi natali
illustri, nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?".
"Tu qua' Natale... Pasca e Ppifania!!!
T''o vvuo' mettere 'ncapo...'int'a cervella
che staje malato ancora e' fantasia?...
'A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella.
'Nu rre, 'nu maggistrato,'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt'o punto
c'ha perzo tutto, 'a vita e pure 'o nomme:
tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto?
Perciò,stamme a ssenti... nun fa 'o restivo,
suppuorteme vicino che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie...appartenimmo à morte!"
(Antonio De Curtis, meglio noto come Totò)
martedì, maggio 16, 2006
Febbre a 90’, calcio e vita secondo me, Pinotto.
Un giornalista chiese alla teologa tedesca Dorothe Solle: “Come spiegherebbe ad un bambino che cosa è la felicità?” ”Non glielo spiegherei” rispose lei,”gli darei un pallone per farlo giocare”.
Questa frase, pubblicata in un libro di Edoardo Galeano di qualche anno fa, sembra non c’entrare molto con la situazione disperata in cui versa oggi il nostro mondo calcistico.
Tuttavia l’unico ancoraggio a cui serve aggrapparsi in questo momento resta appunto la felicità nel praticare e nel seguire lo sport che amiamo. Non credo che Luciano Moggi e compagnia telefonante abbiano il potere di toglierci anche quella, ciò nonostante, se ci proveranno, noi non gli risponderemo. Battute a parte credo che un ruolo in particolare esca particolarmente umiliato e svilito da questa vicenda, quello dell’arbitro. La sua figura mi ha portato a riflettere, e non poco, sui ricordi che ho di questa categoria di persone e sulla loro psicologia.
Ho passato la mia adolescenza in un paese fuori Milano dove il campo di calcio era rappresentato dal giardino di fronte al portone di casa. In tutti gli anni passati a correre e tirare il pallone su quel fazzoletto di terra non mi è mai capitato di incontrare un mio coetaneo che avesse voglia di uscire dal divertimento per porsi al di sopra delle parti e fare appunto l’arbitro. I rigori venivano assegnati quando il wrestling vicino alla porta si sostituiva al football, non c’era come logico il fuorigioco mentre calci d’angolo e rimesse dal fondo erano di piena responsabilità del portiere, il quale avendo una visuale perfetta fungeva da giudice. Le uniche eccezioni, sporadiche, erano i genitori. Alcuni padri, naturalmente, spesso più per stare con i figli che per divertimento, accettavano il ruolo. Fin qua nulla di strano si potrebbe pensare, vero? Appunto è quello che ho pensato io. Chi ha in corpo così tanto masochismo da rinunciare a segnare 10 gol in un pomeriggio d’estate con gli amici per beccarsi insulti e parolacce per tre rigori fischiati?
Quanti bambini oggi sognano di andare ai mondiali al posto di Ronaldinho o di Totti?molti!!E quanti invece vorrebbero essere nei panni di Rosetti o di Merk?Pochi credo, pochissimi!!
A mio parere il giudice della “contesa” calcistica dovrebbe ricevere quantità di denaro più cospicue di coloro che partecipano e si divertono per non cadere nelle tentazioni viste ed ascoltate in questi giorni.
Altrimenti si prospetta un sano ritorno all’infanzia, per lo meno la mia: “quando sbatti la faccia nel fango e sulla tuta ci sono i segni delle scarpe del difensore avversario, beh allora è rigore ed è talmente netto che non c’è neppure bisogno della moviola”.
Questa frase, pubblicata in un libro di Edoardo Galeano di qualche anno fa, sembra non c’entrare molto con la situazione disperata in cui versa oggi il nostro mondo calcistico.
Tuttavia l’unico ancoraggio a cui serve aggrapparsi in questo momento resta appunto la felicità nel praticare e nel seguire lo sport che amiamo. Non credo che Luciano Moggi e compagnia telefonante abbiano il potere di toglierci anche quella, ciò nonostante, se ci proveranno, noi non gli risponderemo. Battute a parte credo che un ruolo in particolare esca particolarmente umiliato e svilito da questa vicenda, quello dell’arbitro. La sua figura mi ha portato a riflettere, e non poco, sui ricordi che ho di questa categoria di persone e sulla loro psicologia.
Ho passato la mia adolescenza in un paese fuori Milano dove il campo di calcio era rappresentato dal giardino di fronte al portone di casa. In tutti gli anni passati a correre e tirare il pallone su quel fazzoletto di terra non mi è mai capitato di incontrare un mio coetaneo che avesse voglia di uscire dal divertimento per porsi al di sopra delle parti e fare appunto l’arbitro. I rigori venivano assegnati quando il wrestling vicino alla porta si sostituiva al football, non c’era come logico il fuorigioco mentre calci d’angolo e rimesse dal fondo erano di piena responsabilità del portiere, il quale avendo una visuale perfetta fungeva da giudice. Le uniche eccezioni, sporadiche, erano i genitori. Alcuni padri, naturalmente, spesso più per stare con i figli che per divertimento, accettavano il ruolo. Fin qua nulla di strano si potrebbe pensare, vero? Appunto è quello che ho pensato io. Chi ha in corpo così tanto masochismo da rinunciare a segnare 10 gol in un pomeriggio d’estate con gli amici per beccarsi insulti e parolacce per tre rigori fischiati?
Quanti bambini oggi sognano di andare ai mondiali al posto di Ronaldinho o di Totti?molti!!E quanti invece vorrebbero essere nei panni di Rosetti o di Merk?Pochi credo, pochissimi!!
A mio parere il giudice della “contesa” calcistica dovrebbe ricevere quantità di denaro più cospicue di coloro che partecipano e si divertono per non cadere nelle tentazioni viste ed ascoltate in questi giorni.
Altrimenti si prospetta un sano ritorno all’infanzia, per lo meno la mia: “quando sbatti la faccia nel fango e sulla tuta ci sono i segni delle scarpe del difensore avversario, beh allora è rigore ed è talmente netto che non c’è neppure bisogno della moviola”.
martedì, maggio 09, 2006
Febbre a 90’, calcio e vita secondo me, Pinotto.
Le intercettazioni telefoniche sono l’argomento del momento. Prima la politica con il caso Storace ed ora, come un uragano, le telefonate tra Moggi e molti altri personaggi di rilievo del mondo del calcio. Il nostro blog, nel suo piccolo, si è dato da fare e grazie alle strutture regalateci dal pm di Torino, Guariniello, siamo riusciti ad ascoltare una telefonata tra due nostri amici che ci ha sconvolto ne riportiamo qui il contenuto:
Giovanni: Ciao Gio!
Giorgio: Ciao Giò…Come va?
Giovanni: Tutto a posto. Tu?
Giorgio: Tutto ok! Ma hai controllato se c’è lì intorno qualcuno che può sentire?
Giovanni: Lascia stare. Ho chiuso tutte le porte, siamo in una botte di ferro.
Giorgio: Li hai presi allora ‘sti biglietti per il grande Gigi ( D’Alessio,n.d.r.)?
Giovanni: E’ un casino. Sono finiti in giro, sono riuscito a prenderli solo su Internet a 100 euro l’uno.
Giorgio: Hai fatto troppo bene. Ti uccidevo se ce lo perdevamo, ti ricordo che due anni fa l’abbiamo saltato per andare a vedere Ivana Spagna perché dicevi che era da non perdere perché avrebbe smesso. Invece ha fatto ancora un sacco di singoli stupendi e dovremo tornare assolutamente.
Giovanni: Comunque ho una news da paura ma siediti prima…
Giorgio: Sono seduto, sto guardando il Dvd col meglio dei Pooh.
Giovanni: Forse un mio amico ci dà i pass per il backstage di Gigi!!!!
Giorgio: No…
Giovanni: E non è finita, se ti decidi ad imparare finalmente tutta “Il cammino dell’età” forse ci chiamano sul palco a cantarla. Ho comprato 100 suoi cd per partecipare ed è sicuro che vinciamo…
Giorgio: Sei un pirla!!!C’è in palio ‘sta cosa incredibile e ne hai comprati solo 100?a calci ti ci mando da Ricordi a prenderne minimo altri 200 e prendi quelli doppi da 40 euro col Dvd in cui Gigi mangia la pizza a Napoli, è l’unico che non ho!!
Giovanni: Vado allora…
Giorgio: Oh ora ti saluto che Valentina, mia sorella, m’ha tolto il cd di Pappalardo e ha messo su gli Arctic Monkeys. Devo correre a cambiarlo che quello schifo non si può paragonare a “Ricominciamo”.
Giovanni: Ciao.
Giorgio: Ciao.
L’intercettazione telefonica verrà cancellata se i due soggetti si decideranno a partecipare al nostro blog, resta comunque lo stupore e lo sdegno per quello che si sono detti.
Giovanni: Ciao Gio!
Giorgio: Ciao Giò…Come va?
Giovanni: Tutto a posto. Tu?
Giorgio: Tutto ok! Ma hai controllato se c’è lì intorno qualcuno che può sentire?
Giovanni: Lascia stare. Ho chiuso tutte le porte, siamo in una botte di ferro.
Giorgio: Li hai presi allora ‘sti biglietti per il grande Gigi ( D’Alessio,n.d.r.)?
Giovanni: E’ un casino. Sono finiti in giro, sono riuscito a prenderli solo su Internet a 100 euro l’uno.
Giorgio: Hai fatto troppo bene. Ti uccidevo se ce lo perdevamo, ti ricordo che due anni fa l’abbiamo saltato per andare a vedere Ivana Spagna perché dicevi che era da non perdere perché avrebbe smesso. Invece ha fatto ancora un sacco di singoli stupendi e dovremo tornare assolutamente.
Giovanni: Comunque ho una news da paura ma siediti prima…
Giorgio: Sono seduto, sto guardando il Dvd col meglio dei Pooh.
Giovanni: Forse un mio amico ci dà i pass per il backstage di Gigi!!!!
Giorgio: No…
Giovanni: E non è finita, se ti decidi ad imparare finalmente tutta “Il cammino dell’età” forse ci chiamano sul palco a cantarla. Ho comprato 100 suoi cd per partecipare ed è sicuro che vinciamo…
Giorgio: Sei un pirla!!!C’è in palio ‘sta cosa incredibile e ne hai comprati solo 100?a calci ti ci mando da Ricordi a prenderne minimo altri 200 e prendi quelli doppi da 40 euro col Dvd in cui Gigi mangia la pizza a Napoli, è l’unico che non ho!!
Giovanni: Vado allora…
Giorgio: Oh ora ti saluto che Valentina, mia sorella, m’ha tolto il cd di Pappalardo e ha messo su gli Arctic Monkeys. Devo correre a cambiarlo che quello schifo non si può paragonare a “Ricominciamo”.
Giovanni: Ciao.
Giorgio: Ciao.
L’intercettazione telefonica verrà cancellata se i due soggetti si decideranno a partecipare al nostro blog, resta comunque lo stupore e lo sdegno per quello che si sono detti.
mercoledì, maggio 03, 2006
Potere alla Parola (rubrica a cura del vostro Gianni)
C’era una volta un regime sovietico in Cecoslovacchia. Questo regime creava malcontento, tanto da spingere il partito comunista nazionale ad appoggiare alcune idee riformiste. Il socialismo liberale che stava per fiorire sul cemento rosso aveva un volto umano, il volto di Alexander Dubček, ed il sostegno di quasi tutto il popolo. Era la Primavera di Praga. Tutto questo era pericolo per l’URSS, minaccia per la stabilità sovietica ed allarme geopolitico rilevante (la Cecoslovacchia rappresentava un avamposto strategico e la sua perdita avrebbe causato un duro colpo in Guerra Fredda). Ecco allora il realizzarsi concreto della Dottrina Brežnev: 600 mila soldati, quasi 7 mila carri armati invadono il Paese. 1968. Praga e Bratislava insorgono, l’esercito del Patto di Varsavia reprime le rivolte in un bagno di sangue. Centinaia di dimostranti uccisi. Un anno dopo l’atto simbolo della protesta: lo studente Jan Palach si brucia vivo a Praga in piazza Venceslao. Dopo l’occupazione molte delusioni, molte lacrime amare, anni di teste basse e schiene piegate. Bisognerà aspettare l’inverno del 1989 per rivedere le mobilitazioni, la “Sametová Revoluce” che rovescerà con impeto vellutato il regime comunista e porterà alla formazione delle 2 repubbliche democratiche che oggi ben conosciamo.
Cosa è rimasto oggi di quello spirito? La domanda mi attanaglia mentre assaporo le bellezze di Praga, mentre respiro la sua storia passeggiando per la Città Vecchia. Quella che era una città dall’animo triste ed oppresso oggi fa i conti con l’Occidente e le sue proposte neoliberiste. Hanno molta voglia di fare i Cechi. Molta voglia di riscattarsi dopo 40 anni di prigionia, e tanti desideri ancora da realizzare. Ma non tutti vivono felici e contenti. La favola del consumismo ha grossi scheletri nell’armadio. Me ne accorgo quando mi immergo nella folla di piazza Venceslao. Quei 700 metri di strada che erano la cartina al tornasole della rivolta per la libertà ora sono sacri templi del vizio, stracolmi di improvvisati papponi, buttadentro, casinò e spacciatori di droga, ragazze bellissime, di una bellezza disarmante, che ti guardano come se già sapessero tutto di te, e per qualche migliaio di corone possono donarti un’ora di amore. Personaggi che regalano promesse e promettono regali. Poco a che vedere con i ragazzi del ’68, con il sacrificio di Palach proprio in quella piazza. Ma non voglio ricordarla solo così. Praga ha ben altro da offrire. Non sono infatti i paradisi artificiali che ti affascinano, ma quelli concreti dei suoi monumenti, della Moldava e dei suoi ponti, i ristoranti tipici ed i caffè, i suoi quartieri, l’inglese un po’ sguaiato ma dolcissimo delle fanciulle locali, i sorrisi della gente e dei turisti, i castelli e le cattedrali, la pioggia fine fine che pulisce le strade. La sua primavera, quella passata e quella odierna.
Gianni
Primavera di Praga
Di antichi fasti la piazza vestita
grigia guardava la nuova sua vita,
come ogni giorno la notte arrivava,
frasi consuete sui muri di Praga,
ma poi la piazza fermò la sua vita
e breve ebbe un grido la folla smarrita
quando la fiamma violenta ed atroce
spezzò gridando ogni suono di voce...
Son come falchi quei carri appostati,
corron parole sui visi arrossati,
corre il dolore bruciando ogni strada
e lancia grida ogni muro di Praga.
Quando la piazza fermò la sua vita,
sudava sangue la folla ferita,
quando la fiamma col suo fumo nero
lasciò la terra e si alzò verso il cielo,
quando ciascuno ebbe tinta la mano,
quando quel fumo si sparse lontano,
Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava
all'orizzonte del cielo di Praga...
Dimmi chi sono quegli uomini lenti
coi pugni stretti e con l'odio fra i denti,
dimmi chi sono quegli uomini stanchi
di chinar la testa e di tirare avanti,
dimmi chi era che il corpo portava,
la città intera che lo accompagnava,
la città intera che muta lanciava
una speranza nel cielo di Praga,
dimmi chi era che il corpo portava,
la città intera che lo accompagnava,
la città intera che muta lanciava
una speranza nel cielo di Praga,
una speranza nel cielo di Praga,
una speranza nel cielo di Praga...
(Francesco Guccini)
Cosa è rimasto oggi di quello spirito? La domanda mi attanaglia mentre assaporo le bellezze di Praga, mentre respiro la sua storia passeggiando per la Città Vecchia. Quella che era una città dall’animo triste ed oppresso oggi fa i conti con l’Occidente e le sue proposte neoliberiste. Hanno molta voglia di fare i Cechi. Molta voglia di riscattarsi dopo 40 anni di prigionia, e tanti desideri ancora da realizzare. Ma non tutti vivono felici e contenti. La favola del consumismo ha grossi scheletri nell’armadio. Me ne accorgo quando mi immergo nella folla di piazza Venceslao. Quei 700 metri di strada che erano la cartina al tornasole della rivolta per la libertà ora sono sacri templi del vizio, stracolmi di improvvisati papponi, buttadentro, casinò e spacciatori di droga, ragazze bellissime, di una bellezza disarmante, che ti guardano come se già sapessero tutto di te, e per qualche migliaio di corone possono donarti un’ora di amore. Personaggi che regalano promesse e promettono regali. Poco a che vedere con i ragazzi del ’68, con il sacrificio di Palach proprio in quella piazza. Ma non voglio ricordarla solo così. Praga ha ben altro da offrire. Non sono infatti i paradisi artificiali che ti affascinano, ma quelli concreti dei suoi monumenti, della Moldava e dei suoi ponti, i ristoranti tipici ed i caffè, i suoi quartieri, l’inglese un po’ sguaiato ma dolcissimo delle fanciulle locali, i sorrisi della gente e dei turisti, i castelli e le cattedrali, la pioggia fine fine che pulisce le strade. La sua primavera, quella passata e quella odierna.
Gianni
Primavera di Praga
Di antichi fasti la piazza vestita
grigia guardava la nuova sua vita,
come ogni giorno la notte arrivava,
frasi consuete sui muri di Praga,
ma poi la piazza fermò la sua vita
e breve ebbe un grido la folla smarrita
quando la fiamma violenta ed atroce
spezzò gridando ogni suono di voce...
Son come falchi quei carri appostati,
corron parole sui visi arrossati,
corre il dolore bruciando ogni strada
e lancia grida ogni muro di Praga.
Quando la piazza fermò la sua vita,
sudava sangue la folla ferita,
quando la fiamma col suo fumo nero
lasciò la terra e si alzò verso il cielo,
quando ciascuno ebbe tinta la mano,
quando quel fumo si sparse lontano,
Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava
all'orizzonte del cielo di Praga...
Dimmi chi sono quegli uomini lenti
coi pugni stretti e con l'odio fra i denti,
dimmi chi sono quegli uomini stanchi
di chinar la testa e di tirare avanti,
dimmi chi era che il corpo portava,
la città intera che lo accompagnava,
la città intera che muta lanciava
una speranza nel cielo di Praga,
dimmi chi era che il corpo portava,
la città intera che lo accompagnava,
la città intera che muta lanciava
una speranza nel cielo di Praga,
una speranza nel cielo di Praga,
una speranza nel cielo di Praga...
(Francesco Guccini)
mercoledì, aprile 26, 2006
Uncorrectly political: i graffi di Gianni e Pinotto
Il Caimano è veramente un bel film. Ci ha colpito perché ha rinunciato ad attaccare Berlusconi con notizie scioccanti, ormai note a molti. Ha scelto di descriverlo, di ricrearlo cinematograficamente. Una frase all’interno della pellicola ci è rimasta impressa più di altre: “L’Italia degli ultimi trent’anni è Berlusconi”. Così, presi un po’ dallo sconforto e ragionandoci abbiamo cercato di trovare i motivi in grado di sorreggere questa tesi:
1. “Forza Italia” era gridato solo negli stadi in cui giocava la Nazionale.
2. I politici avevano slogan concreti e non “Con noi un cielo più azzurro”, “Un mare più nuotabile” etc…
3. I coglioni erano una parte importante dell’anatomia umana e non gli elettori del governo.
4. La sinistra era accusata di pedofagia ora invece, a quanto pare, controlla televisioni, giornali, magistratura, finanza, l’universo intero.
5. La classe dirigente del nostro Paese raramente aveva background formativi nei campi del marketing e delle pubbliche relazioni, tuttavia conosceva qualcosa di dottrina politica.
6. Ferrara, Adornato e Bondi leggevano ancora “Il Manifesto”.
7. Baget Bozzo si limitava a predicare dal pulpito della parrocchia, ora lo fa attraverso il tubo catodico.
8. Deputati europei non erano “gentilmente” invitati a svolgere ruoli cinematografici in pellicole sui kapò.
9. Le pensionate ed i pensionati settantenni non erano amministratori delegati, presidenti, direttori generali di imprese nazionali.
10. Holding, vocabolario alla mano, era solamente il gerundio del verbo inglese tenere.
11. Milano non aveva sottoparagrafi (2,3,…) e le fanciulle di nome Chiara non provavano vergogna di fronte all’epiteto “lachiarella”.
12. Adriano Galliani era un dirigente di provincia simpatizzante calcisticamente per la Juventus.
13. In televisione c’erano programmi con pubblicità non blocchi pubblicitari con all’interno dei programmi.
14. Emilio Fede presentava il Tg di Raiuno.
15. In un ipotetico quiz televisivo, alla domanda “Dove si trova Arcore?”, il concorrente avrebbe risposto. “Non lo so”.
16. Il giornalista Marco Travaglio, giovanissimo, sognava di scrivere un libro ma, pur scervellandosi, non riusciva a trovarne il protagonista.
17. “Palermo-Milano” era solo andata. Ora molti la percorrono in entrambi in sensi.
18. I cavalli non entravano nelle camere d’albergo.
19. La lombosciatalgia, causata dall’uso eccessivo dei tacchi, era un problema che colpiva solo le donne.
1. “Forza Italia” era gridato solo negli stadi in cui giocava la Nazionale.
2. I politici avevano slogan concreti e non “Con noi un cielo più azzurro”, “Un mare più nuotabile” etc…
3. I coglioni erano una parte importante dell’anatomia umana e non gli elettori del governo.
4. La sinistra era accusata di pedofagia ora invece, a quanto pare, controlla televisioni, giornali, magistratura, finanza, l’universo intero.
5. La classe dirigente del nostro Paese raramente aveva background formativi nei campi del marketing e delle pubbliche relazioni, tuttavia conosceva qualcosa di dottrina politica.
6. Ferrara, Adornato e Bondi leggevano ancora “Il Manifesto”.
7. Baget Bozzo si limitava a predicare dal pulpito della parrocchia, ora lo fa attraverso il tubo catodico.
8. Deputati europei non erano “gentilmente” invitati a svolgere ruoli cinematografici in pellicole sui kapò.
9. Le pensionate ed i pensionati settantenni non erano amministratori delegati, presidenti, direttori generali di imprese nazionali.
10. Holding, vocabolario alla mano, era solamente il gerundio del verbo inglese tenere.
11. Milano non aveva sottoparagrafi (2,3,…) e le fanciulle di nome Chiara non provavano vergogna di fronte all’epiteto “lachiarella”.
12. Adriano Galliani era un dirigente di provincia simpatizzante calcisticamente per la Juventus.
13. In televisione c’erano programmi con pubblicità non blocchi pubblicitari con all’interno dei programmi.
14. Emilio Fede presentava il Tg di Raiuno.
15. In un ipotetico quiz televisivo, alla domanda “Dove si trova Arcore?”, il concorrente avrebbe risposto. “Non lo so”.
16. Il giornalista Marco Travaglio, giovanissimo, sognava di scrivere un libro ma, pur scervellandosi, non riusciva a trovarne il protagonista.
17. “Palermo-Milano” era solo andata. Ora molti la percorrono in entrambi in sensi.
18. I cavalli non entravano nelle camere d’albergo.
19. La lombosciatalgia, causata dall’uso eccessivo dei tacchi, era un problema che colpiva solo le donne.
domenica, aprile 23, 2006
Potere alla Parola (rubrica a cura del vostro Gianni)
Ho fatto fatica a dormire stanotte. Sarà perché ero da solo e preferivo riscaldare il talamo in dolce compagnia, o semplicemente sono 3 settimane che la notte mi invita al sonno ed io declino quasi sempre l’offerta (mi chiedo come faccia la gente tormentata per davvero a convivere con questo problema). Quando apro gli occhi la mia stanza è trafitta dai raggi di mattino, una confusa orgia di pulviscoli che si muove al tempo della sveglia targata Motorola. Odio questo rumore. Preferirei farmi svegliare da suoni meno indisponenti. Accendo la TV: tette-culi-tette-culi-spot-culi-reality-tette-promo-videopagotti-tette-trailers-culi-spot-tette (a questo punto è più hardcore la messa in diretta sulla RAI!). Spengo la TV. Accendo lo stereo, il mio dito cerca veloce “Paint Your Target” dei Fightstar. Che canzone magnifica, Pinotto mi ha salvato portandomi questo cd da Londra. Aspetto che finisca, non si lascia mai una song a metà. Mi tocco la barba, cazzo potrei sembrare il figlio di Gheddafi. Spengo lo stereo e decido di trascinare i miei 23 anni sotto la doccia per poi radermi di dosso la noia, quando all’improvviso vengo attratto da interferenze esterne. Il suono delle campane che si abbraccia con il cinguettio dei passerotti. Armonica delizia. Mi affaccio dal balcone e vedo una Milano sveglia ma ancora assonnata, splendida perché quasi immobile, svestita dalla sua solita frenesia. La mia via sta riacquistando il suo verde. Il sole ha letteralmente preso a calci le tenebre, che hanno sanguinato luce da tutti i pori. Le rotaie del tram non gracchiano da un po’, come se avessero smesso per rispetto di questa calma surreale. Oggi la mia città è proprio fantastica. E sono queste piccole cose che mi rendono allegro, tramutano il mio eterno broncio in sorriso, il mio inferno in paradiso.
Buongiorno Milano!
Gianni.
Còl coeùr in màn
Me sont desmentegàa de spiegà bén
quèl che l'è'l titol della mia poesia,
ma sont sicùr che avìi capì almén
che l'è ànca vòstra, mìnga sòl cà mia.
L'è tùt el nòst paès còi sò magàgn
e i sò virtùu che l'hann fàa grand e bèll,
cònt i sò vèer pianùr e i sò montagn,
che fann de divisòri e de capèll.
L'è l'ària che respiròm nùm nativ
e tùtti insèmma quèi che chi a Milàn
troeùven de podè stà e podè viv
in armonia e còl coeùr in màn.
(Vincenzo Migliavacca)
Buongiorno Milano!
Gianni.
Còl coeùr in màn
Me sont desmentegàa de spiegà bén
quèl che l'è'l titol della mia poesia,
ma sont sicùr che avìi capì almén
che l'è ànca vòstra, mìnga sòl cà mia.
L'è tùt el nòst paès còi sò magàgn
e i sò virtùu che l'hann fàa grand e bèll,
cònt i sò vèer pianùr e i sò montagn,
che fann de divisòri e de capèll.
L'è l'ària che respiròm nùm nativ
e tùtti insèmma quèi che chi a Milàn
troeùven de podè stà e podè viv
in armonia e còl coeùr in màn.
(Vincenzo Migliavacca)
mercoledì, aprile 19, 2006
Febbre a 90’, calcio e vita secondo me, Pinotto.

E’ giunta l’ora. Stasera dopo 93 anni si chiude la storia europea dello stadio di Highbury, casa dell’Arsenal.
Si gioca la semifinale di Champions League, la prima che verrà disputata su questo terreno di gioco e, per assurdo, anche l’ultima. L’Arsenal ha scelto l’ultimo anno, quello in cui le proprie mura per più di 90 anni sarebbero dovute diventare condomini per famiglie agiate e benestanti, per raggiungere l’unica semifinale della propria storia nella massima competizione europea.
Vieira, giocatore simbolo e capitano, se n’è andato la scorsa estate; Henry, l’artefice principale del miracolo stagionale se ne andrà, novanta probabilità su cento, nel prossimo calciomercato. Così dopo il sorteggio degli ottavi, pescando il Real Madrid, molti avrebbero volentieri iniziato a montare citofoni e portoni. Per non parlare di chi, avendo visto uscire dalle sfere di selezione dei quarti di finale la Juventus, sarebbe corso volentieri in un’agenzia immobiliare di Islington per assicurarsi il futuro immobile.
Lo stadio a fine stagione chiuderà lo stesso ma, nonostante tutte queste avversità, nessuno ha potuto imporre l’addio anticipato ad HIGHBURY, Casa del calcio.
giovedì, aprile 13, 2006
Potere alla Parola (rubrica a cura del vostro Gianni)
Questa volta non sono in grado di contribuire con le mie parole ad esemplificare un tema che si regge già da solo (pur barcollando!). Le presunzioni didascaliche finiscono quando iniziano a parlare questi saggi, che decantano le lodi di una delle migliori invenzioni di sempre, nonché loro fonte di ispirazione!
Cin Cin, e buona lettura!
Gianni.
Il vino mi spinge,
il vino folle, che fa cantare anche l’uomo più saggio,
e lo fa ridere mollemente e lo costringe a danzare,
e tira fuori parola, che sta meglio non detta.
(Omero)
Ciò che sta nel cuore del sobrio è sulla lingua dell’ubriaco.
(Plutarco)
Da saggia versaci il tuo vino: le troppe speranze
contieni in termini brevi: parli e già l’ora è fuggita.
Cogli il giorno e del dubbio domani diffida.
(Orazio)
Bisogna essere ebbri. Tutto qui: è l’unico problema. Per non sentire l’orribile peso del Tempo che vi spezza le spalle e vi piega verso terra, bisogna che v’inebriate senza tregua. Ma di cosa? Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro. Ma inebriatevi.
(Charles Baudelaire)
Un vino d’oro splendeva nei bicchieri
Che ci inebriò,
L’amore, nei tuoi occhi neri,
Fuoco in una radura, s’incendiò.
(Attilio Bertolucci)
Però che Boheme confortevole, giocata tra case e osterie, quando ad ogni bicchiere rimbalzano le filosofie.
(Francesco Guccini)
Si può bere troppo, ma non si beve mai abbastanza.
(Gotthold Ephraim Lessing)
A me piacciono gli anfratti bui
delle osterie dormienti,
dove la gente culmina nell’eccesso del canto,
a me piacciono le cose bestemmiate e leggere,
e i calici di vino profondi,
dove la mente esulta,
livello magico di pensiero.
Troppo sciocco è il piangere sopra un amore perduto
malvissuto e scostante,
meglio l’acre vapore del vino
indenne,
meglio l’ubriacatura del genio,
meglio sì meglio,
l’indagine sorda delle scorrevolezze di vite;
io amo le osterie
che parlano il linguaggio sottile
della lingua di Bacco,
e poi nelle osterie
ci sta il nome di Charles
scritto a caratteri d’oro.
(Alda Merini)
Adoro farmi un Martini
perfino un secondo bicchiere
al terzo finisco sotto il tavolo
al quarto sotto il mio cavaliere.
(Dorothy Parker)
E i bicchieri erano vuoti
e la bottiglia in pezzi
E il letto spalancato
e la porta sprangata
E tutte le stelle di vetro
della bellezza e della gioia
risplendevano nella polvere
nella camera spazzata male
Ed io ubriaco morto
ero un fuoco di gioia
e tu ubriaca viva
nuda tra le mie braccia .
(Jacques Prévert)
Una delle mie signore di un tempo mi aveva urlato una volta: “Tu bevi per scappare dalla realtà!”
“Naturalmente, cara”.
(Charles Bukowski)
Cin Cin, e buona lettura!
Gianni.
Il vino mi spinge,
il vino folle, che fa cantare anche l’uomo più saggio,
e lo fa ridere mollemente e lo costringe a danzare,
e tira fuori parola, che sta meglio non detta.
(Omero)
Ciò che sta nel cuore del sobrio è sulla lingua dell’ubriaco.
(Plutarco)
Da saggia versaci il tuo vino: le troppe speranze
contieni in termini brevi: parli e già l’ora è fuggita.
Cogli il giorno e del dubbio domani diffida.
(Orazio)
Bisogna essere ebbri. Tutto qui: è l’unico problema. Per non sentire l’orribile peso del Tempo che vi spezza le spalle e vi piega verso terra, bisogna che v’inebriate senza tregua. Ma di cosa? Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro. Ma inebriatevi.
(Charles Baudelaire)
Un vino d’oro splendeva nei bicchieri
Che ci inebriò,
L’amore, nei tuoi occhi neri,
Fuoco in una radura, s’incendiò.
(Attilio Bertolucci)
Però che Boheme confortevole, giocata tra case e osterie, quando ad ogni bicchiere rimbalzano le filosofie.
(Francesco Guccini)
Si può bere troppo, ma non si beve mai abbastanza.
(Gotthold Ephraim Lessing)
A me piacciono gli anfratti bui
delle osterie dormienti,
dove la gente culmina nell’eccesso del canto,
a me piacciono le cose bestemmiate e leggere,
e i calici di vino profondi,
dove la mente esulta,
livello magico di pensiero.
Troppo sciocco è il piangere sopra un amore perduto
malvissuto e scostante,
meglio l’acre vapore del vino
indenne,
meglio l’ubriacatura del genio,
meglio sì meglio,
l’indagine sorda delle scorrevolezze di vite;
io amo le osterie
che parlano il linguaggio sottile
della lingua di Bacco,
e poi nelle osterie
ci sta il nome di Charles
scritto a caratteri d’oro.
(Alda Merini)
Adoro farmi un Martini
perfino un secondo bicchiere
al terzo finisco sotto il tavolo
al quarto sotto il mio cavaliere.
(Dorothy Parker)
E i bicchieri erano vuoti
e la bottiglia in pezzi
E il letto spalancato
e la porta sprangata
E tutte le stelle di vetro
della bellezza e della gioia
risplendevano nella polvere
nella camera spazzata male
Ed io ubriaco morto
ero un fuoco di gioia
e tu ubriaca viva
nuda tra le mie braccia .
(Jacques Prévert)
Una delle mie signore di un tempo mi aveva urlato una volta: “Tu bevi per scappare dalla realtà!”
“Naturalmente, cara”.
(Charles Bukowski)
mercoledì, aprile 12, 2006
Febbre a 90’, calcio e vita secondo me, Pinotto.
Doveva finire 3 a 0. Alle tre del pomeriggio circa, gli exit poll prevedevano una vittoria netta di Prodi. Dalle 18, invece, lo scenario era quello di Instanbul, finale di Champions League dello scorso anno, alla rovescia per Berlusconi. 3 a 1, 3 a 2, 3 a 3. Con Emilio Fede su Rete 4 a cantare, al posto della Kop di Liverpool, “You will never walk alone” Cavaliere.
Il 3 a 3 sembrava non sbloccarsi, un pareggio infinito con relativo fischio di chiusura e rinvio ai tempi supplementari con molti cittadini-elettori ormai immersi nel sonno per l’ora tardissima.
Alla fine è stata Italia-Germania 4 a 3, vittoria dell’Unione in zona Cesarini ma, al contrario della semifinale mondiale di Messico ’70, con solo mezza Italia che esulta.
Aspettando la Germania, calcistica, e non il Paese con annesso modello politico da imitare, per riunificarsi.
“Le partite non finiscono mai” è il titolo di un libro sul calcio scritto da Darwin Pastorin, in questo caso speriamo che, almeno su questa, si possa emettere il fischio finale.
Il 3 a 3 sembrava non sbloccarsi, un pareggio infinito con relativo fischio di chiusura e rinvio ai tempi supplementari con molti cittadini-elettori ormai immersi nel sonno per l’ora tardissima.
Alla fine è stata Italia-Germania 4 a 3, vittoria dell’Unione in zona Cesarini ma, al contrario della semifinale mondiale di Messico ’70, con solo mezza Italia che esulta.
Aspettando la Germania, calcistica, e non il Paese con annesso modello politico da imitare, per riunificarsi.
“Le partite non finiscono mai” è il titolo di un libro sul calcio scritto da Darwin Pastorin, in questo caso speriamo che, almeno su questa, si possa emettere il fischio finale.
martedì, aprile 04, 2006
Uncorrectly political: i graffi di Gianni e Pinotto
Tra ubriachi e utili idioti.
“Francamente, a questo punto, i tentativi di distribuire in maniera bipartisan le colpe di un clima teso un poco fanno ridere, e un poco fanno girare le scatole”.
Michele Serra è uno dei pochi giornalisti e scrittori dal cervello in perfetta sincronia con la penna…un miracolo che ancora non sia stato ancora tacciato di “uso criminoso dei media” e censurato! A pochi giorni dalle elezioni ci ritroviamo di nuovo a dover sguazzare in un pantano di insulti, gazzarre e dita cariche d’odio puntate in modo minaccioso. Il “curato bonario” che dà del “ballista” all’ “uomo che usa i numeri come un ubriaco i lampioni: più per sostegno che per illuminazione”. Si racconta di un’Italia dominata da “utili idioti”, con transessuali che distribuiscono spinelli, no global con i bulloni in mano, gente che dice viva Fidel e via discorrendo. Le cadute di stile si sprecano. Le scuse fatte dai due pretendenti al trono si sciolgono come neve al sole, troppo tardi per recuperare il fair-play. Ma ormai la cosa non sconvolge più, noi italiani siamo abituati da tempo a questi momenti di avanspettacolo. Quello che mi spaventa non è il facèto ma il serio, sono le argomentazioni con cui poi si vincono le elezioni. Ho come la netta impressione che la nostra classe dirigente sia rimasta un po’ indietro con i tempi. La scienza imperfetta di numeri e cifre (usata, da che mondo è mondo, sempre in maniera strumentale) ha smesso di far presa sul cittadino monitorante. Le parolone e i tecnicismi non bastano a coprire quella che è in fondo sterilità di idee concrete per il nostro Belpaese malandato. Mi immagino cosa capiscano la vecchietta pensionata o l’uomo della strada quando gli si vomitano addosso termini quali “sostituzione di gettito”, “cuneo contributivo” o “rendite catastali” (a dir la verità, spesso neppure io ci capisco una sega!). Gli esperti di marketing elettorale che fanno da baby-sitter ai nostri candidati dovrebbero sapere che ormai il “politichese” non fa trendy! Quello di cui l’Italia ha bisogno a mio avviso è una radicale spinta dal basso. La politica non ha necessità di spettacolarizzarsi ulteriormente per poter parlare in modo corretto ai cittadini, deve invece dare più ascolto alla base, renderla partecipe in modo più che attivo, sentirsi diretta responsabile della situazione sociale e farsene carico (invece che addossarsi sempre le colpe da un governo all’altro), dialogare seriamente invece di sputare insulti, rigurgiti populisti e demagogie, lasciare molto più spazio alle donne (molto più sensibili alle questioni sopraccitate nonché difficilmente corruttibili) ma soprattutto puntare su politici più giovani e carichi di passione. Questa non è una favola, è una realtà che si respira in alcuni paesi europei (quelli scandinavi in primis) da molto tempo. Se non possiamo uniformarci, almeno proviamo ad avvicinarci. Per fare questo bisogna rimboccarsi le maniche e crederci un po’, a partire da noi, che abbiamo un sacrosanto diritto di voto e la possibilità di partecipare, di farci sentire se tutti lo vogliamo! Ti sbagli caro Professore, gli ubriachi siamo noi, ubriachi di speranza che usano il lampione del buon senso. Ti sbagli anche tu caro Cavaliere, gli utili idioti siamo noi! Del resto, come diceva un vecchio proverbio russo: “lo scemo del villaggio è il profeta di dio”.
Ironie socratiche a parte, votate almeno con la testa se non avete cuore!
Un abbraccio,
Gianni.
Il Terzo Candidato
Il terzo candidato non ha bisogno della Tv,
il suo media è il contatto con la gente.
Il terzo candidato crede nelle proprie idee,
quando le espone cattura l’attenzione senza alzare la voce.
Il terzo candidato non insulta l’avversario,
lo rispetta, se entrambi hanno a cuore il futuro del paese più che gli interessi personali.
Il terzo candidato Ripudia la guerra!
Il terzo candidato non ha una scorta di 3 auto,
quando fa la spesa, magari vicino a casa nostra,
sa quanto costa un kg di pane.
Il terzo candidato si lamenta del caroprezzi,
e cerca una via per limitarlo.
Il terzo candidato scende in piazza con i giovani
contro l’eccessiva precarietà e l’insicurezza che li circonda;
con le donne, per difendere i loro diritti.
Il terzo candidato non ha scheletri nell’armadio,
amici “scalatori” di banche, collaboratori indagati o,
ancor peggio, condannati,
non ha macchine per distruggere pezzi di carta scomodi.
Il terzo candidato è nuovo,
non è una minestra riscaldata del 1994, del 1996 o del 2001.
Il terzo candidato è un uomo giusto, è un uomo del popolo.
Il terzo candidato è: Torna Berlinguer!
Il terzo candidato non deve essere per forza uomo,
può essere anche donna e senza una legge che lo imponga.
Il terzo candidato è tra Noi e non tra loro;
dobbiamo trovarlo e meritarlo per cambiare veramente le cose.
Pinotto
“Francamente, a questo punto, i tentativi di distribuire in maniera bipartisan le colpe di un clima teso un poco fanno ridere, e un poco fanno girare le scatole”.
Michele Serra è uno dei pochi giornalisti e scrittori dal cervello in perfetta sincronia con la penna…un miracolo che ancora non sia stato ancora tacciato di “uso criminoso dei media” e censurato! A pochi giorni dalle elezioni ci ritroviamo di nuovo a dover sguazzare in un pantano di insulti, gazzarre e dita cariche d’odio puntate in modo minaccioso. Il “curato bonario” che dà del “ballista” all’ “uomo che usa i numeri come un ubriaco i lampioni: più per sostegno che per illuminazione”. Si racconta di un’Italia dominata da “utili idioti”, con transessuali che distribuiscono spinelli, no global con i bulloni in mano, gente che dice viva Fidel e via discorrendo. Le cadute di stile si sprecano. Le scuse fatte dai due pretendenti al trono si sciolgono come neve al sole, troppo tardi per recuperare il fair-play. Ma ormai la cosa non sconvolge più, noi italiani siamo abituati da tempo a questi momenti di avanspettacolo. Quello che mi spaventa non è il facèto ma il serio, sono le argomentazioni con cui poi si vincono le elezioni. Ho come la netta impressione che la nostra classe dirigente sia rimasta un po’ indietro con i tempi. La scienza imperfetta di numeri e cifre (usata, da che mondo è mondo, sempre in maniera strumentale) ha smesso di far presa sul cittadino monitorante. Le parolone e i tecnicismi non bastano a coprire quella che è in fondo sterilità di idee concrete per il nostro Belpaese malandato. Mi immagino cosa capiscano la vecchietta pensionata o l’uomo della strada quando gli si vomitano addosso termini quali “sostituzione di gettito”, “cuneo contributivo” o “rendite catastali” (a dir la verità, spesso neppure io ci capisco una sega!). Gli esperti di marketing elettorale che fanno da baby-sitter ai nostri candidati dovrebbero sapere che ormai il “politichese” non fa trendy! Quello di cui l’Italia ha bisogno a mio avviso è una radicale spinta dal basso. La politica non ha necessità di spettacolarizzarsi ulteriormente per poter parlare in modo corretto ai cittadini, deve invece dare più ascolto alla base, renderla partecipe in modo più che attivo, sentirsi diretta responsabile della situazione sociale e farsene carico (invece che addossarsi sempre le colpe da un governo all’altro), dialogare seriamente invece di sputare insulti, rigurgiti populisti e demagogie, lasciare molto più spazio alle donne (molto più sensibili alle questioni sopraccitate nonché difficilmente corruttibili) ma soprattutto puntare su politici più giovani e carichi di passione. Questa non è una favola, è una realtà che si respira in alcuni paesi europei (quelli scandinavi in primis) da molto tempo. Se non possiamo uniformarci, almeno proviamo ad avvicinarci. Per fare questo bisogna rimboccarsi le maniche e crederci un po’, a partire da noi, che abbiamo un sacrosanto diritto di voto e la possibilità di partecipare, di farci sentire se tutti lo vogliamo! Ti sbagli caro Professore, gli ubriachi siamo noi, ubriachi di speranza che usano il lampione del buon senso. Ti sbagli anche tu caro Cavaliere, gli utili idioti siamo noi! Del resto, come diceva un vecchio proverbio russo: “lo scemo del villaggio è il profeta di dio”.
Ironie socratiche a parte, votate almeno con la testa se non avete cuore!
Un abbraccio,
Gianni.
Il Terzo Candidato
Il terzo candidato non ha bisogno della Tv,
il suo media è il contatto con la gente.
Il terzo candidato crede nelle proprie idee,
quando le espone cattura l’attenzione senza alzare la voce.
Il terzo candidato non insulta l’avversario,
lo rispetta, se entrambi hanno a cuore il futuro del paese più che gli interessi personali.
Il terzo candidato Ripudia la guerra!
Il terzo candidato non ha una scorta di 3 auto,
quando fa la spesa, magari vicino a casa nostra,
sa quanto costa un kg di pane.
Il terzo candidato si lamenta del caroprezzi,
e cerca una via per limitarlo.
Il terzo candidato scende in piazza con i giovani
contro l’eccessiva precarietà e l’insicurezza che li circonda;
con le donne, per difendere i loro diritti.
Il terzo candidato non ha scheletri nell’armadio,
amici “scalatori” di banche, collaboratori indagati o,
ancor peggio, condannati,
non ha macchine per distruggere pezzi di carta scomodi.
Il terzo candidato è nuovo,
non è una minestra riscaldata del 1994, del 1996 o del 2001.
Il terzo candidato è un uomo giusto, è un uomo del popolo.
Il terzo candidato è: Torna Berlinguer!
Il terzo candidato non deve essere per forza uomo,
può essere anche donna e senza una legge che lo imponga.
Il terzo candidato è tra Noi e non tra loro;
dobbiamo trovarlo e meritarlo per cambiare veramente le cose.
Pinotto
Febbre a 90’, calcio e vita secondo me, Pinotto.
Julio Gonzalez, calciatore del Vicenza, nel dicembre scorso è stato vittima di un gravissimo incidente automobilistico. La gravità delle ferite riportate ha costretto i medici ad amputargli il braccio sinistro. Nei giorni seguenti, dimesso dall’ospedale senza un braccio e con l’altro ancora ingessato, ha tenuto una conferenza stampa in cui ha dichiarato che, per lui, la speranza è di poter essere il primo nel riuscire a tornare a giocare o, almeno, quella di poter fare l’allenatore dei giovani.
Che cos’è la speranza nello sport? Ma, soprattutto, Chi è?
Alex Zanardi, al quale di gambe ne hanno tolte due, ha portato sicuramente la speranza nell’automobilismo; Lance Armstrong, vincendo il male più grande, lo ha fatto nel ciclismo e Jona Lomu, All Black al quale è stato trapiantato un rene, nel rugby. Chi è la speranza nel calcio? Chi ha dato l’esempio in questo sport e può aiutare le persone che sentono di non essere alla pari con coloro che compongono quella che molti chiamano “normalità”?
Ponendomi questa domanda, la risposta che mi è balzata in testa, senza lasciare spazio alle altre, è solo una, Manuel Francisco dos Santos, detto Manè.
“La poliomielite. A Pau Grande non c’era quasi niente, ma la poliomielite non mancava e al mio passerotto aveva seccato le gambe. Ma questo a Manè sembrava non importare. Lui era sempre allegro, anche nella disgrazia, anche se camminava male e poco, anche se non poteva correre dietro al pallone come gli altri e a suo padre, nel vederlo così piccolo e storto, si riempiva la gola di lacrime. Fu per lenire quella pena che, in qualche modo, lo convinsi a portare suo figlio dal medico, a Rio. Deamaro se lo mise in spalla, con me sempre accanto, e andammo a parlare con questo dottore che operava le gambe storte dei bambini. Quello se lo prese e lo tenne per ore sotto i ferri cercando di raddrizzargliele, ma ci riuscì solo a metà, cosicché quando ce lo restituì aveva uno sguardo imbarazzato. Disse che almeno con la sinistra avrebbe camminato.”
“Un giorno di luglio (Manè n.d.r.) stava guardando i bambini giocare a pallone, io assieme a lui, come sempre. La palla rotolò verso di noi e quando Joao Paulo Pirinha, per scherno, gli gridò di calciarla, vidi negli occhi di Manè la felicità andare via. Si girò verso Joao Paulo e gli urlò di venirsela a prendere, la sua palla, e poi riprese a sorridere, ma io avevo capito che dentro stava tremando. Allora lo guardai e lui si sentì più tranquillo. Posò davanti ai suoi piedi la palla, si asciugò sui calzoncini il sudore delle mani e rimase dritto ad aspettare Pirinha. Ero accanto a lui e lo tenevo per un braccio mentre l’altro si avvicinò lentamente e infine si piazzò di fronte a Manè. Lo strinsi ancora più forte e forse il mio passerotto capì, così guardò l’avversario negli occhi e sorrise, poi si piegò sulla sinistra, appoggiandosi al mio fianco e mentre Joao Paulo allungava la gamba da quella parte, lui schizzò dall’altra, il pallone tra le gambe e il sorriso di nuovo sulle labbra. Da quel giorno nessuno riuscì più a togliergli la palla, perché ogni volta Manè si appoggiava al mio braccio e scappava dall’altra parte sorridendo, mentre la gente si nutriva di allegria, rimaneva affascinata da quel passo improvviso di danza e lo chiamava soltanto Garrincha.” (Ugo Ricciarelli, L’angelo di Coppi.)
Garrincha non è rimasto in quel campetto di Pau Grande; nonostante avesse la poliomielite, e una gamba più corta dell’altra, ha vinto 2 Coppe del Mondo con il Brasile nel 1958 e nel 1962, diventando anche capocannoniere in quest’ultima.
Che cos’è la speranza nello sport? Ma, soprattutto, Chi è?
Alex Zanardi, al quale di gambe ne hanno tolte due, ha portato sicuramente la speranza nell’automobilismo; Lance Armstrong, vincendo il male più grande, lo ha fatto nel ciclismo e Jona Lomu, All Black al quale è stato trapiantato un rene, nel rugby. Chi è la speranza nel calcio? Chi ha dato l’esempio in questo sport e può aiutare le persone che sentono di non essere alla pari con coloro che compongono quella che molti chiamano “normalità”?
Ponendomi questa domanda, la risposta che mi è balzata in testa, senza lasciare spazio alle altre, è solo una, Manuel Francisco dos Santos, detto Manè.
“La poliomielite. A Pau Grande non c’era quasi niente, ma la poliomielite non mancava e al mio passerotto aveva seccato le gambe. Ma questo a Manè sembrava non importare. Lui era sempre allegro, anche nella disgrazia, anche se camminava male e poco, anche se non poteva correre dietro al pallone come gli altri e a suo padre, nel vederlo così piccolo e storto, si riempiva la gola di lacrime. Fu per lenire quella pena che, in qualche modo, lo convinsi a portare suo figlio dal medico, a Rio. Deamaro se lo mise in spalla, con me sempre accanto, e andammo a parlare con questo dottore che operava le gambe storte dei bambini. Quello se lo prese e lo tenne per ore sotto i ferri cercando di raddrizzargliele, ma ci riuscì solo a metà, cosicché quando ce lo restituì aveva uno sguardo imbarazzato. Disse che almeno con la sinistra avrebbe camminato.”
“Un giorno di luglio (Manè n.d.r.) stava guardando i bambini giocare a pallone, io assieme a lui, come sempre. La palla rotolò verso di noi e quando Joao Paulo Pirinha, per scherno, gli gridò di calciarla, vidi negli occhi di Manè la felicità andare via. Si girò verso Joao Paulo e gli urlò di venirsela a prendere, la sua palla, e poi riprese a sorridere, ma io avevo capito che dentro stava tremando. Allora lo guardai e lui si sentì più tranquillo. Posò davanti ai suoi piedi la palla, si asciugò sui calzoncini il sudore delle mani e rimase dritto ad aspettare Pirinha. Ero accanto a lui e lo tenevo per un braccio mentre l’altro si avvicinò lentamente e infine si piazzò di fronte a Manè. Lo strinsi ancora più forte e forse il mio passerotto capì, così guardò l’avversario negli occhi e sorrise, poi si piegò sulla sinistra, appoggiandosi al mio fianco e mentre Joao Paulo allungava la gamba da quella parte, lui schizzò dall’altra, il pallone tra le gambe e il sorriso di nuovo sulle labbra. Da quel giorno nessuno riuscì più a togliergli la palla, perché ogni volta Manè si appoggiava al mio braccio e scappava dall’altra parte sorridendo, mentre la gente si nutriva di allegria, rimaneva affascinata da quel passo improvviso di danza e lo chiamava soltanto Garrincha.” (Ugo Ricciarelli, L’angelo di Coppi.)
Garrincha non è rimasto in quel campetto di Pau Grande; nonostante avesse la poliomielite, e una gamba più corta dell’altra, ha vinto 2 Coppe del Mondo con il Brasile nel 1958 e nel 1962, diventando anche capocannoniere in quest’ultima.
domenica, aprile 02, 2006
Potere alla Parola (rubrica a cura del vostro Gianni)
You can never hold back spring…
Così cantava, con la solita aria da rain dog, il grande Tom Waits nell’ultimo film di Roberto Benigni. Dargli torto sarebbe una bestemmia. Ha perfettamente ragione. Come si fa a fermare l’impeto di una vita che vuole prepotentemente rinascere? Come si può trattenere l’esplosione di colori e odori che piano piano travolge tutta la città e ruba un po’ di spazio al suo consueto grigiore? La primavera sta arrivando, ormai la sento dentro di me. Vedo già i pallidi volti cercare il nuovo sole, vedo i marciapiedi dei locali affollarsi di buonumore, le paranoie giornaliere perdere stamina e consistenza, vedo le belle ragazze in sovrappensiero camminare leggiadre per strada, con le loro forme di nuovo in risalto che quasi tolgono il respiro, proprio come i pollini che nel mio naso irritato troveranno dimora.
E pensare che Loretta Goggi ha pure avuto il coraggio di maledirla! Non c’è limite alla follia delle persone.
Buona primavera a tutti!
Il vostro Gianni.
Springtime
Veloce come un vento burrascoso, l’inverno dei tremori
Se n’è andato, il tepore scioglie i gelidi rancori.
Una nuova luce risveglia la mente
Impercettibili attimi cancellano gli affanni della vita
E i giorni lottano più aspramente
Nell’attesa della loro dipartita.
Fioriscono i balconi, i tanti viali alberati.
Risbocciano con amorosa violenza
Germogli di speranza nei cuori travagliati.
(Nicolò Cascinu)
Primaverile
Nuvole, sole, prato verde e case
Sull’altura, confusi. Primavera
Ha messo nell’aria fredda dei campi
La grazia di quei pioppi lungo l’argine.
Dalla valle i sentieri vanno al fiume:
Là, sul ciglio dell’acqua, amore aspetta.
Per te indossano i campi questa veste
Di giovane, oh invisibile compagna?
E quest’odore del faveto al vento?
E quella prima bianca margherita?
Sei con me dunque? Nella mano sento
Un doppio battito e il cuore mi grida
E nelle tempie mi assorda il pensiero:
Sì, sei tu che fiorisci, che resusciti.
(Antonio Machado)
Così cantava, con la solita aria da rain dog, il grande Tom Waits nell’ultimo film di Roberto Benigni. Dargli torto sarebbe una bestemmia. Ha perfettamente ragione. Come si fa a fermare l’impeto di una vita che vuole prepotentemente rinascere? Come si può trattenere l’esplosione di colori e odori che piano piano travolge tutta la città e ruba un po’ di spazio al suo consueto grigiore? La primavera sta arrivando, ormai la sento dentro di me. Vedo già i pallidi volti cercare il nuovo sole, vedo i marciapiedi dei locali affollarsi di buonumore, le paranoie giornaliere perdere stamina e consistenza, vedo le belle ragazze in sovrappensiero camminare leggiadre per strada, con le loro forme di nuovo in risalto che quasi tolgono il respiro, proprio come i pollini che nel mio naso irritato troveranno dimora.
E pensare che Loretta Goggi ha pure avuto il coraggio di maledirla! Non c’è limite alla follia delle persone.
Buona primavera a tutti!
Il vostro Gianni.
Springtime
Veloce come un vento burrascoso, l’inverno dei tremori
Se n’è andato, il tepore scioglie i gelidi rancori.
Una nuova luce risveglia la mente
Impercettibili attimi cancellano gli affanni della vita
E i giorni lottano più aspramente
Nell’attesa della loro dipartita.
Fioriscono i balconi, i tanti viali alberati.
Risbocciano con amorosa violenza
Germogli di speranza nei cuori travagliati.
(Nicolò Cascinu)
Primaverile
Nuvole, sole, prato verde e case
Sull’altura, confusi. Primavera
Ha messo nell’aria fredda dei campi
La grazia di quei pioppi lungo l’argine.
Dalla valle i sentieri vanno al fiume:
Là, sul ciglio dell’acqua, amore aspetta.
Per te indossano i campi questa veste
Di giovane, oh invisibile compagna?
E quest’odore del faveto al vento?
E quella prima bianca margherita?
Sei con me dunque? Nella mano sento
Un doppio battito e il cuore mi grida
E nelle tempie mi assorda il pensiero:
Sì, sei tu che fiorisci, che resusciti.
(Antonio Machado)
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